Ricina a Pietracatella, verifiche su 200 computer e l'ipotesi del bersaglio Gianni Di Vita

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Nell'inchiesta sulla ricina a Pietracatella prende forma una pista ancora da verificare. Antonella Di Ielsi e la figlia Sara potrebbero non essere state le destinatarie del veleno. Gli accertamenti si estendono ai computer di quattro scuole.

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Ricina a Pietracatella, verifiche su 200 computer e l'ipotesi del bersaglio Gianni Di Vita
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La Procura di Larino sta cercando di ricostruire chi abbia acquisito informazioni sulla Ricina prima della morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate nel dicembre 2025 a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Gli accertamenti si concentrano anche sulle attività informatiche svolte in alcuni istituti scolastici del Molise, mentre gli investigatori approfondiscono una possibile diversa destinazione del veleno.

Una delle ipotesi investigative è che la sostanza tossica fosse destinata a Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. Le due vittime potrebbero quindi aver ingerito la ricina senza essere le persone inizialmente prese di mira. Si tratta di una ricostruzione ancora priva di conferme definitive, che gli inquirenti stanno valutando insieme alle altre piste dell'inchiesta per duplice omicidio premeditato contro ignoti.

Per individuare eventuali collegamenti con la preparazione del veleno, gli investigatori intendono esaminare circa 200 computer distribuiti in quattro scuole molisane. L'obiettivo è risalire a possibili ricerche online sulla ricina, verificando quando siano state effettuate e, soprattutto, chi possa aver utilizzato i dispositivi interessati.

Tra gli elementi sotto esame figura anche un profilo anonimo su Reddit. Attraverso quell'account sarebbero state pubblicate domande sull'utilizzo dei semi di ricino, presentate come richieste di documentazione per un racconto narrativo nel quale compare un omicidio. Gli accertamenti informatici dovranno stabilire se queste attività abbiano un rapporto effettivo con la vicenda di Pietracatella.

Un altro passaggio riguarda due borracce, inviate in Germania per essere sottoposte ad analisi specialistiche. Gli esami potrebbero contribuire a chiarire le modalità di esposizione alla sostanza tossica, uno degli aspetti tuttora irrisolti. Restano infatti da stabilire sia la provenienza della ricina sia il modo in cui Antonella e Sara siano entrate in contatto con il veleno.

Nel corso delle perquisizioni è stato inoltre sequestrato un volume presente nello studio di Gianni Di Vita. Si tratta di Tiro al piccione, romanzo dello scrittore Giose Rimanelli. Alcuni passaggi del libro risulterebbero sottolineati e riguarderebbero rapporti sentimentali e relazioni clandestine. L'ex sindaco di Pietracatella ha spiegato che il volume gli era stato dato in prestito. Il ritrovamento e le annotazioni vengono esaminati dagli investigatori, ma non rappresentano di per sé una prova di responsabilità.

La ricostruzione coinvolge anche la rete di conoscenze della famiglia. Gli inquirenti stanno ascoltando diverse persone e approfondendo i rapporti personali per verificare l'eventuale esistenza di elementi utili a individuare un movente. L'avvocato Vittorino Facciolla, che assiste Gianni Di Vita, ribadisce che il suo cliente deve essere considerato parte lesa, al pari della figlia maggiore Alice.

La Procura, coordinata dalla procuratrice Elvira Antonelli, mantiene aperti i diversi filoni investigativi. La possibilità che il vero destinatario della ricina fosse Gianni Di Vita potrebbe fornire una diversa chiave di lettura del duplice delitto, ma richiede ulteriori riscontri. Le verifiche sulle tracce informatiche, gli esami delle borracce e gli accertamenti sui rapporti personali dovranno contribuire a chiarire chi abbia utilizzato il veleno, con quali modalità e per quale motivo.

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