Legge elettorale, 227 sì alla Camera: Meloni rivendica le preferenze, opposizioni all'attacco
La Camera approva la nuova legge elettorale con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Il centrodestra supera la prova dello scrutinio segreto, mentre le opposizioni contestano le nuove regole su preferenze, candidature e stabilità dei governi.
Con il voto definitivo di giovedì 8 ottobre 2026, la Camera ha concluso l'iter parlamentare della riforma elettorale sostenuta dal centrodestra. Il provvedimento è passato a scrutinio segreto con 227 favorevoli e 164 contrari, confermando la tenuta della maggioranza anche nell'ultima votazione. La seduta si è svolta tra le proteste delle opposizioni, che hanno esposto cartelli con scritte come "legge truffa" e "con Meloni gasolio a 3 euro".
Il nuovo sistema modifica le regole per eleggere Camera e Senato, introducendo un impianto proporzionale accompagnato da un premio di maggioranza per le coalizioni che raggiungono almeno il 42% dei voti. Tra le novità figurano il ritorno delle preferenze, pur con la presenza di capilista bloccati, l'indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio e disposizioni per consentire il voto fuori sede a determinate categorie di cittadini. Cambiano anche i requisiti per la presentazione delle liste, con un aumento delle firme necessarie per le formazioni non rappresentate in Parlamento.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha accolto l'approvazione con un messaggio sui social, presentando la riforma come un ampliamento delle possibilità di scelta degli elettori. Secondo la premier, al prossimo appuntamento con le urne i cittadini potranno esprimersi sul partito, sulla coalizione, sul programma, sul candidato premier e sui parlamentari da eleggere. Meloni ha rivendicato soprattutto il ripristino delle preferenze, assenti da oltre trent'anni nel sistema elettorale nazionale, e le nuove disposizioni dedicate a studenti, lavoratori e caregiver familiari che vivono lontano dal Comune di residenza.
Per la presidente del Consiglio, le nuove regole dovrebbero favorire maggioranze più solide e una maggiore responsabilità degli eletti nei confronti dei cittadini. Meloni ha inoltre interpretato il risultato parlamentare come una conferma della compattezza del centrodestra, respingendo le previsioni di possibili divisioni interne durante lo scrutinio segreto.
Sulla stessa linea il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha ricordato di aver escluso la presenza di franchi tiratori nella maggioranza. Il leader di Forza Italia ha però preso le distanze dall'ipotesi di elezioni anticipate evocata dal sottosegretario GiovanBattista Fazzolari, secondo il quale si potrebbe votare a giugno oppure a settembre. Tajani ha ribadito di ritenere preferibile il ritorno alle urne alla naturale conclusione della legislatura. In un successivo intervento su X ha collegato la riforma alla necessità di assicurare governi duraturi e rafforzare l'affidabilità internazionale dell'Italia.
Di segno opposto l'intervento della segretaria del Partito democratico Elly Schlein, che nelle dichiarazioni di voto ha accusato il governo di modificare le regole elettorali per timore di perdere le prossime elezioni. Schlein ha contestato la scelta di intervenire su una legge con la quale l'attuale maggioranza ha governato per quattro anni, sostenendo che le norme della rappresentanza democratica dovrebbero essere definite attraverso un confronto più ampio tra le forze parlamentari.
La leader democratica ha assicurato che l'alleanza progressista intende competere per la vittoria indipendentemente dal sistema elettorale. Ha inoltre criticato l'indicazione del candidato premier, definendo la riforma un tentativo di recuperare attraverso una legge ordinaria alcuni obiettivi del premierato, senza seguire il percorso previsto per una modifica della Costituzione. Schlein ha ricordato che l'Italia resta una Repubblica parlamentare e ha contestato l'impostazione scelta dal centrodestra.
Nel suo discorso la segretaria del Pd ha collegato la battaglia sulla legge elettorale alle difficoltà economiche e sociali del Paese. Ha citato il costo dei carburanti, le bollette e le condizioni delle imprese, oltre alle proteste degli agricoltori in Calabria. Un passaggio è stato dedicato anche agli sfollati dei Campi Flegrei, richiamando la presenza a Roma di circa 700 persone in cerca di risposte e la situazione di 6.000 cittadini rimasti senza abitazione. Secondo Schlein, l'esecutivo avrebbe concentrato troppe energie sulla riforma elettorale trascurando queste emergenze.
Dal Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte ha concentrato una parte delle critiche sull'innalzamento delle firme richieste alle nuove formazioni politiche per partecipare alle elezioni. L'ex presidente del Consiglio ha sostenuto che il nuovo meccanismo rischia di ostacolare l'ingresso di soggetti non ancora rappresentati nelle istituzioni, richiamando la differenza tra le circa 40.000 firme indicate per il passato e le oltre 400.000 che, secondo la sua ricostruzione, sarebbero ora necessarie per presentare le liste su scala nazionale.
Conte ha poi attaccato la previsione relativa al candidato premier, sostenendo che la sua indicazione nel programma di governo rappresenti un tentativo di rafforzare politicamente la figura del capo dell'esecutivo senza modificare formalmente l'assetto costituzionale. L'ex premier ha accusato il centrodestra di privilegiare un modello di potere concentrato nelle mani di un solo leader, ribadendo la propria contrarietà alla riforma.
Il voto dell'8 ottobre chiude quindi un confronto parlamentare segnato da divisioni profonde. Per il centrodestra, la nuova legge deve rendere più stabile il rapporto tra risultato elettorale e formazione del governo. Per Pd e Movimento 5 Stelle, invece, le modifiche rischiano di avvantaggiare le forze già presenti in Parlamento e di alterare gli equilibri della competizione politica. Le nuove disposizioni saranno destinate a incidere sulla prossima elezione nazionale, mentre resta aperto il confronto politico sulla data del ritorno alle urne.
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