Zustìssia, Riondino racconta i 33 anni sottratti a Beniamino Zuncheddu e la battaglia per l'assoluzione
Dopo 33 anni di carcere per un triplice omicidio che non aveva commesso, Beniamino Zuncheddu vede la sua vicenda arrivare al cinema con Zustìssia. Il film ripercorre la battaglia per l'assoluzione e il difficile ritorno alla libertà.
Una condanna ingiusta, oltre tre decenni trascorsi dietro le sbarre e un'assoluzione arrivata soltanto nel 2024. La storia di Beniamino Zuncheddu diventa un film con Zustìssia, diretto da Francesco Piras, scritto da Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili e in uscita il 15 ottobre. A interpretare l'uomo è Fabrizio Ferracane, mentre Michele Riondino veste i panni dell'avvocato Mauro Trogu, protagonista della battaglia giudiziaria che ha portato alla revisione del processo.
Zuncheddu aveva appena vent'anni quando, nel 1991, venne arrestato con l'accusa di aver commesso un triplice omicidio. Da innocente ha trascorso 33 anni in carcere, diventando il protagonista di uno dei più lunghi errori giudiziari della storia italiana. La sua assoluzione è stata il risultato dell'impegno di un gruppo di persone che non ha smesso di cercare la verità, lavorando per ottenere una nuova valutazione della vicenda processuale.
Per Michele Riondino, portare sullo schermo questa storia ha significato confrontarsi con una responsabilità che va oltre l'interpretazione. L'attore racconta di aver avuto la possibilità di studiare gli atti e approfondire aspetti della vicenda meno conosciuti. A suo giudizio, la condanna di Zuncheddu non può essere ricondotta alla decisione sbagliata di un solo magistrato, ma rappresenta la conseguenza di una successione di negligenze che coinvolge il funzionamento del sistema giudiziario.
Riondino collega questa riflessione anche al dibattito sulla giustizia e alla necessità di affrontare il tema delle riforme attraverso il confronto. Il film è stato realizzato durante una fase particolarmente intensa della discussione referendaria, segnata dalla presenza di posizioni differenti. Per l'attore, la possibilità di discutere anche senza avere risposte definitive costituisce un esercizio di coscienza civile e dovrebbe guidare il lavoro della politica nella ricerca di una riforma della magistratura.
Un impegno interpretativo altrettanto delicato ha riguardato Fabrizio Ferracane. L'attore ha spiegato di aver dovuto ricordare continuamente a se stesso che Beniamino non era un personaggio di fantasia, ma una persona reale alla quale erano stati sottratti anni fondamentali dell'esistenza. Francesco Piras individua uno degli aspetti più significativi della vicenda nella scelta compiuta da Zuncheddu, che, pur privato della libertà personale, non ha mai rinunciato alla propria innocenza.
Accanto alla ricostruzione giudiziaria, Zustìssia lascia spazio alla dimensione umana di un uomo che ha affrontato un lunghissimo periodo di detenzione senza perdere la speranza di tornare a casa. Lo stesso Zuncheddu racconta di sentirsi oggi in ripresa, dopo una fase iniziale particolarmente difficile seguita alla scarcerazione. Ricorda inoltre di non aver ricevuto scuse per quanto accaduto e indica nel Partito Radicale una presenza che gli è rimasta vicina nel corso degli anni.
A sostenerlo durante la detenzione sono state soprattutto la fede, la speranza e il pensiero della famiglia. Determinante anche la fiducia degli abitanti del suo paese, che hanno continuato a credere nella sua innocenza. Zuncheddu racconta di aver affrontato ogni giorno immaginando il momento in cui avrebbe finalmente riacquistato la libertà. Una prospettiva alla quale è rimasto aggrappato fino all'assoluzione, arrivata dopo 33 anni di carcere.
Zustìssia 2026 - Trailer ufficiale

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