Meloni ad Assolombarda, oltre 60 miliardi contro il caro energia e incentivi per il cloud
All'assemblea di Assolombarda a Milano, Giorgia Meloni collega il costo dell'energia alla competitività delle imprese. Dopo oltre 60 miliardi destinati a contenere i rincari, il governo punta su misure durature e nuovi incentivi.
Ridurre il peso delle bollette sulle imprese e rafforzare l'autonomia energetica dell'Italia sono due delle priorità indicate da Giorgia Meloni durante il suo intervento all'assemblea generale di Assolombarda, a Milano. La presidente del Consiglio ha rivendicato gli interventi economici adottati negli ultimi anni, riconoscendo però che le misure emergenziali non possono rappresentare una soluzione permanente alle oscillazioni dei mercati internazionali.
Secondo quanto illustrato dalla premier, il governo ha destinato oltre 60 miliardi di euro alla protezione di famiglie e imprese dagli aumenti dei costi energetici. Tra i provvedimenti ricordati figurano la riduzione degli oneri in bolletta, l'eliminazione del differenziale tra il prezzo italiano ed europeo del gas e l'introduzione di strumenti come gas release ed energy release, pensati per favorire l'approvvigionamento di energia a condizioni più vantaggiose attraverso la garanzia pubblica.
Meloni ha richiamato anche le decisioni assunte in risposta alle tensioni in Medio Oriente e sulle rotte del Golfo, che hanno contribuito all'aumento dei prezzi dei carburanti. Ha citato il taglio delle accise, il ricorso al meccanismo delle accise mobili e l'abolizione del bollo auto per le vetture maggiormente utilizzate dalle famiglie e negli spostamenti urbani. La presidente del Consiglio ha inoltre ringraziato le società energetiche che hanno accolto l'invito dell'esecutivo a contenere i prezzi.
Per la premier, tuttavia, la gestione delle crisi deve essere accompagnata da una strategia capace di ridurre nel tempo la vulnerabilità del sistema produttivo. In questa direzione ha ricordato l'incremento di quasi il 40% della potenza installata da fonti rinnovabili, il rilancio dell'estrazione nazionale di petrolio e gas e l'approvazione della legge che permette all'Italia di riprendere il percorso verso il nucleare dopo quarant'anni.
Il tema energetico è stato collegato direttamente alle prospettive dell'industria italiana. Rivolgendosi agli imprenditori presenti, Meloni ha evidenziato il peso economico del territorio rappresentato da Assolombarda, che comprende oltre 7.000 aziende e circa 450mila addetti. Un sistema produttivo al quale viene attribuito il 12% del valore aggiunto nazionale, con un contributo significativo alla manifattura, alle esportazioni e all'innovazione.
Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha ribadito la necessità di un rapporto tra istituzioni e mondo imprenditoriale nel quale lo Stato sostenga la crescita delle aziende, anziché limitarsi a considerarle soggetti da tassare o controllare. Ha quindi affrontato il tema dell'andamento economico nazionale, ammettendo che il ritmo di espansione resta insufficiente rispetto alle esigenze del Paese.
I dati relativi al primo semestre, ha spiegato, indicano la possibilità che il Pil italiano raggiunga una crescita dell'1% nel 2026, in linea con quella delle principali economie europee. Una prospettiva che Meloni considera incoraggiante, pur senza ritenerla soddisfacente. La premier ha inoltre osservato che la capacità di tenuta dell'economia italiana viene spesso sottovalutata, anche nelle valutazioni formulate dagli organismi nazionali ed europei.
Un altro passaggio dell'intervento ha riguardato il ruolo della politica estera nella tutela degli interessi economici. Secondo Meloni, in una fase caratterizzata dalla frammentazione degli scambi internazionali, dal ritorno dei dazi e da negoziati sempre più legati ai rapporti tra Stati, le aziende hanno bisogno del sostegno diplomatico dei rispettivi governi per accedere ai mercati e affrontare gli ostacoli commerciali.
La presidente del Consiglio ha sostenuto che l'affidabilità internazionale dell'Italia può facilitare anche l'attività delle sue imprese. Accordi, relazioni diplomatiche e presenza nei principali tavoli negoziali rappresentano, nella sua impostazione, strumenti con ricadute concrete sulle esportazioni, sull'occupazione e sulla crescita economica interna.
Spazio anche all'innovazione tecnologica, con particolare attenzione all'intelligenza artificiale. Meloni ha richiamato l'urgenza di definire regole condivise a livello globale e ha ricordato che la normativa nazionale ha previsto un miliardo di euro per sostenere gli investimenti delle imprese impegnate nello sviluppo dell'IA, della cybersicurezza e delle tecnologie abilitanti.
Su questo fronte è arrivato anche l'annuncio di una possibile novità fiscale. La premier ha spiegato che, insieme al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, il governo sta preparando una misura da inserire nella legge di bilancio per agevolare gli investimenti nei software utilizzati attraverso contratti cloud. L'obiettivo è estendere il sostegno pubblico a una tipologia di spesa sempre più rilevante per la trasformazione digitale delle aziende, riprendendo un impegno già anticipato durante l'assemblea di Confindustria.
Per quanto riguarda Transizione 5.0, Meloni ha annunciato che il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, si prepara a pubblicare una nuova circolare destinata a semplificare ulteriormente le procedure. Ha invitato gli imprenditori a presentare suggerimenti operativi per migliorare l'accessibilità e il funzionamento dello strumento.
La presidente del Consiglio ha infine fornito un aggiornamento sull'adesione al programma: le domande presentate hanno superato quota 22.000, per un valore complessivo superiore a 6,7 miliardi di euro di investimenti innovativi. Numeri che, secondo Meloni, confermano l'interesse delle aziende e rendono utile un ulteriore intervento di semplificazione amministrativa.
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