Campo largo, Conte accelera sulle primarie e chiede un programma comune dopo il 18 ottobre

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Dopo l'approvazione della legge elettorale, Giuseppe Conte chiede agli alleati del centrosinistra di chiudere rapidamente l'intesa sul programma e fissare le primarie. Il leader M5S teme che i rinvii favoriscano Giorgia Meloni verso il voto del 2027.

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Il 18 ottobre potrebbe rappresentare un passaggio decisivo per la costruzione dell'alternativa progressista in vista delle elezioni politiche del 2027. Giuseppe Conte indica quella data come uno spartiacque per avviare il confronto definitivo tra Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra, con l'obiettivo di concordare le priorità di governo e scegliere successivamente il candidato alla presidenza del Consiglio.

Il presidente del M5S ha illustrato la propria posizione durante un'intervista con Bruno Vespa a Cinque minuti, dopo il via libera definitivo della Camera alla riforma elettorale. Le nuove regole, secondo Conte, rendono necessario accelerare la definizione degli accordi politici, senza subordinare le decisioni della coalizione a un eventuale pronunciamento della Corte costituzionale.

Il calendario degli alleati offre già alcuni riferimenti. Il Movimento 5 Stelle ha concluso il proprio percorso programmatico, annunciato per il 20 settembre. Alleanza Verdi e Sinistra dovrebbe presentare le sue proposte il 18 ottobre, mentre negli stessi giorni è prevista l'assemblea nazionale del Pd guidato da Elly Schlein. Conte propone di convocare subito dopo una riunione tra le forze progressiste per definire i contenuti condivisi.

Una volta raggiunto l'accordo sul programma, il passaggio successivo dovrà essere la scelta della leadership attraverso le primarie. Per l'ex presidente del Consiglio, la coalizione non può presentarsi ancora a lungo senza una proposta politica unitaria e senza un candidato riconoscibile. La data della consultazione dovrà essere concordata tra i partiti, ma Conte insiste sulla necessità di organizzarla rapidamente.

Il rischio indicato dal leader pentastellato riguarda soprattutto il vantaggio politico della presidente del Consiglio. Giorgia Meloni, osserva Conte, dispone già di una leadership consolidata nel centrodestra e ha progressivamente ridotto la visibilità dei suoi alleati. Prolungare il confronto interno sulle candidature significherebbe, a suo giudizio, concederle altro spazio mentre l'opposizione resta impegnata a stabilire chi dovrà rappresentarla.

Nel corso dell'intervista, Conte è tornato anche su un colloquio riservato avuto con Elly Schlein, il cui contenuto è successivamente arrivato ai giornali. In quell'occasione aveva prospettato una soluzione alternativa alla competizione diretta tra i segretari e i presidenti dei partiti: la disponibilità di entrambi a rinunciare alla candidatura per favorire una figura diversa.

La proposta, ha precisato, nasceva da una valutazione di responsabilità politica e non dal timore di affrontare le primarie. Conte ha inoltre smentito di aver indicato un nome preciso per sostituire i leader delle principali forze della coalizione. L'ipotesi di un passo indietro condiviso non ha trovato accoglienza e il confronto sulla candidatura resta quindi aperto.

Intervenendo anche a Porta a Porta, il presidente del Movimento 5 Stelle ha respinto le ricostruzioni secondo cui starebbe valutando una corsa elettorale autonoma. Ha ricordato il lavoro svolto insieme alla comunità pentastellata per costruire un progetto progressista e ha giudicato incompatibile con questo impegno l'idea di abbandonare adesso il percorso unitario.

La posizione espressa da Conte delinea così una sequenza precisa per i prossimi appuntamenti del centrosinistra: completare le iniziative programmatiche dei singoli partiti, aprire immediatamente il tavolo tra gli alleati e arrivare alle primarie sulla base di un'intesa politica già definita. Restano da concordare sia i contenuti comuni sia le modalità e i tempi della consultazione per individuare il candidato premier.

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