Trump attacca Zelensky dopo l'intesa sul diesel con Putin: tensione sui negoziati di Miami
L'intesa sul diesel tra Washington e Mosca irrigidisce i rapporti con Kiev. Trump chiede un cambio di leadership in Ucraina e contesta gli attacchi alle raffinerie russe, mentre i negoziati di Miami si scontrano con nuove tensioni.
La nuova apertura commerciale degli Stati Uniti verso la Russia rischia di complicare ulteriormente i tentativi diplomatici per fermare la guerra in Ucraina. Donald Trump ha raggiunto un accordo con Vladimir Putin per aumentare le forniture di diesel russo al mercato americano e internazionale, mentre Washington intensifica le pressioni su Kiev affinché interrompa gli attacchi contro le infrastrutture petrolifere di Mosca. Una posizione accompagnata da un duro intervento del presidente statunitense contro Volodymyr Zelensky, al quale ha suggerito di lasciare spazio a una nuova leadership.
Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, Trump ha sostenuto che l'Ucraina dovrebbe scegliere un altro presidente, capace a suo giudizio di raggiungere un'intesa per concludere il conflitto. Il leader americano ha attribuito a Zelensky la responsabilità del mancato accordo di pace, affermando che avrebbe già avuto diverse occasioni per mettere fine alla guerra senza volerle cogliere.
La contestazione riguarda soprattutto le operazioni militari ucraine contro il settore energetico russo. Secondo Trump, i bombardamenti sulle raffinerie contribuiscono all'aumento delle quotazioni del gasolio, con conseguenze dirette anche per i consumatori e gli agricoltori statunitensi. Washington avrebbe ripetutamente chiesto a Kiev di evitare questi obiettivi, senza ottenere il cambiamento desiderato. Il presidente americano ha quindi accusato Zelensky di continuare deliberatamente a colpire proprio le strutture petrolifere che gli Stati Uniti volevano proteggere dalle operazioni ucraine.
L'accordo commerciale con Putin arriva mentre Mosca modifica le proprie restrizioni sulle esportazioni di carburante. Il governo russo ha annunciato la revoca parziale e immediata del divieto relativo al diesel, anticipando la scadenza del blocco che era stata prorogata fino al 31 ottobre. Il vicepremier Alexander Novak ha assicurato che la produzione nazionale consente di coprire interamente il fabbisogno interno e, contemporaneamente, di rispettare i quantitativi destinati ai mercati internazionali.
Dal Cremlino è arrivato anche un apprezzamento per le dichiarazioni di Trump. Kirill Dmitriev, inviato speciale russo per la cooperazione economica, ha definito emblematiche e storiche le parole del presidente americano. In un intervento pubblicato su X, Dmitriev ha interpretato la richiesta di un cambio alla guida dell'Ucraina come un'adesione alla posizione di quanti ritengono necessaria una leadership maggiormente orientata al raggiungimento della pace.
Le conseguenze dell'avvicinamento tra Washington e Mosca potrebbero tuttavia estendersi ben oltre il mercato dei carburanti. Secondo quanto riferito dal New York Times, l'amministrazione americana avrebbe presentato alla Russia tre proposte economiche per favorire un cessate il fuoco limitato, riguardante le infrastrutture energetiche oppure le operazioni militari marittime. L'iniziativa sarebbe stata sviluppata dagli inviati statunitensi Jared Kushner e Steve Witkoff nell'ambito dei contatti diplomatici avviati alla fine di settembre, durante l'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Una delle ipotesi prevederebbe lo sblocco di ingenti attività sovrane russe attualmente congelate nei Paesi occidentali. Sul tavolo sarebbe tornato un precedente progetto relativo alla possibile liberazione di fondi fino a 100 miliardi di dollari. La disponibilità di queste risorse verrebbe prospettata a Mosca come incentivo preliminare per accettare una tregua circoscritta, anziché come beneficio successivo al rispetto dell'accordo.
Un secondo capitolo riguarderebbe alcune attività internazionali di Lukoil. Washington avrebbe ripreso in considerazione una vendita multimiliardaria di parte degli asset della compagnia petrolifera russa a investitori del Medio Oriente, alcuni dei quali avrebbero rapporti commerciali con i negoziatori americani. La terza proposta contemplerebbe invece la possibilità di autorizzare la Bielorussia, alleata strategica del Cremlino, a riprendere le esportazioni di potassio.
Stando alla ricostruzione del New York Times, l'Ucraina non avrebbe escluso in maniera definitiva queste soluzioni, subordinando però un eventuale assenso a garanzie precise. Kiev chiederebbe di ricevere risorse finanziarie equivalenti a quelle eventualmente rese disponibili alla Russia e ulteriori forniture militari qualora Mosca violasse gli impegni assunti. Per il momento, le trattative non hanno prodotto un'intesa e il Cremlino ha precisato che non è programmata una ripresa immediata del negoziato di pace.
Il deterioramento dei rapporti tra Trump e Zelensky si è manifestato anche durante gli incontri diplomatici organizzati a Miami. Venerdì la delegazione ucraina ha discusso per quasi otto ore con i rappresentanti dell'amministrazione statunitense, cercando possibili strumenti per convincere la Russia a interrompere le ostilità. Le riunioni si sono svolte proprio nelle ore dell'annuncio dell'accordo sul diesel, una decisione che ha modificato gli equilibri del confronto.
Secondo il Financial Times, gli emissari americani avrebbero esercitato pressioni particolarmente forti sugli interlocutori ucraini, prospettando anche una possibile sospensione della condivisione delle informazioni di intelligence qualora Kiev avesse continuato a colpire le raffinerie russe. La cooperazione informativa con gli Stati Uniti rappresenta un elemento rilevante per queste operazioni, attraverso le quali l'Ucraina cerca di ridurre gli introiti petroliferi utilizzati da Mosca per sostenere economicamente lo sforzo bellico.
La posizione ucraina, secondo le persone informate sui colloqui citate dal quotidiano britannico, sarebbe stata altrettanto netta. I rappresentanti di Kiev avrebbero giudicato ingiustificata la richiesta americana di interrompere unilateralmente i bombardamenti, senza pretendere dalla Russia un impegno equivalente a fermare gli attacchi contro le infrastrutture energetiche ucraine. La delegazione avrebbe quindi comunicato agli inviati di Trump la propria contrarietà a una sospensione delle operazioni priva di reciprocità.
Dopo l'annuncio dell'intesa tra Stati Uniti e Russia, un alto funzionario ucraino ha ribadito al Financial Times l'intenzione di proseguire gli attacchi contro le raffinerie. Nelle ore successive, le autorità russe hanno riferito di un'operazione delle forze ucraine contro il terminal petrolifero Yug Rusi, nella zona di Rostov sul Don. Lo stesso funzionario aveva inoltre prospettato una riduzione della permanenza della delegazione negli Stati Uniti, con la rinuncia al secondo ciclo di incontri previsto per sabato.
Una diversa ricostruzione è stata però fornita da Axios, che ha raccolto la testimonianza di una fonte americana anonima. Secondo quest'ultima, durante il confronto di Miami non sarebbe stata formulata alcuna minaccia esplicita di interrompere la condivisione dell'intelligence. Kushner e Witkoff avrebbero piuttosto ricordato agli interlocutori ucraini il sostegno militare e informativo garantito dagli Stati Uniti, invitandoli a evitare iniziative capaci di danneggiare anche i cittadini americani.
La stessa fonte ha spiegato che Trump avrebbe deciso di procedere con l'accordo sul diesel russo dopo che Zelensky aveva ignorato ripetuti inviti a sospendere i bombardamenti delle raffinerie. Nella valutazione dell'amministrazione americana, queste operazioni producono conseguenze economiche negative per Mosca, ma incidono anche sul mercato internazionale dei carburanti e sui prezzi sostenuti negli Stati Uniti. Resta dunque una differenza tra le versioni disponibili sulla natura delle pressioni esercitate durante i negoziati.
Witkoff ha successivamente affidato a X una valutazione positiva degli incontri di Miami, definendoli produttivi e riferendo che le delegazioni avevano individuato alcuni aspetti sui quali continuare a lavorare. L'inviato americano ha confermato la volontà delle parti di mantenere aperto il confronto diplomatico, nonostante le divergenze.
Intanto, secondo quanto riferito dall'agenzia russa Tass, Witkoff e Kushner potrebbero raggiungere Mosca entro le prossime due settimane. Una fonte citata dall'agenzia ha confermato l'esistenza di questa possibilità, precisando che gli eventuali dettagli della missione devono ancora essere concordati. L'ipotesi di una nuova visita dei negoziatori americani arriva mentre resta irrisolto il contrasto sulle infrastrutture energetiche, uno dei principali ostacoli al tentativo di concordare una sospensione almeno parziale delle ostilità.
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