Morte di Francesca Tucci, la famiglia contesta la perizia e chiede nuovi consulenti

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La consulenza disposta dalla Procura di Napoli esclude responsabilità mediche per la morte di Francesca Tucci, 24 anni. I familiari contestano le risposte date ai quesiti degli inquirenti e chiedono una nuova valutazione peritale.

Napoli
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La famiglia di Francesca Tucci chiederà alla Procura di Napoli di affidare a un nuovo collegio di esperti gli accertamenti sulla morte della studentessa di Afragola, deceduta a 24 anni il 2 luglio all'ospedale Cardarelli. La decisione arriva dopo il deposito della consulenza tecnica disposta dagli inquirenti, che non ha individuato responsabilità mediche nella vicenda.

La giovane era stata sottoposta a due interventi chirurgici, il primo dei quali programmato ed eseguito il 29 giugno in regime di intramoenia. Dopo il decesso, la Procura aveva avviato un procedimento per omicidio colposo, con tre medici iscritti nel registro degli indagati. Il sostituto procuratore Mario Canale e il procuratore aggiunto Antonio Ricci avevano inoltre disposto l'autopsia per chiarire le circostanze della morte.

Secondo la relazione depositata nei giorni scorsi, l'attività dei sanitari sarebbe stata conforme alle prassi previste. I consulenti hanno rilevato che per quella specifica tipologia di intervento non esistono linee guida dettagliate, giudicando corretta l'esecuzione dell'operazione, che risulta anche videoregistrata. Le conclusioni escludono quindi profili di responsabilità medica.

Una ricostruzione che i familiari non condividono. L'avvocato Francesco Petruzzi, incaricato di assisterli, ritiene che l'elaborato non abbia chiarito alcuni aspetti determinanti dell'indagine. In particolare, contesta la mancata risposta puntuale ai quesiti formulati dal pubblico ministero sul riconoscimento tempestivo dei segnali della complicanza e sulla possibilità di evitare il decesso.

«Non è un accertamento tecnico. È una conclusione in cerca di argomenti», dichiara Petruzzi, annunciando la presentazione di un'istanza per ottenere una nuova consulenza affidata a professionisti diversi. A suo giudizio, alcune domande degli inquirenti sarebbero state affrontate in una sola riga, altre attraverso semplici rinvii, mentre almeno un quesito sarebbe rimasto senza risposta.

Il legale segnala inoltre presunte incongruenze tra diversi passaggi della relazione, sostenendo che alcune affermazioni vengano successivamente contraddette nello stesso documento. Per la famiglia, dunque, gli accertamenti finora svolti non sarebbero sufficienti a chiarire tutti gli aspetti della vicenda e a consentire una valutazione completa delle eventuali responsabilità.

Alle contestazioni replica Gabriele Di Criscio, avvocato del chirurgo Felice Pirozzi, che giudica «surreale» la posizione assunta dalla controparte. Il difensore ricorda che, durante un'intervista rilasciata a luglio, i consulenti nominati dal pubblico ministero erano stati descritti dallo stesso legale della famiglia come professionisti di altissimo profilo.

Di Criscio considera singolare che la competenza degli esperti venga ora messa in discussione dopo il deposito di conclusioni non condivise. Richiama inoltre una diretta trasmessa il 17 luglio sulla pagina dell'onorevole Francesco Emilio Borrelli, durante la quale la condotta del medico sarebbe stata indicata come un «caso scolastico di imprudenza».

La difesa di Pirozzi ribadisce infine che ogni ulteriore valutazione sulla vicenda dovrà essere affrontata nelle sedi processuali. Resta intanto annunciata la richiesta della famiglia Tucci di procedere con un nuovo accertamento tecnico, mentre l'indagine della Procura di Napoli dovrà tenere conto delle conclusioni peritali depositate e delle contestazioni formulate dai familiari.

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