Beniamino Zuncheddu, 33 anni in carcere diventano cinema con Zustìssia

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A due anni dall’assoluzione in revisione, Beniamino Zuncheddu porta al cinema 33 anni di detenzione con “Zustìssia”. Alla vigilia dell’uscita del film, racconta la libertà ritrovata e dice che nessuno gli ha ancora chiesto scusa.

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La storia giudiziaria di Beniamino Zuncheddu arriva sul grande schermo con “Zustìssia”, opera prima di Francesco Piras tratta dal libro “Io sono innocente”, scritto dall’ex pastore sardo insieme all’avvocato Mauro Trogu. Il film sarà presentato in anteprima in Sardegna dall’8 ottobre e arriverà nelle sale italiane dal 15 ottobre.

Zuncheddu fu condannato all’ergastolo per il triplice omicidio avvenuto l’8 gennaio 1991 sui monti di Sinnai, nel Cagliaritano. Dopo oltre trent’anni trascorsi in carcere, il 26 gennaio 2024 la Corte d’Appello di Roma lo ha assolto al termine del processo di revisione, facendo cessare una detenzione durata circa 33 anni.

Nel film il ruolo di Zuncheddu è affidato a Fabrizio Ferracane, mentre Michele Riondino interpreta Mauro Trogu, l’avvocato che per anni ha lavorato alla revisione del processo. Nel cast figurano anche Geppi Cucciari, Paola Giannini, Jacopo Cullin, Francesco Colella e Philippine Leroy-Beaulieu.

Durante la presentazione romana del film, Zuncheddu ha raccontato l’effetto di rivedere sullo schermo una parte della propria vita. Ha spiegato di essersi emozionato tornando con la memoria al momento dell’arresto e agli anni successivi, aggiungendo che un solo film non sarebbe sufficiente a ricostruire tutto ciò che ha vissuto.

A quasi due anni dal ritorno in libertà, dice di stare recuperando gradualmente una quotidianità che nei primi mesi era difficile persino riconoscere. Durante la detenzione, ha raccontato, si è affidato alla fede, alla speranza e al legame con la famiglia e con le persone del suo paese che continuarono a credere in lui. Su un punto, però, resta netto: dopo tutti quegli anni, afferma, nessuno gli ha chiesto scusa.

Rimane inoltre aperta la questione economica legata alla detenzione. Zuncheddu ha già ottenuto circa 30 mila euro per le condizioni trascorse in celle piccole e sovraffollate, mentre il più ampio procedimento per l’indennizzo collegato alla vicenda giudiziaria segue un percorso distinto. La sua esperienza ha contribuito anche alla proposta conosciuta come “legge Zuncheddu”, sostenuta dai Radicali e poi depositata in Parlamento, che prevede una provvisionale economica per chi viene assolto in attesa della definizione del risarcimento.

Il regista e gli interpreti hanno scelto di concentrarsi soprattutto sulle persone che hanno accompagnato la battaglia per la revisione. Ferracane ha raccontato di aver incontrato Zuncheddu a Cagliari e di aver cercato di costruire il personaggio osservandone gesti, movimenti e silenzi. Riondino ha invece sottolineato il lavoro sulle carte processuali e la responsabilità di rappresentare una vicenda segnata da una lunga sequenza di errori e negligenze.

Geppi Cucciari interpreta Irene Testa, tesoriera del Partito Radicale e Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Sardegna. L’attrice ha ricordato anche il ruolo della famiglia di Zuncheddu, rimasta al suo fianco durante gli anni di detenzione. “Zustìssia” ricostruisce così non soltanto il percorso giudiziario, ma anche la rete di persone che ha contribuito a riaprire il caso e ad arrivare al processo di revisione.

Zustìssia 2026 - Trailer ufficiale

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