Centrosinistra, Schlein rivendica il peso del Pd e Conte punta sulle primarie
Nel centrosinistra si riapre il confronto sulla leadership. Schlein rivendica il peso del Pd e apre alle primarie, Conte le considera ormai inevitabili, mentre Bonelli critica il metodo e Renzi riconosce il ruolo dei democratici.
La scelta del candidato premier e le regole per costruire il programma comune diventano i nuovi nodi del centrosinistra. Alla Direzione nazionale del Pd del 2 ottobre, Elly Schlein ha rivendicato il peso elettorale dei democratici nell’alleanza e ha indicato due possibili strade per la leadership: il riconoscimento del ruolo del partito con più voti oppure il ricorso alle primarie.
La segretaria dem ha spiegato che il programma dovrà essere elaborato insieme alle forze disponibili a costruire un’alternativa al governo di Giorgia Meloni, ma ha escluso che ogni partito possa avere lo stesso peso indipendentemente dal consenso ottenuto. Schlein ha ricordato che il Pd è il primo partito dell’opposizione e ha richiamato i risultati raccolti alle elezioni europee, regionali e comunali.
Per la leader democratica, il punto di partenza deve essere un programma condiviso e vincolante per tutti i soggetti della coalizione. Solo successivamente, ha sostenuto, andrà definita la guida dell’alleanza, chiamata a rappresentare l’intero schieramento e non soltanto la propria forza politica.
Schlein ha inoltre respinto l’idea che il Pd non sia ancora pronto ad avviare il percorso comune. Nel suo intervento ha ricordato di aver proposto agli alleati, già nel novembre 2025, un percorso di ascolto nazionale dopo le elezioni regionali e ha sostenuto che il lavoro dei democratici si era concluso nel febbraio successivo, mentre quello del Movimento 5 Stelle è terminato soltanto a settembre.
Sul tema della premiership, la segretaria ha collegato direttamente il ruolo del Pd ai rapporti di forza elettorali. Ha osservato che, se il partito fosse rimasto ai livelli registrati nei sondaggi all’inizio del 2023, il confronto sulla leadership avrebbe probabilmente assunto caratteristiche diverse. Da qui la posizione secondo cui la guida dovrebbe spettare normalmente alla forza con più consensi, lasciando comunque aperta l’alternativa delle primarie.
La replica di Giuseppe Conte è arrivata a margine di un’iniziativa a Frosinone. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha interpretato le parole di Schlein come la definizione di due possibilità e ha indicato nelle primarie la soluzione da seguire. Per l’ex presidente del Consiglio, la scelta del candidato attraverso una consultazione rappresenterebbe la strada più coerente con un criterio di partecipazione democratica.
Più critica la posizione di Angelo Bonelli. Il leader di Alleanza Verdi e Sinistra ha contestato l’espressione secondo cui, nella costruzione del programma, “uno non vale uno”. A suo giudizio, il confronto tra le forze della coalizione dovrebbe concentrarsi soprattutto sui contenuti e sulle proposte, indipendentemente dalla percentuale di consenso di ciascun partito.
Bonelli ha richiamato anche le divergenze sulle spese militari e ha osservato che, allo stato attuale, il Pd appare la forza più orientata verso le primarie per scegliere il candidato premier. Il deputato di Avs ha comunque ribadito il rispetto per la posizione dei democratici, auspicando uno sforzo ulteriore nella costruzione dell’intesa.
Di segno diverso il commento di Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ha riconosciuto che il Pd dispone di un peso maggiore rispetto agli altri soggetti della coalizione in virtù dei voti ottenuti e ha definito coerente che le diverse forze incidano in proporzione al consenso ricevuto.
Renzi ha inoltre considerato significativa la disponibilità di Schlein alle primarie nonostante il vantaggio elettorale del Pd. Il confronto nel centrosinistra resta quindi aperto su due piani distinti ma collegati: la definizione di un programma comune e il metodo con cui scegliere chi guiderà la coalizione alle prossime elezioni politiche.
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