Energia, Meloni cerca una sponda con Germania e Belgio per cambiare le regole Ue
Il costo dell'energia torna sul tavolo europeo con una richiesta congiunta di Italia, Germania e Belgio. Meloni punta a facilitare gli investimenti industriali e a ottenere maggiore flessibilità nelle regole di bilancio dell'Ue.
Una posizione comune tra Italia, Germania e Belgio per accelerare gli investimenti strategici e alleggerire gli adempimenti amministrativi imposti alle imprese europee. È l'iniziativa promossa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al primo ministro belga Bart De Wever, che hanno indirizzato una lettera al presidente del Consiglio europeo António Costa in vista del vertice del 15 e 16 ottobre.
Secondo quanto riferito da Palazzo Chigi, il documento collega direttamente tre questioni considerate decisive per la competitività industriale dell'Unione: il costo dell'energia, la semplificazione normativa e la capacità di sostenere nuovi investimenti. I leader propongono procedure accelerate per i progetti nei comparti prioritari, cominciando da energia e digitalizzazione, chiedono di evitare ulteriori carichi burocratici e sollecitano una riduzione generalizzata degli obblighi di rendicontazione europei, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese.
La posizione italiana è stata illustrata da Meloni anche durante l'assemblea di Assolombarda a Milano, dove la premier ha annunciato l'intenzione di riportare personalmente al prossimo Consiglio europeo la richiesta di maggiore flessibilità. Una proposta che considera necessaria per consentire agli Stati membri di affrontare le conseguenze economiche dei rincari senza comprimere ulteriormente gli spazi disponibili nei rispettivi bilanci.
La questione accompagna il passaggio parlamentare sullo scostamento di bilancio, per il quale il governo ha richiesto oltre 14 miliardi di euro destinati a contrastare l'aumento dei costi e ulteriori 14 miliardi per la difesa. L'esecutivo punta però a ottenere anche una risposta comunitaria, ritenendo insufficienti gli interventi finanziati esclusivamente con risorse nazionali.
Nel suo intervento davanti agli industriali lombardi, Meloni ha ricordato che negli ultimi anni sono stati destinati oltre 60 miliardi di euro alle misure contro il caro energia. Stanziamenti che, secondo la presidente del Consiglio, hanno contribuito a proteggere famiglie e attività produttive, ma che non possono sostituire una strategia capace di intervenire stabilmente sulle cause dei prezzi elevati.
Tra gli strumenti indicati dal governo figura il ritorno dell'Italia al nucleare, un percorso ripreso dopo quarant'anni e che la premier vorrebbe vedere operativo entro il prossimo decennio, a condizione che il lavoro avviato prosegua. Sul fronte immediato, invece, Roma sta discutendo con la Commissione europea un meccanismo per contenere il prezzo del gas impiegato nella produzione di elettricità. Il confronto viene descritto come avanzato, anche se non è stata ancora annunciata un'intesa definitiva.
Uno dei principali punti di contrasto con Bruxelles riguarda il sistema Ets, il mercato europeo delle quote di emissione. Meloni ritiene che il suo attuale funzionamento contribuisca ad aumentare i costi energetici e a penalizzare le aziende europee rispetto ai concorrenti internazionali che operano senza vincoli equivalenti.
La premier ha richiamato il rischio che produzioni industriali ad alto consumo energetico vengano trasferite fuori dall'Unione, con una conseguente perdita di occupazione, competenze e filiere produttive. A suo giudizio, acquistare da Paesi con standard ambientali meno severi ciò che non risulta più conveniente produrre in Europa non garantirebbe nemmeno una diminuzione delle emissioni su scala globale.
Da qui la volontà di ampliare il gruppo degli Stati favorevoli a modifiche profonde del sistema. Meloni ha riconosciuto che il negoziato sarà complesso, ribadendo tuttavia che l'Italia intende sostenere le proprie posizioni anche quando queste non coincidono con gli orientamenti prevalenti nelle istituzioni comunitarie.
Il messaggio politico rivolto a Bruxelles è esplicito: «L'Italia non siede al tavolo europeo per dire sempre sì». La presidente del Consiglio ha rivendicato il ruolo del Paese tra i fondatori dell'Unione e il diritto di contestare decisioni considerate dannose, sostenendo che l'obiettivo delle richieste italiane sia rafforzare la capacità economica e strategica europea.
Un'altra linea sulla quale il governo non intende arretrare riguarda la distribuzione delle risorse nel bilancio comunitario. Meloni si è detta favorevole a finanziare nuove priorità, compresa la competitività, ma ha escluso che i fondi necessari debbano essere recuperati riducendo gli stanziamenti per la coesione e la politica agricola. Quest'ultima, nella visione della premier, rappresenta una componente essenziale dell'autonomia europea, perché legata direttamente alla sicurezza alimentare.
Nel corso dell'assemblea di Assolombarda, la presidente del Consiglio ha affrontato anche le prospettive dell'economia italiana. Pur riconoscendo che il ritmo di espansione rimane inferiore alle necessità del Paese, ha osservato che i risultati del primo semestre consentono di ipotizzare per il 2026 una crescita fino all'1%, in linea con quella delle principali economie europee.
Meloni ha manifestato disappunto per le valutazioni che considera sistematicamente prudenti nei confronti dell'Italia, comprese quelle provenienti dagli organismi statistici nazionali. Il riferimento è anche alle previsioni dell'Istat. La premier ha comunque precisato che un incremento del Pil dell'1% non rappresenterebbe un traguardo soddisfacente, pur costituendo un risultato sul quale costruire ulteriori progressi.
Un passaggio dell'intervento è stato dedicato all'intelligenza artificiale e alle conseguenze della sua diffusione sul sistema produttivo. Meloni ha descritto questa trasformazione tecnologica come potenzialmente più profonda delle precedenti rivoluzioni conosciute dall'umanità, invitando però a considerarne anche gli effetti economici e sociali.
Tra le preoccupazioni espresse figura la possibilità che l'intelligenza artificiale favorisca una concentrazione ancora maggiore della ricchezza, ampliando le disuguaglianze. Per la presidente del Consiglio, sfruttare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie richiede quindi anche strumenti adeguati a governarne l'impatto.
Proprio sul versante dell'innovazione, Meloni ha anticipato una misura elaborata insieme al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e destinata a entrare nella prossima manovra finanziaria. L'intervento prevede agevolazioni fiscali per gli investimenti in software utilizzati attraverso contratti cloud, con l'obiettivo di favorire la modernizzazione digitale delle imprese.
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