Andy Díaz a Ballando, Donato punta su danza e recupero per preparare l'oro a Los Angeles 2028
Per Fabrizio Donato, la partecipazione di Andy Díaz a Ballando con le stelle non è una pausa dall'atletica, ma parte del percorso verso Los Angeles 2028. Il tecnico racconta anche come una richiesta d'aiuto abbia cambiato le loro vite.
Tre o quattro allenamenti alla settimana per conservare la condizione atletica, mentre il resto del tempo è dedicato alla danza e al recupero delle energie mentali. È il programma che Fabrizio Donato ha studiato per Andy Díaz durante la partecipazione a Ballando con le stelle. Una scelta concordata tra il tecnico e il campione europeo di salto triplo, con un obiettivo preciso: arrivare nelle migliori condizioni possibili alle Olimpiadi di Los Angeles 2028.
In un'intervista all'Adnkronos, Donato respinge le critiche di chi considera l'esperienza televisiva una distrazione dalla carriera sportiva. Secondo l'ex triplista azzurro, vincitore di 23 titoli italiani assoluti, la danza potrebbe invece diventare una componente utile della preparazione olimpica. Dopo cinque anni di competizioni ad alto livello, Díaz aveva bisogno di un periodo di rigenerazione fisica e psicologica, già programmato prima che arrivasse la proposta di Milly Carlucci.
La coincidenza dei tempi ha favorito l'accettazione dell'invito. Donato spiega che, se la chiamata fosse arrivata in un altro momento della stagione, probabilmente la risposta sarebbe stata negativa. Il tecnico cita anche il caso di Jannik Sinner e il suo stop agonistico come esempio della necessità di ascoltare il proprio corpo, soprattutto quando gli impegni si susseguono senza concedere sufficienti occasioni di recupero.
La partecipazione al programma di Rai 1 non comporta comunque l'abbandono della preparazione atletica. Díaz continua a svolgere alcune sedute settimanali di mantenimento, così da poter riprendere il lavoro specifico a gennaio senza aver perso completamente la base fisica costruita negli anni. Per Donato, inoltre, danza e salto triplo condividono caratteristiche tecniche importanti, tra cui ritmo, coordinazione, armonia e sincronizzazione dei movimenti.
Il rischio di eventuali infortuni è stato valutato insieme all'atleta. Donato riconosce che nessuna attività fisica ne è completamente priva, ma ritiene che impedirgli di vivere un'esperienza desiderata potrebbe comportare anche uno stress psicologico. Nelle prime tre settimane di partecipazione, racconta, Díaz non ha accusato particolari problemi fisici, tanto da essere scherzosamente preso in giro da Jimmy Ghione perché sembra non sudare mai.
Anche i risultati iniziali sulla pista da ballo hanno soddisfatto l'allenatore. Donato conosce bene la rapidità con cui il suo atleta riesce ad assimilare nuovi gesti tecnici. Per spiegare questa qualità, racconta che una modifica del movimento che a lui richiedeva tre settimane di apprendimento può essere acquisita da Díaz in appena tre giorni. Una capacità che sembra essersi trasferita anche alla danza. Alla prima esibizione gli ha assegnato un otto, pur riconoscendo che avrebbe potuto meritare un voto superiore.
La partecipazione di Díaz a Ballando con le stelle assume un significato particolare anche perché riguarda uno sportivo ancora pienamente impegnato nella propria carriera agonistica. Donato vuole superare l'idea che la televisione rappresenti necessariamente un approdo per gli atleti vicini al ritiro. Nel suo progetto, il programma diventa uno strumento per accompagnare il triplista verso un appuntamento sportivo ancora da conquistare.
Dietro questa collaborazione professionale c'è però una storia cominciata in circostanze molto diverse. Donato ricorda ancora con emozione una chiamata ricevuta su Instagram nel novembre 2021. Dall'altra parte c'era un giovane cubano che conosceva soltanto attraverso le competizioni sportive. I due avevano gareggiato negli stessi eventi, senza aver mai instaurato un rapporto personale.
Díaz si trovava in Italia dopo aver lasciato Cuba e chiedeva disperatamente aiuto. La comunicazione era complicata dalla lingua: Donato non parlava spagnolo e il ragazzo non conosceva l'italiano. Il tecnico comprese comunque che non si trattava di una semplice richiesta di allenamento. Prima di prendere una decisione, si confrontò con alcune persone fidate e il giorno successivo suggerì al giovane di rivolgersi all'ufficio immigrazione di Roma.
Andy seguì l'indicazione. Cercò su internet le informazioni necessarie, raggiunse gli uffici già la sera precedente e trascorse la notte sul marciapiede per potersi presentare allo sportello di prima mattina. Ottenne così il primo documento che gli consentiva di soggiornare regolarmente in Italia.
Quando Donato andò a prenderlo in macchina, Díaz aveva con sé soltanto uno zaino e un trolley. L'ex atleta decise di accompagnarlo a casa, pur non sapendo ancora quanto sarebbe stato possibile ospitarlo né come si sarebbe evoluta la situazione. Prima di tutto, però, volle parlarne con la moglie e con le figlie.
Fu proprio il sostegno della famiglia a rendere possibile l'accoglienza. Donato attribuisce alla moglie un ruolo determinante, ricordando quanto fosse impegnativa la decisione di aprire la propria abitazione a un ragazzo appena arrivato da Cuba, senza disponibilità economiche e senza conoscere la lingua italiana.
Nei primi mesi lo sport rimase in secondo piano. Le priorità erano trovare una sistemazione stabile e seguire tutte le procedure necessarie per costruire una nuova quotidianità. In piena emergenza Covid bisognava occuparsi delle vaccinazioni, dell'assistenza sanitaria, del codice fiscale, della residenza e degli altri adempimenti amministrativi. Donato racconta di aver seguito Andy nelle stesse necessità pratiche che aveva già affrontato come padre delle proprie figlie.
Soltanto successivamente cominciò il percorso tecnico che avrebbe portato Díaz ai successi internazionali. L'allenatore ricorda di aver incontrato un atleta già dotato di grandi qualità, ma profondamente insicuro. Secondo il suo racconto, l'esperienza vissuta a Cuba aveva compromesso la fiducia del ragazzo nelle proprie capacità, al punto da spingerlo a chiedere ripetutamente se avesse davvero il talento necessario per raggiungere risultati importanti.
Donato lavorò quindi su due livelli, quello atletico e quello personale. La preparazione venne adattata progressivamente alle caratteristiche del triplista, senza applicare un metodo identico a quello utilizzato con altri sportivi. Il tecnico considera i risultati raggiunti il prodotto di diversi fattori: le capacità naturali di Díaz, l'esperienza maturata durante la propria carriera, la determinazione del ragazzo e soprattutto il rapporto di fiducia costruito nel tempo.
Lo stesso allenatore riconosce che l'incontro ha rappresentato un'opportunità reciproca. Senza Andy, spiega, probabilmente non avrebbe avuto la possibilità di lavorare con un atleta di tale livello e di esprimere pienamente le proprie competenze tecniche. Allo stesso modo, considera decisivo il contributo ricevuto dalla moglie nell'affrontare una responsabilità inizialmente molto più grande di quella di un semplice allenatore.
Oggi il legame tra i due va ben oltre le gare e gli allenamenti. Donato descrive Díaz come il fratello maggiore delle proprie figlie e una presenza ormai stabile nella vita familiare. La sua storia, aggiunge, ha rappresentato anche un'occasione educativa per le ragazze, aiutandole a comprendere le difficoltà che possono accompagnare il percorso di chi è costretto a ricominciare in un altro Paese.
Intanto, tra le prove di Ballando con le stelle e gli allenamenti di mantenimento, il lavoro prosegue. Donato guarda con fiducia anche ai giudizi della trasmissione, citando Ivan Zazzaroni e Barbara D'Urso, ma continua a mantenere alta l'asticella delle aspettative. Per lui e Díaz, racconta, persino una vittoria lascia sempre qualche dettaglio da perfezionare. La stessa mentalità che ora intendono portare dalla pista da ballo alla pedana olimpica di Los Angeles.
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