Castlevania: Belmont's Curse, gli Arcani e la mappa rilanciano la saga Konami
La nuova avventura di Rose Belmont punta su mappe leggibili, tarocchi legati ai boss e una difficoltà regolabile nei dettagli. Il ritorno di Castlevania recupera il gusto dell'esplorazione, pur mostrando qualche limite tecnico e nel bilanciamento.
Konami recupera una delle sue proprietà storiche con Castlevania: Belmont's Curse, affidando a Evil Empire il compito di riportare la serie alle origini senza rinunciare alle soluzioni introdotte dai moderni giochi d'azione a esplorazione. Il risultato è un'avventura bidimensionale che valorizza soprattutto la costruzione degli scenari, la progressione della protagonista e un sistema di tarocchi strettamente collegato alla storia.
Il nuovo capitolo arriva durante una fase di rinnovata attività dell'editore giapponese, tornato a investire nelle proprie serie videoludiche anche attraverso collaborazioni esterne. Per Castlevania, marchio che ha contribuito alla nascita e alla definizione del genere metroidvania, la scelta è ricaduta su uno studio con una solida esperienza nel settore, chiamato però a realizzare qualcosa di diverso dai suoi lavori precedenti.
Come osservato nella recensione pubblicata da Gazzetta.it, uno degli aspetti più riusciti di Belmont's Curse riguarda proprio l'organizzazione della mappa. Tra il castello, gli ambienti gotici e gli scorci di Notre Dame, il percorso si sviluppa attraverso passaggi nascosti, dislivelli, ostacoli e collegamenti che diventano accessibili acquisendo nuove abilità. L'esplorazione richiede occasionalmente di ritornare nelle zone già visitate, ma senza trasformare questa pratica in un obbligo eccessivamente ripetitivo.
La qualità degli ambienti non dipende soltanto dalla loro resa estetica. Il gioco riesce infatti a rendere comprensibile la disposizione delle diverse aree, permettendo di individuare abbastanza facilmente la strada verso una destinazione. È una caratteristica tutt'altro che scontata per un metroidvania, genere nel quale la complessità delle mappe finisce talvolta per compromettere la fluidità dell'esperienza.
Un'altra scelta significativa riguarda la struttura generale dell'avventura. Nonostante il coinvolgimento di Evil Empire e Motion Twin, nomi associati a Dead Cells, Belmont's Curse non adotta una formula roguelike. La morte non azzera i progressi accumulati e il personaggio continua a svilupparsi anche dopo una sconfitta. Una soluzione che rende il titolo particolarmente accessibile, ma introduce qualche problema nel bilanciamento.
La difficoltà complessiva si colloca infatti su livelli medio-bassi. Affrontando ripetutamente gli avversari ordinari è possibile accumulare abbastanza progressi da raggiungere alcuni boss con una potenza superiore a quella prevista dal normale andamento dell'avventura. Il rischio è quello di ridurre sensibilmente la sfida, soprattutto per chi cerca un'esperienza impegnativa.
Per compensare questa impostazione, gli sviluppatori hanno introdotto numerose opzioni di personalizzazione. È possibile intervenire separatamente sui danni inflitti e ricevuti, modificare diversi parametri del combattimento e persino eliminare la possibilità di morire. Particolarmente utile è l'impostazione che consente di ricominciare direttamente davanti alla stanza di un boss dopo una sconfitta, evitando di ripercorrere ogni volta il tragitto precedente.
La componente che conferisce maggiore identità al gioco è però rappresentata dagli Arcani. Rose Belmont possiede un mazzo di tarocchi ricevuto dalla madre, attraverso il quale si sviluppa una meccanica che collega esplorazione, scontri principali e avanzamento narrativo. Le carte devono essere individuate seguendo indizi nascosti negli scenari, che il giocatore è chiamato a raccogliere e interpretare.
Ogni Arcano conduce a un confronto specifico. Una volta superato, Rose ottiene un nuovo potere, migliorabile completando ulteriori sfide, e può contare sull'aiuto dell'entità associata alla carta. Non si tratta quindi di semplici oggetti da collezionare: il loro recupero influisce direttamente sulle possibilità offerte dall'avventura e sull'accesso ai diversi finali.
Dal punto di vista strettamente tecnico, la storia può essere completata dopo aver ottenuto i primi tre Arcani. Chi desidera raggiungere gli esiti narrativi più completi deve però approfondire il sistema, esplorando ulteriormente gli ambienti e affrontando gli incontri collegati alle carte mancanti. È un incentivo efficace a proseguire anche quando la missione principale non presenta avanzamenti immediati.
Non tutto funziona con la stessa precisione. Alcuni enigmi richiedono di seguire una procedura o raggiungere un punto estremamente specifico, anche quando la soluzione appare già evidente. Questa rigidità può provocare qualche momento di frustrazione, perché comprendere un indizio non significa necessariamente riuscire a soddisfare le condizioni stabilite dal gioco.
La varietà delle attività disponibili riesce comunque a mantenere vivo l'interesse. Una sessione dedicata esclusivamente all'esplorazione può portare alla scoperta di un collegamento sconosciuto, di un passaggio segreto oppure di un indizio utile per ottenere un altro Arcano. La sensazione di avanzamento resta così presente anche quando si decide di accantonare temporaneamente la trama principale.
Sul fronte del combattimento, Belmont's Curse propone diverse categorie di equipaggiamento, capaci di modificare sensibilmente l'approccio agli scontri. Lo scudo permette di privilegiare la difesa, mentre una specifica abilità introduce la possibilità di effettuare parate tempestive. La lancia offre maggiore portata, rivelandosi particolarmente efficace contro i nemici volanti.
Non manca naturalmente la frusta, elemento distintivo della famiglia Belmont, che accompagna Rose sia durante gli scontri sia negli spostamenti attraverso gli scenari. Il suo utilizzo nella traversata, tuttavia, non garantisce sempre la precisione desiderata. Il sistema offensivo rimane inoltre piuttosto tradizionale, senza combinazioni particolarmente elaborate o una grande profondità nelle interazioni tra le mosse.
Il confronto con altre produzioni recenti aiuta a comprendere la direzione scelta dagli sviluppatori. Più che riproporre Dead Cells o trasformarsi in una variante di The Rogue Prince of Persia, il gioco mostra alcune affinità con Prince of Persia: The Lost Crown, pur conservando una struttura e un'identità legate alla tradizione di Castlevania.
Dal punto di vista visivo, l'ambientazione gotica restituisce diversi scorci suggestivi, ma le componenti tridimensionali non sempre si integrano perfettamente con il resto della presentazione. Si registrano anche alcune incertezze nelle prestazioni, riscontrate persino su PlayStation 5, che riducono in parte la qualità complessiva dell'esperienza.
Il giudizio finale resta comunque positivo. Castlevania: Belmont's Curse si colloca nella fascia medio-alta delle produzioni del genere grazie a una mappa ben progettata, un'esplorazione gratificante e un sistema di Arcani che aggiunge spessore alla progressione narrativa. I limiti tecnici, una sfida talvolta troppo permissiva e qualche rigidità negli enigmi non cancellano i risultati raggiunti.
Il nuovo capitolo riesce soprattutto a distinguersi senza rinnegare le caratteristiche della serie. Le sue soluzioni più interessanti richiedono tempo e una certa disponibilità a esplorare, mentre l'impostazione accessibile consente anche ai giocatori meno pazienti di affrontare l'avventura senza ostacoli eccessivi. Un ritorno che recupera la personalità storica di Castlevania e trova negli Arcani un elemento capace di rinnovarne la formula.
Castlevania Belmont's Curse Review

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