Ucraina, ripartono i raid sulle raffinerie russe mentre Musk attacca Zelensky su Starlink
Dopo tre giorni di sospensione chiesti dagli Stati Uniti, Kiev annuncia il ritorno dei raid sulle raffinerie russe. La decisione arriva mentre Zelensky contesta le limitazioni a Starlink e Musk ne chiede apertamente l'uscita di scena.
La tregua temporanea sugli impianti petroliferi russi è terminata e l'Ucraina torna a colpire le infrastrutture energetiche di Mosca. A confermarlo è stato il presidente Volodymyr Zelensky in un'intervista al Financial Times, nella quale ha annunciato la conclusione della pausa di tre giorni sollecitata dagli Stati Uniti. La decisione arriva mentre si aggravano le tensioni con Washington per le limitazioni alle comunicazioni satellitari utilizzate dalle forze ucraine.
Un primo episodio si è registrato nella regione russa di Ryazan, dove un attacco condotto con numerosi droni ucraini ha provocato un incendio all'interno di una raffineria. Il governatore Pavel Malkov ha comunicato attraverso il canale Max che l'operazione ha interessato anche un'altra azienda, causando danni a un magazzino e ad alcuni veicoli.
Stando alle prime informazioni diffuse dalle autorità regionali, non risultano persone ferite. Le squadre di emergenza sono intervenute per gestire l'incendio e verificare l'entità dei danni materiali. Malkov ha ringraziato il personale della difesa aerea, i vigili del fuoco e gli operatori impegnati nelle attività di risposta all'attacco.
La ripresa delle operazioni contro il settore petrolifero russo segue il mancato raggiungimento, secondo Kiev, degli obiettivi della sospensione concordata su richiesta americana. Zelensky ha spiegato al Financial Times che durante quei tre giorni Mosca avrebbe proseguito i bombardamenti contro le infrastrutture energetiche ucraine. Il presidente ha quindi dichiarato concluso l'impegno assunto da Kiev: "Lo stop è finito. Abbiamo chiuso".
Alla questione degli attacchi energetici si aggiunge il confronto sul funzionamento di Starlink, il servizio satellitare di SpaceX diventato uno strumento essenziale per diverse attività militari ucraine. Le autorità di Kiev hanno denunciato restrizioni e rallentamenti che avrebbero compromesso alcune missioni con droni, soprattutto quelle effettuate mediante terminali che devono mantenere una connessione stabile anche durante gli spostamenti ad alta velocità.
Le difficoltà segnalate riguarderebbero anche reparti impegnati nelle operazioni a media e lunga distanza. Per questi sistemi, eventuali interruzioni del collegamento satellitare possono ostacolare il controllo dei velivoli e compromettere il completamento delle missioni.
Zelensky ha collegato il problema alle conseguenze sulla sicurezza della popolazione e delle operazioni difensive. "Se gli attacchi continuano e Starlink non funziona, è inevitabile che delle persone muoiano", ha affermato il presidente ucraino, contestando le restrizioni intervenute mentre proseguono le offensive russe.
Alle dichiarazioni del leader di Kiev ha risposto direttamente Elon Musk. Il proprietario di SpaceX ha pubblicato su X un messaggio nel quale ha chiesto apertamente l'uscita di scena del presidente ucraino: "E così il massacro continua… È ora che Zelensky se ne vada". Una presa di posizione che ha trasformato la controversia sulle comunicazioni satellitari in un ulteriore confronto politico.
L'imprenditore ha inoltre respinto l'attribuzione diretta delle responsabilità per le limitazioni denunciate dall'Ucraina, richiamando la differenza tra Starlink, il servizio commerciale, e Starshield, la soluzione sviluppata per applicazioni governative e militari.
Secondo Musk, le decisioni relative agli eventuali limiti di velocità e utilizzo di Starshield spettano alle autorità militari statunitensi e, in ultima istanza, al presidente degli Stati Uniti. L'imprenditore ha quindi indicato nella catena di comando americana il livello decisionale competente per le restrizioni applicate al sistema militare.
Il contrasto sulle comunicazioni satellitari si intreccia così con quello sulle operazioni contro le raffinerie russe. Da una parte Kiev contesta la riduzione di strumenti considerati necessari per la propria difesa; dall'altra, dopo aver rispettato la sospensione richiesta da Washington, ha deciso di riprendere gli attacchi agli impianti petroliferi di Mosca, sostenendo che durante la pausa non si sia verificata un'analoga interruzione dei bombardamenti russi contro il sistema energetico ucraino.
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