Follini verso le elezioni, il nodo dell'identità tra Meloni e le tensioni Schlein-Conte
Marco Follini descrive una campagna elettorale segnata dalle contraddizioni dei principali schieramenti. Dalle scelte di Meloni alle tensioni tra Schlein e Conte, il nodo è l'identità politica che ciascuno dovrà chiarire prima del voto.
La difficoltà dei principali leader politici di definire con chiarezza la propria identità rischia di condizionare la prossima campagna elettorale. È questa la riflessione sviluppata da Marco Follini, secondo il quale maggioranza e opposizione si avvicinano al confronto con gli elettori senza aver risolto alcune contraddizioni maturate durante la legislatura. Un'incertezza che riguarda tanto le prospettive delle coalizioni quanto le scelte personali dei rispettivi protagonisti.
Nell'analisi di Follini, Giorgia Meloni, Elly Schlein e Giuseppe Conte si trovano davanti a decisioni che non possono essere rinviate indefinitamente. La presidente del Consiglio deve chiarire quale modello politico intenda interpretare, mentre la segretaria democratica è chiamata a definire la natura e la direzione del suo partito. Per il leader del Movimento 5 Stelle resta invece aperta la questione della coerenza tra l'identità originaria del movimento e la sua attuale collocazione progressista.
La situazione del centrodestra, secondo l'ex esponente democristiano, presenta diverse difficoltà. Meloni deve confrontarsi con una congiuntura economica poco favorevole, con i problemi interni alla squadra di governo e con la pressione politica esercitata da Roberto Vannacci. La scelta di concentrare l'ultima fase della legislatura sulla riforma della legge elettorale viene interpretata da Follini come un segnale di debolezza, pur riconoscendo che intervenire sulle regole del voto in prossimità delle elezioni non rappresenta una prerogativa esclusiva dell'attuale maggioranza.
Proprio sul sistema elettorale, Follini individua una possibile contraddizione nella strategia della premier. Il peso numerico raggiunto da Fratelli d'Italia avrebbe potuto suggerirle di privilegiare un modello proporzionale puro, capace di valorizzare direttamente la forza del suo partito. Una soluzione che le avrebbe lasciato maggiore libertà nella formazione delle successive alleanze, consentendole sia di confermare l'attuale coalizione sia di valutare equilibri differenti.
Ma la questione, nella lettura di Follini, va oltre le convenienze elettorali. Meloni dovrebbe stabilire quale profilo politico intenda assumere nel prossimo futuro, scegliendo tra la continuità con la propria esperienza precedente e modelli di leadership riconducibili a Margaret Thatcher o Angela Merkel. Tre riferimenti che, per caratteristiche e impostazione, difficilmente possono convivere in un'unica proposta politica.
Sul versante dell'opposizione, il campo largo appare altrettanto distante da una soluzione delle proprie divisioni. Le primarie per individuare il candidato alla guida del governo rischiano, secondo Follini, di trasformarsi in un appuntamento privo di slancio ancora prima della definizione delle regole. Schlein e Conte mostrano già segnali di competizione, mentre l'unità della coalizione continua a poggiare su un equilibrio giudicato fragile.
Per la segretaria del Partito Democratico, il primo passaggio dovrebbe essere la definizione di una posizione condivisa sulle principali questioni internazionali. Follini ritiene che un'intesa con il Movimento 5 Stelle non possa prescindere da questo chiarimento. Una scelta netta potrebbe inoltre aiutarla a gestire le tensioni presenti all'interno dello stesso Pd.
Resta poi da stabilire quale identità i democratici vogliano assumere. Il partito può continuare a rappresentare il tentativo di conciliare le grandi tradizioni politiche del dopoguerra, aggiornandole alle esigenze contemporanee, oppure prendere atto dei cambiamenti generazionali e costruire un progetto nuovo. Dalla risposta dipenderebbe anche il rapporto con il Movimento 5 Stelle: nel primo caso, secondo Follini, un'alleanza risulterebbe impraticabile; nel secondo rimarrebbe possibile, ma particolarmente complessa.
Quanto a Conte, l'analisi mette in discussione la possibilità di mantenere contemporaneamente il richiamo alla cultura originaria del Movimento 5 Stelle, fondata sul principio dell'uno vale uno, e una rappresentazione politica sempre più orientata verso il campo progressista. Una doppia impostazione che Follini considera destinata a mostrare presto i propri limiti.
Tra i due schieramenti maggiori si collocano infine le numerose iniziative centriste. Alcune cercano uno spazio all'interno delle coalizioni esistenti, altre intendono conservare una posizione autonoma, accettando il rischio di essere penalizzate dalla logica del voto utile o di apparire favorevoli a un risultato elettorale senza vincitori netti.
Il problema generale, osserva Follini, è che quasi tutti i protagonisti sembrano aver progressivamente sacrificato una parte della propria identità per esigenze tattiche. Ne deriva una competizione nella quale le difficoltà interne agli schieramenti potrebbero pesare quanto il confronto tra programmi alternativi.
Le elezioni produrranno comunque un risultato e almeno uno dei contendenti potrà rivendicare una vittoria. Per Follini, tuttavia, il valore della campagna elettorale dipenderà soprattutto dalla capacità dei leader di affrontare apertamente le questioni rimaste irrisolte. Chiarire le rispettive scelte politiche permetterebbe di restituire maggiore significato al confronto, evitando che la competizione si riduca a una rappresentazione nella quale nessuno sembra più riconoscersi pienamente nel proprio ruolo.
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