Ricina a Pietracatella, nuova ipotesi sul bersaglio: Gianni Di Vita o l'intera famiglia

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A Pietracatella gli investigatori valutano se il vero bersaglio dell’avvelenamento da ricina fosse Gianni Di Vita o l’intera famiglia. Antonella Di Ielsi e la figlia Sara morirono nel dicembre 2025, mentre il movente resta ancora da chiarire.

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Le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita si concentrano anche su una nuova domanda: il destinatario dell’avvelenamento potrebbe essere stato Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, oppure l’intero nucleo familiare. È una delle ipotesi esaminate mentre gli investigatori cercano ancora di ricostruire il movente e il percorso seguito dalla Ricina fino all’abitazione di Pietracatella.

La possibilità che Gianni Di Vita fosse il bersaglio è stata rilanciata il 28 agosto durante Morning News, dopo gli approfondimenti condotti dalla Squadra Mobile di Campobasso e dalla Procura di Larino. In precedenza l’attenzione si era concentrata soprattutto su Antonella Di Ielsi, con l’ipotesi che Sara fosse rimasta coinvolta nello stesso avvelenamento. Gli accertamenti stanno però prendendo in considerazione anche scenari differenti.

L’inviato Vincenzo Rubano ha riferito che gli investigatori stanno cercando di capire se l’azione fosse diretta contro Antonella e Sara, contro Gianni Di Vita oppure contro tutta la famiglia. Al momento si tratta di piste investigative che non consentono di attribuire responsabilità alle persone ascoltate nel corso dell’inchiesta.

Gli approfondimenti riguardano anche i rapporti personali di Di Vita, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella. Durante alcune audizioni sarebbero state poste domande sui suoi rapporti con un’amica d’infanzia e sui contatti con il marito della donna. Potrebbe inoltre essere nuovamente sentito don Stefano, parroco del paese, per chiarire alcuni colloqui e relazioni emersi durante gli accertamenti.

Nel corso della trasmissione il giornalista Stefano Zurlo ha avanzato l’ipotesi di un possibile movente passionale, associandolo anche alla possibilità di un coinvolgimento femminile. Si tratta però di una valutazione formulata in televisione e non di una conclusione raggiunta dagli inquirenti. Il movente dell’avvelenamento e l’identità di chi lo avrebbe provocato restano ancora da accertare.

La vicenda risale al Natale del 2025. Antonella Di Ielsi, 50 anni, e Sara Di Vita, 15, accusarono gravi malori e morirono a breve distanza l’una dall’altra. In una prima fase si pensò a una possibile tossinfezione alimentare, ma gli esami successivi individuarono la presenza di ricina, sostanza estremamente tossica. La Procura di Larino ha quindi aperto un’indagine contro ignoti per duplice omicidio volontario.

Gianni Di Vita e l’altra figlia Alice sono sopravvissuti. Gli accertamenti effettuati sul loro sangue non avrebbero rilevato un’esposizione alla ricina, elemento che rende ancora più complessa la ricostruzione della dinamica. Resta infatti da stabilire in quale momento e attraverso quale mezzo Antonella e Sara siano entrate in contatto con il veleno.

Un ruolo decisivo potrebbe essere svolto dalle analisi scientifiche. Nel corso dei sopralluoghi sono stati acquisiti numerosi reperti e campioni presenti nell’abitazione, compresi contenitori, residui di alimenti, oggetti di uso quotidiano e tamponi effettuati sulle superfici. Tra gli elementi esaminati figurano anche borracce, un contenitore con semi e altri materiali sequestrati durante le attività investigative.

Il 30 luglio esperti italiani e specialisti del Robert Koch Institute di Berlino hanno effettuato un nuovo sopralluogo nella casa della famiglia Di Vita, raccogliendo campioni su mobili, vestiti, oggetti e diversi punti dell’abitazione. Le verifiche servono soprattutto a individuare eventuali tracce della sostanza e a ricostruire il possibile vettore dell’avvelenamento.

Secondo le informazioni emerse negli ultimi giorni, gli investigatori avrebbero raccolto nuovi elementi utili a restringere il campo delle ipotesi. Restano comunque necessari i risultati definitivi degli esami sui reperti per stabilire come la ricina sia arrivata nella casa e chi possa averla introdotta. Solo questi riscontri potranno chiarire se il bersaglio fossero Antonella e Sara, Gianni Di Vita oppure l’intera famiglia.

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