Orbetello, rara tartaruga liuto di 1,80 metri trovata morta tra le reti alla Feniglia
Sulla spiaggia della Feniglia, a Orbetello, è stata recuperata una rara tartaruga liuto lunga 1,80 metri, trovata senza vita tra le reti da pesca. Il ritrovamento richiama l'attenzione sui rischi degli attrezzi dispersi in mare.
Un esemplare di tartaruga liuto, una delle presenze più rare nei mari italiani, è stato recuperato venerdì 9 ottobre sulla spiaggia della Feniglia, nel territorio di Orbetello, in provincia di Grosseto. L'animale era già morto quando è arrivato a riva, trascinato dalla corrente dopo essere rimasto intrappolato in un groviglio di reti da posta. A documentare il ritrovamento è stata l'associazione tartAmare attraverso un messaggio pubblicato su Facebook.
Le dimensioni rilevate durante le operazioni di recupero confermano che si trattava di un esemplare di notevole grandezza. Il carapace misurava 139 centimetri, mentre la lunghezza complessiva, dalla testa alla coda, raggiungeva i 180 centimetri. Secondo le valutazioni degli esperti di tartAmare, la tartaruga aveva un'età compresa tra i 20 e i 30 anni.
La segnalazione iniziale è arrivata da Massimo, dello stabilimento balneare «La Zonca». Dopo il ritrovamento sono intervenuti gli operatori dell'associazione insieme alla Capitaneria di porto, ad Arpat e all'università di Siena. Il personale coinvolto ha provveduto al recupero della carcassa e alla raccolta dei dati biometrici dell'animale.
La tartaruga liuto, il cui nome scientifico è Dermochelys coriacea, rappresenta la specie di tartaruga più grande al mondo. Come ricorda la Noaa, l'agenzia statunitense per gli oceani e l'atmosfera, possiede caratteristiche che la distinguono dalle altre tartarughe marine: non presenta scaglie e, al posto del tradizionale guscio rigido, ha un rivestimento dalla consistenza coriacea. È inoltre il rettile con la distribuzione geografica più estesa.
Nonostante questa capacità di adattarsi ad ambienti marini differenti, la conservazione della specie presenta diverse criticità. La tartaruga liuto è considerata vulnerabile a livello globale ed è classificata tra le specie in pericolo dalla legislazione statunitense sulla tutela degli animali minacciati. Le popolazioni del Pacifico risultano particolarmente esposte al rischio di scomparsa.
Tra le principali minacce individuate dalla Noaa figurano le catture accidentali negli strumenti utilizzati per la pesca e l'ingestione di rifiuti presenti in mare. Reti, cime e materiali plastici possono infatti compromettere la sopravvivenza degli esemplari, anche quando non vengono utilizzati direttamente nelle attività di pesca.
Per tartAmare, il ritrovamento sulla Feniglia assume un significato particolare proprio per l'eccezionalità della presenza di questa specie nelle acque italiane. L'associazione descrive il recupero come «un incontro che lascia l'amaro in bocca» e richiama l'attenzione sulla fragilità degli ecosistemi marini, ricordando che gli attrezzi da pesca abbandonati e gli altri rifiuti possono trasformarsi in trappole mortali per le tartarughe.
L'associazione invita inoltre chiunque avvisti una tartaruga marina in difficoltà, oppure individui un animale in mare aperto che necessita di assistenza, a segnalare tempestivamente la situazione. È possibile contattare la Guardia costiera al numero 1530 o rivolgersi al centro di recupero competente per la zona, così da consentire l'intervento del personale specializzato.
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