Meloni, Merz e De Wever scrivono a Costa: investimenti più rapidi e meno vincoli per le Pmi

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Energia e competitività industriale entrano nell'agenda del vertice europeo del 15 e 16 ottobre. Italia, Germania e Belgio chiedono procedure più rapide per gli investimenti e meno adempimenti per le imprese, soprattutto le Pmi.

Giorgia Meloni
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Ridurre gli ostacoli amministrativi che rallentano le imprese europee e favorire nuovi investimenti nei comparti strategici. È la richiesta avanzata da Italia, Germania e Belgio attraverso una lettera indirizzata ad António Costa, presidente del Consiglio europeo, in preparazione del vertice dei capi di Stato e di governo previsto per il 15 e 16 ottobre.

Il documento, inviato il 12 ottobre, porta le firme della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del cancelliere tedesco Friedrich Merz e del primo ministro belga Bart De Wever. I tre leader propongono di intervenire sulle regole europee per sostenere la capacità competitiva dell'industria, particolarmente esposta all'aumento dei costi energetici.

Secondo quanto riferito da fonti di Palazzo Chigi, le indicazioni contenute nella lettera riguardano tre interventi. Il primo consiste nell'introdurre procedure accelerate per gli investimenti nei settori considerati prioritari, cominciando da energia e digitalizzazione. Il secondo punta a evitare l'introduzione di ulteriori obblighi burocratici, mentre il terzo prevede un alleggerimento generalizzato degli adempimenti di rendicontazione richiesti dall'Unione europea, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese.

La proposta nasce dal confronto avviato la settimana precedente all'interno degli "Amici della competitività", il gruppo informale di Paesi europei impegnato a discutere gli interventi necessari per rafforzare il sistema produttivo dell'Unione. Per i tre governi, la semplificazione normativa deve procedere insieme alle misure destinate a contrastare il caro energia, considerato uno dei fattori che incidono maggiormente sulla competitività industriale.

Il tema era stato affrontato anche da Giorgia Meloni durante l'assemblea generale di Assolombarda a Milano, il 12 ottobre. Nel suo intervento, la premier aveva richiamato le conseguenze economiche delle tensioni internazionali, indicando nella crisi iraniana, nella chiusura dello Stretto di Hormuz e nell'instabilità del Mar Rosso alcuni dei fattori responsabili dei rincari che interessano energia, materie prime e trasporti.

La presidente del Consiglio aveva inoltre osservato che queste dinamiche alimentano pressioni inflazionistiche difficili da governare attraverso le sole decisioni nazionali, con ripercussioni sui bilanci delle famiglie, sull'attività delle aziende e sulla finanza pubblica.

Meloni ha annunciato l'intenzione di riportare personalmente la questione al prossimo Consiglio europeo, dopo il confronto già avvenuto in sede Ecofin con il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. La premier ha presentato l'iniziativa come una richiesta dettata dalla necessità di affrontare condizioni economiche che richiedono risposte comuni.

Nel passaggio dedicato al ruolo dell'Italia nelle istituzioni comunitarie, la presidente del Consiglio ha ribadito che Roma intende esprimere le proprie posizioni anche quando non coincidono con quelle degli altri partner. Ha richiamato, a questo proposito, la responsabilità dell'Italia come Paese fondatore dell'Unione, sostenendo che segnalare le criticità delle politiche europee significa contribuire al rafforzamento del progetto comune.

La lettera firmata con Merz e De Wever traduce questa posizione in una richiesta rivolta direttamente a Costa, affinché il confronto del 15 e 16 ottobre affronti insieme il problema dei costi energetici, la necessità di accelerare gli investimenti e la riduzione degli oneri amministrativi che gravano sulle aziende europee.

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