Legge elettorale, 227 sì alla Camera: Meloni rivendica le preferenze e la tenuta della maggioranza

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La nuova legge elettorale supera anche il voto segreto alla Camera con 227 sì e 164 no. Il centrodestra rivendica il ritorno delle preferenze e l'indicazione del candidato premier, mentre le opposizioni contestano le regole sulle liste.

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Il voto segreto non ha riservato sorprese al centrodestra. Giovedì 8 ottobre la Camera ha approvato definitivamente la nuova legge elettorale con 227 voti favorevoli e 164 contrari, concludendo un percorso parlamentare segnato da tensioni, modifiche e tre votazioni di fiducia. La riforma, chiamata Stabilicum dalla maggioranza e Melonellum dalle opposizioni, introduce nuove regole per la formazione del Parlamento e per la presentazione delle coalizioni alle elezioni politiche.

Tra i cambiamenti principali figurano il sistema proporzionale con premio di maggioranza, l'indicazione preventiva del candidato alla presidenza del Consiglio e il ritorno delle preferenze, pur mantenendo i capilista bloccati. Il premio è previsto per le coalizioni che raggiungono almeno il 42% dei voti. Le forze politiche dovranno inoltre presentare agli elettori gli schieramenti e i programmi con cui intendono governare.

Giorgia Meloni ha seguito l'esito della votazione senza partecipare personalmente ai lavori di Montecitorio. La presidente del Consiglio ha affidato ai social la soddisfazione per l'approvazione della riforma, interpretando il risultato anche come una dimostrazione di compattezza della coalizione. Secondo la premier, gli elettori potranno scegliere il partito, lo schieramento, il programma, il candidato premier e tornare a esprimere una preferenza per i propri rappresentanti parlamentari.

La tenuta della maggioranza rappresentava uno degli aspetti più delicati della giornata. Nel luglio precedente, infatti, il ricorso allo scrutinio segreto aveva determinato una sconfitta del centrodestra proprio sulla questione delle preferenze. Questa volta Fratelli d'Italia ha registrato la partecipazione di 117 deputati su 118, con la sola Meloni assente perché in missione. Forza Italia ha schierato tutti i suoi 52 parlamentari, mentre nella Lega hanno votato 52 deputati su 55. Assenti il ministro Giancarlo Giorgetti, Antonio Angelucci e Paolo Formentini. Presenti anche tutti gli otto rappresentanti di Noi Moderati.

Il risultato è arrivato intorno alle 12.40, dopo una mattinata iniziata alle 10.30 con le dichiarazioni di voto. L'annuncio dell'approvazione è stato accolto dagli applausi dei parlamentari di maggioranza, mentre dai banchi delle opposizioni sono comparsi cartelli con la scritta "legge truffa". La protesta ha accompagnato le critiche rivolte al governo sui contenuti della riforma e sulle sue possibili conseguenze per la rappresentanza politica.

Elly Schlein ha accusato l'esecutivo di aver dedicato le proprie energie alla modifica delle regole elettorali anziché alle difficoltà economiche delle famiglie. La segretaria del Partito democratico ha richiamato l'aumento dei costi dell'energia e dei carburanti, le difficoltà delle imprese e la rinuncia alle cure sanitarie da parte di milioni di cittadini. Ha inoltre contestato alla premier le scelte sulla rappresentanza femminile, sostenendo che la nuova normativa penalizzi la parità di genere.

Critiche analoghe sono arrivate da Giuseppe Conte. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha messo in discussione la reale libertà di scelta garantita dalle preferenze, affermando che oltre l'80% dei futuri parlamentari continuerà a dipendere dalle decisioni delle segreterie dei partiti. Secondo Conte, il mantenimento dei capilista bloccati riduce la portata della novità rivendicata dal centrodestra.

Angelo Bonelli ha invece prospettato un possibile scenario politico successivo alle elezioni. L'esponente dell'opposizione ha ipotizzato che, in caso di risultato senza una maggioranza chiara o di intervento della Corte costituzionale sulla legge, Meloni possa cercare un'intesa con Roberto Vannacci. Si tratta di una valutazione politica espressa da Bonelli, non di un accordo annunciato dalla presidente del Consiglio.

Di segno opposto le dichiarazioni degli esponenti della maggioranza. Stefano Benigni, di Forza Italia, ha difeso la riforma come uno strumento per impedire la formazione di coalizioni parlamentari non dichiarate agli elettori prima del voto. Andrea Barabotti, della Lega, ha insistito sulla possibilità per i cittadini di conoscere in anticipo il candidato alla guida del governo. Arianna Meloni, responsabile della segreteria politica di Fratelli d'Italia, ha sostenuto che la nuova normativa possa chiudere la stagione degli accordi di governo successivi alle elezioni.

Giovanni Donzelli, tra i principali sostenitori della riforma, ha parlato dell'avvio di una "Terza Repubblica", collegando il nuovo sistema all'obiettivo di rendere più stabili gli esecutivi. Il dirigente di Fratelli d'Italia ha inoltre escluso modifiche successive, attraverso decreto, al numero delle firme necessarie per presentare le liste dei partiti privi di rappresentanza parlamentare.

Proprio l'innalzamento delle firme richieste costituisce uno degli aspetti più discussi della nuova normativa. Le formazioni non rappresentate in Parlamento dovranno raccogliere almeno 6.000 sottoscrizioni per collegio, contro le 1.500 precedentemente previste. Donzelli ha confermato che la maggioranza non intende intervenire su questa disposizione, nonostante i possibili rilievi di costituzionalità sollevati nel confronto politico.

Con l'approvazione definitiva di Montecitorio si conclude quindi l'iter parlamentare dello Stabilicum. Il centrodestra ottiene una delle riforme su cui aveva concentrato la propria iniziativa politica, mentre le opposizioni mantengono le contestazioni sul premio di maggioranza, sulle preferenze e sull'accesso delle forze minori alla competizione elettorale.

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