Termosifoni 2026, Milano parte il 15 ottobre ma in Emilia-Romagna l'accensione slitta
Dal 15 ottobre Milano e Torino possono riaccendere i termosifoni, mentre a Roma e Napoli bisognerà attendere novembre. In Emilia-Romagna arriva una deroga per diverse aree di pianura, con l'avvio rinviato al primo novembre.
Prende il via giovedì 15 ottobre la stagione dei riscaldamenti 2026-2027, con le prime accensioni consentite nei comuni italiani caratterizzati da temperature invernali più rigide. Il calendario non segue i confini regionali, ma dipende dalla classificazione climatica di ciascun territorio. Per questo motivo anche località appartenenti alla stessa regione possono essere soggette a scadenze differenti.
Il riferimento normativo è il Dpr 74/2013, che suddivide il territorio nazionale in sei fasce climatiche, contrassegnate dalle lettere dalla A alla F. A ciascuna corrispondono un periodo di funzionamento degli impianti e un limite massimo di ore giornaliere, con regole progressivamente meno restrittive nelle località più fredde.
Milano e Torino rientrano nella zona E, la prima per la quale scatta l'autorizzazione ordinaria all'accensione. In questi comuni i termosifoni possono funzionare dal 15 ottobre 2026 al 15 aprile 2027, per un massimo di 14 ore quotidiane, anche suddivise in più intervalli e comprese tra le 5 e le 23. La stessa classificazione interessa numerosi territori settentrionali e diverse località montane del Centro e del Sud.
Una novità riguarda però l'Emilia-Romagna. Per la stagione 2026-2027, la Regione ha stabilito che nei comuni delle aree Pianura Est, Pianura Ovest e dell'Agglomerato di Bologna l'avvio del riscaldamento civile venga rinviato al primo novembre. La disposizione interessa anche gli impianti alimentati a biomassa, mentre restano escluse alcune strutture, tra cui ospedali, case di cura e scuole, secondo le eccezioni previste dalla normativa.
Per Roma e per gran parte dei comuni del Lazio inseriti nella zona D, il calendario ordinario prevede invece l'accensione dal primo novembre al 15 aprile. In questa fascia gli impianti possono restare attivi fino a 12 ore al giorno, due in meno rispetto alla zona E.
Bisognerà attendere il 15 novembre per Napoli e gli altri centri appartenenti alla zona C. Ne fanno parte anche Bari, Lecce, Caserta, Salerno, Taranto, Brindisi, Catanzaro, Cosenza, Cagliari, Oristano, Sassari, Ragusa e Imperia. Il periodo di utilizzo termina il 31 marzo 2027 e il funzionamento non può superare le 10 ore giornaliere.
Le ultime accensioni programmate riguardano le zone climatiche A e B, che comprendono alcune delle località italiane con inverni più miti. In entrambe la stagione parte il primo dicembre, ma cambiano sia la durata complessiva sia le ore consentite. Nella zona B i termosifoni possono funzionare fino al 31 marzo, per non oltre 8 ore al giorno. Nella zona A, alla quale appartengono Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle, la scadenza è anticipata al 15 marzo e il limite quotidiano scende a 6 ore.
Un regime differente si applica alla zona F, riservata ai territori con le condizioni climatiche più severe, comprese diverse località alpine e appenniniche. Qui non sono previsti vincoli nazionali relativi al periodo annuale o al numero di ore di accensione, consentendo l'utilizzo degli impianti in funzione delle effettive necessità climatiche.
Le date indicate rappresentano il calendario ordinario e possono essere modificate a livello locale. In presenza di particolari condizioni meteorologiche, i sindaci hanno infatti la facoltà di intervenire attraverso ordinanze motivate, anticipando o posticipando l'avvio degli impianti, modificando la durata giornaliera del funzionamento o introducendo limiti di temperatura più restrittivi.
Prima di accendere i termosifoni è quindi opportuno verificare non soltanto la zona climatica di appartenenza, ma anche l'eventuale presenza di disposizioni comunali o regionali specifiche per la stagione termica 2026-2027.
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