Gas oltre 82 euro, riscaldamento più caro fino al 60% nonostante le scorte italiane

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Il gas torna sopra gli 82 euro al megawattora alla vigilia della stagione dei riscaldamenti. Per le famiglie italiane il rincaro potrebbe tradursi in una spesa fino al 60% più alta, nonostante gli stoccaggi nazionali vicini al 90%.

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Le riserve italiane di gas sono vicine al 90% della capacità, ben al di sopra della media europea del 73%, ma questo potrebbe non bastare a proteggere le famiglie dai rincari in arrivo. A pesare sulla prossima stagione dei riscaldamenti non è infatti una carenza immediata di forniture, bensì l'aumento delle quotazioni internazionali, che rischia di trasferirsi direttamente sulle bollette domestiche.

Secondo le elaborazioni del think tank Ecco, riprese da La Stampa, l'inverno 2026-2027 potrebbe risultare il più costoso mai registrato per il riscaldamento delle abitazioni. La stima indica un possibile incremento della spesa per il gas compreso tra il 50 e il 60% rispetto allo scorso anno, con conseguenze particolarmente rilevanti per chi utilizza questa fonte energetica durante i mesi freddi.

Il cambiamento rispetto all'autunno precedente è significativo. Nel novembre 2025 il gas veniva scambiato intorno ai 30 euro per megawattora. Lunedì 12 ottobre 2026, sulla piazza olandese Ttf, i contratti futures con consegna a novembre hanno raggiunto quota 82,6 euro, toccando durante la seduta anche 83,2 euro. Si tratta di livelli che non si vedevano dal 14 settembre, con un aumento della materia prima del 161% su base annua.

La nuova pressione sui prezzi deriva dalla combinazione di diversi fattori. Alle tensioni in Medio Oriente e alla prosecuzione della guerra in Ucraina si aggiungono le previsioni di temperature più rigide in Europa, che potrebbero aumentare la domanda di combustibile. Sul mercato pesa inoltre un'interruzione imprevista nell'impianto norvegese di Karsto, responsabile di una riduzione delle forniture stimata in circa 5 milioni di metri cubi al giorno.

Francesca Andreolli, Cluster Lead Energia di Ecco, richiama la necessità di contenere i consumi anche in presenza di scorte adeguate. Le misure di risparmio, spiega, diventano necessarie soprattutto per limitare gli effetti dell'instabilità dei prezzi, alimentata dalla dipendenza italiana dalle importazioni e da un mercato del gas sempre più condizionato dagli equilibri internazionali.

L'impatto sulle fatture non coincide automaticamente con l'aumento delle quotazioni all'ingrosso. Andreolli ricorda che la componente relativa alla materia prima rappresenta approssimativamente la metà dell'importo complessivo pagato dagli utenti. La parte restante comprende i costi di rete, gli oneri di sistema e le imposte, tra cui accisa e Iva. Per questo motivo, una differenza di circa 50 euro al megawattora rispetto a novembre 2025 potrebbe tradursi, secondo Ecco, in un rincaro finale del 50-60% per un cliente domestico.

Le preoccupazioni riguardano anche il cambiamento delle condizioni economiche rispetto alla precedente crisi energetica. Con la conclusione del mercato tutelato ordinario, le famiglie affrontano questa nuova fase senza alcune delle agevolazioni straordinarie introdotte negli anni passati.

Massimiliano Dona, presidente dell'Unione dei consumatori, osserva che già a settembre il prezzo del gas comunicato da Arera per gli utenti vulnerabili aveva raggiunto un primato, superando del 7,1% il precedente massimo del dicembre 2022. Il confronto risente anche della scomparsa degli interventi adottati durante il governo Draghi, quando erano stati azzerati gli oneri di sistema e l'Iva sul gas era stata ridotta al 5%.

Per una famiglia tipo con un consumo annuo di 1.100 metri cubi, Dona quantifica la spesa per il gas in 1.782 euro. Aggiungendo gli 869 euro previsti per l'energia elettrica, il costo complessivo delle due utenze arriva a 2.651 euro all'anno. Una cifra che fotografa il peso delle spese energetiche sui bilanci domestici, mentre l'andamento delle quotazioni internazionali continua a condizionare le prospettive per i prossimi mesi.

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