Treviglio, 92enne denunciata per la lapide dell'ex sindaco: il terreno espropriato 60 anni fa

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A Treviglio una donna di 92 anni è stata denunciata per tre danneggiamenti alla tomba dell'ex sindaco Ermanno Riganti. Secondo le indagini, all'origine dei gesti ci sarebbe l'esproprio di un terreno di famiglia negli anni Sessanta.

Bergamo
Treviglio, 92enne denunciata per la lapide dell'ex sindaco: il terreno espropriato 60 anni fa
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Un esproprio deciso dal Comune negli anni Sessanta sarebbe all'origine di tre episodi di danneggiamento avvenuti nel cimitero di Treviglio, in provincia di Bergamo. La polizia ha denunciato una donna di 92 anni, individuata come presunta responsabile dei gesti contro la tomba di Ermanno Riganti, che amministrò la città dal 1965 al 1975.

La vicenda affonderebbe le radici in una controversia familiare risalente a oltre sessant'anni fa. Durante il mandato di Riganti, l'amministrazione comunale aveva disposto l'espropriazione di un terreno appartenente alla famiglia dell'anziana. Secondo la ricostruzione investigativa, il risentimento legato a quella decisione potrebbe aver motivato i danneggiamenti.

Il primo episodio documentato risale al 14 agosto 2026. La lapide dell'ex primo cittadino, scomparso nel 2007, era stata danneggiata e accanto alla sua fotografia era comparso un frammento di granito sul quale era riportata un'offesa. Nei giorni successivi la sepoltura sarebbe stata presa di mira altre due volte, portando a tre il numero complessivo degli episodi contestati.

Gli accertamenti sono stati condotti dagli agenti del commissariato di Treviglio, con il supporto della polizia locale. Attraverso la ricostruzione dei danneggiamenti, gli investigatori sono risaliti alla donna ultranovantenne, nei cui confronti è scattata la denuncia.

La posizione dell'anziana resta quella di una persona denunciata per i fatti contestati. Sul piano economico, invece, la vicenda ha già trovato una soluzione conciliatoria: la donna ha provveduto a risarcire i danni causati alla lapide.

La ricostruzione degli investigatori collega dunque i tre episodi a una decisione amministrativa presa quando Riganti era alla guida di Treviglio. Un provvedimento che, secondo l'ipotesi emersa dalle indagini, sarebbe rimasto motivo di risentimento per la famiglia della 92enne anche molti decenni dopo.

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