Silvia Salis racconta la fecondazione assistita: al figlio Eugenio il cognome della madre

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Nel libro È già domani, Silvia Salis racconta il percorso di fecondazione assistita che ha preceduto la nascita di Eugenio nel 2023. Con Fausto Brizzi ha condiviso anche una scelta familiare precisa, dare al bambino il cognome materno.

Silvia Salis
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Diventare madre ha richiesto a Silvia Salis un percorso diverso da quello che aveva immaginato. Nel suo libro È già domani, pubblicato da Feltrinelli e disponibile dal 13 ottobre, racconta per la prima volta pubblicamente di aver affrontato la procreazione medicalmente assistita insieme al compagno Fausto Brizzi. Un'esperienza che ha preceduto la nascita del figlio Eugenio, avvenuta nel 2023, e che l'ha portata a riconsiderare il rapporto tra progetti personali, carriera e maternità.

Per molto tempo Salis aveva pensato di poter scegliere il momento più adatto per avere un bambino, aspettando che gli impegni professionali e le condizioni personali lo consentissero. La realtà si è rivelata differente. Dopo dodici mesi di tentativi senza una gravidanza, nonostante gli accertamenti medici non avessero rilevato problemi in nessuno dei due partner, lei e Brizzi hanno deciso di ricorrere alla fecondazione assistita.

Nel libro Salis descrive soprattutto la dimensione emotiva di quella decisione. Non ricorda di aver provato una paura precisa, quanto piuttosto la sensazione di entrare in un territorio sconosciuto, senza poter prevedere l'esito di ogni passaggio. Abituata a organizzare il proprio futuro e a perseguire obiettivi definiti, ha dovuto confrontarsi con una situazione nella quale volontà e programmazione non erano sufficienti.

Il trattamento ha comportato visite, controlli e periodi di attesa scanditi dalle comunicazioni dei medici. A ogni risultato si accompagnavano nuove aspettative, insieme alla cautela necessaria per non considerare scontato un esito positivo. Quando è arrivata la conferma della gravidanza, alla gioia si è aggiunta l'incredulità per un traguardo desiderato che, fino a quel momento, era rimasto incerto.

Attraverso la propria testimonianza, Salis vuole contribuire a rendere più aperto il confronto sulla fertilità e sulla procreazione assistita. Ritiene che queste esperienze debbano poter essere raccontate senza imbarazzo o timore del giudizio degli altri, riconoscendo anche il peso psicologico di un percorso che non si esaurisce negli interventi sanitari.

L'attesa di Eugenio ha modificato anche il modo in cui Salis guardava alle questioni pubbliche. L'istruzione, le prospettive delle nuove generazioni e le opportunità offerte dal Paese sono diventate temi legati direttamente al futuro di suo figlio, oltre che alla sua attività istituzionale e politica.

Alla nascita del bambino, Silvia e Fausto hanno compiuto una scelta condivisa anche sul piano dell'identità familiare. Il piccolo si chiama infatti Eugenio Salis e porta il cognome della madre. Una decisione resa possibile dal cambiamento intervenuto nel 2022 con la sentenza della Corte costituzionale, che ha superato l'automatismo dell'attribuzione esclusiva del cognome paterno. Le nuove regole prevedono la trasmissione dei cognomi di entrambi i genitori, nell'ordine concordato, oppure di uno soltanto quando esiste una volontà comune.

Per Salis, attribuire a Eugenio il proprio cognome rappresenta un modo concreto di riconoscere la pari dignità dei genitori nella costruzione dell'identità dei figli. Non è una scelta che intende diminuire il ruolo del padre, ma un gesto attraverso il quale superare una consuetudine che per generazioni ha lasciato il cognome delle donne fuori dalla trasmissione familiare.

Anche il nome Eugenio custodisce una storia personale. È stato scelto in ricordo del nonno materno, che ha avuto la possibilità di conoscere il nipote e trascorrere con lui circa un anno e mezzo. Salis racconta un'abitudine che li univa durante le giornate: i due riposavano insieme ogni pomeriggio, abbracciati.

Dopo la scomparsa del nonno, la madre ha continuato a raccontare al bambino la sua storia, aiutandosi con fotografie e ricordi. Un posto particolare è occupato dal mare, al quale l'uomo era profondamente legato anche per il suo passato da marinaio. Eugenio, osservando le onde dalla terrazza di casa, chiede ancora alla madre di salutare il nonno.

Il racconto della maternità contenuto in È già domani unisce così due aspetti della vita di Silvia Salis: la scelta di parlare apertamente delle difficoltà incontrate per avere un figlio e quella di trasmettergli il proprio cognome. Due decisioni maturate insieme a Fausto Brizzi, attraverso le quali l'autrice ripercorre il cambiamento personale seguito alla nascita di Eugenio e il significato assunto dalla famiglia nella sua vita.

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