Gruber richiama Conte e Schlein su Renzi: il peso del centro nei numeri del sondaggio Swg

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Il confronto tra Conte e Schlein sull'ingresso di Renzi nel campo largo arriva anche a Otto e mezzo. Lilli Gruber contesta le condizioni poste pubblicamente dal leader M5S, mentre i numeri Swg mostrano il peso elettorale dei partiti centristi.

Lilli Gruber
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La partecipazione di Matteo Renzi alla futura alleanza di centrosinistra continua a dividere Giuseppe Conte ed Elly Schlein. A intervenire sulla questione è stata anche Lilli Gruber, che durante la puntata di Otto e mezzo del 13 ottobre ha criticato soprattutto il modo in cui il presidente del Movimento 5 Stelle sta gestendo il confronto con la segretaria del Partito democratico.

Per la conduttrice, le condizioni poste pubblicamente da Conte sono «assurde» e rischiano di complicare ulteriormente la costruzione di un'intesa. Il suggerimento rivolto ai due leader è quello di affrontare le rispettive richieste nelle «segrete stanze», evitando di trasformare ogni passaggio della trattativa in una discussione pubblica.

Il ragionamento di Gruber parte anche dai rapporti di forza fotografati dal sondaggio Swg per il Tg La7 del 13 ottobre. La somma dei consensi attribuiti a Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra raggiunge il 39,7%, mentre i partiti del centrodestra arrivano complessivamente al 41,4%. Aggiungendo Italia viva e +Europa allo schieramento progressista, la percentuale salirebbe al 43,7%, superando gli avversari di 2,3 punti.

Il confronto numerico presenta tuttavia un limite: Swg ha rilevato le intenzioni di voto relative ai singoli partiti, senza misurare direttamente il consenso delle possibili coalizioni. Le percentuali aggregate non permettono quindi di stabilire quanti elettori confermerebbero la propria scelta davanti a un'alleanza comprendente anche Renzi.

Proprio su questa eventualità si è sviluppato uno scambio durante la trasmissione. Lo storico dell'arte Tomaso Montanari ha contestato l'idea che l'allargamento al centro produca automaticamente un vantaggio, sostenendo che una parte dell'elettorato di sinistra, mobilitatosi nelle manifestazioni per Gaza, non accetterebbe di votare una coalizione con l'ex presidente del Consiglio. Gruber ha replicato con una considerazione sulle conseguenze elettorali di una simile posizione: «Sì, poi perde, ma pazienza».

Le divergenze erano diventate esplicite già l'11 ottobre, quando Conte, intervenendo al Festival di Fanpage, aveva escluso di voler imporre veti personali, chiedendo però al Pd di assumersi la responsabilità politica della presenza di Renzi. «Le garanzie le deve dare chi in questo momento ritiene che Renzi sia essenziale per questo progetto politico», aveva dichiarato il leader pentastellato.

Conte aveva motivato la propria contrarietà richiamando le possibili ripercussioni sul consenso del Movimento 5 Stelle: «Renzi mi depotenzia sul piano elettorale, la mia comunità soffre questa presenza». Una posizione alla quale Schlein aveva risposto assicurando che non sarebbero stati ripetuti gli errori commessi nel 2022, senza assumere ulteriori impegni sulla composizione dell'alleanza.

Il giorno successivo, durante un intervento a Potenza, il presidente del M5S aveva ribadito le proprie critiche a Renzi, accusandolo di aver condotto «una politica corsara» e richiamando la caduta del suo secondo governo durante la pandemia.

La discussione resta dunque aperta su due aspetti distinti: la compatibilità politica tra le forze che potrebbero comporre il campo largo e l'effettiva convenienza elettorale di un accordo esteso ai centristi. I dati Swg indicano quanto Italia viva e +Europa possano incidere sulla somma dei consensi, ma non risolvono il contrasto tra Conte e Schlein sulle condizioni necessarie per costruire una coalizione comune.

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