Yara Gambirasio, il figlio di Bossetti contesta il no ai nuovi esami del Dna e cita Garlasco
Il figlio di Massimo Bossetti interviene per la prima volta in televisione sul caso Yara Gambirasio, contestando il mancato via libera a nuovi esami del Dna. La decisione dei giudici di Bergamo riapre il confronto tra difesa e famiglia della vittima.
La decisione della Corte d'Assise di Bergamo del 5 ottobre 2026, che ha respinto la richiesta di ulteriori accertamenti scientifici sui reperti dell'omicidio di Yara Gambirasio, ha provocato una nuova presa di posizione da parte della famiglia di Massimo Bossetti. A intervenire è Nicolas, figlio dell'uomo condannato in via definitiva all'ergastolo per l'uccisione della tredicenne di Brembate di Sopra.
Nicolas Bossetti ha scelto il programma "Ore 14 di sera", condotto da Salvo Sottile e in onda su Rai2 l'8 ottobre alle 21.20, per parlare pubblicamente della vicenda per la prima volta. Il giovane contesta il modo in cui, a suo giudizio, sono stati condotti gli accertamenti e ritiene che alla difesa del padre non siano state concesse sufficienti possibilità di verifica.
Durante l'intervista, Nicolas paragona il procedimento giudiziario a quello relativo all'omicidio di Chiara Poggi, affermando che la situazione sarebbe «molto peggio di una Garlasco 2». Secondo il figlio di Bossetti, nell'inchiesta su Yara si sarebbero verificati numerosi errori giudiziari e sarebbe mancata la possibilità di controllare nuovamente la corrispondenza tra il profilo genetico attribuito a Ignoto 1 e quello del padre. Si tratta di contestazioni espresse dal giovane, non di irregolarità giudiziarie accertate.
La vicenda ha segnato anche la sua infanzia. Nicolas aveva nove anni quando Yara scomparve, il 26 novembre 2010, e ne aveva dodici quando Massimo Bossetti fu arrestato, il 16 giugno 2014. L'ex muratore di Mapello sta scontando la pena dell'ergastolo nel carcere di Bollate.
La recente decisione dei giudici riguarda l'istanza presentata dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, che chiedevano di sottoporre i reperti a nuovi esami con metodologie aggiornate. Tra gli elementi indicati dalla difesa figura la traccia genetica denominata 31G20, ritenuta decisiva nel processo che ha portato alla condanna di Bossetti.
I legali hanno sollevato obiezioni sulle procedure utilizzate per estrarre il Dna da quella traccia, attribuita a materiale biologico misto della vittima e dell'imputato. Hanno inoltre richiamato l'attenzione su ulteriori tracce genetiche individuate sul giubbotto di Yara, che secondo la loro interpretazione potrebbero essere riconducibili a liquido seminale e non sarebbero state adeguatamente analizzate.
La Corte d'Assise ha respinto la richiesta di nuove verifiche tecnico-scientifiche dopo circa quattro ore. In precedenza era stata consentita alla difesa la consultazione dei reperti, ma non la ripetizione degli accertamenti, nel rispetto dei limiti fissati dalla Cassazione nel 2024. Salvagni e Camporini hanno annunciato l'intenzione di impugnare il provvedimento.
All'udienza del 5 ottobre Bossetti ha partecipato in videocollegamento dal carcere di Bollate. Erano presenti la pubblico ministero Letizia Ruggeri e gli avvocati Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, rappresentanti dei genitori della vittima, Maura Panarese e Fulvio Gambirasio.
Proprio i legali della famiglia Gambirasio si sono opposti alla richiesta della difesa. All'uscita dal tribunale hanno dichiarato che faranno tutto il possibile per evitare che la vicenda si trasformi in un nuovo caso Garlasco, esprimendo così una posizione opposta a quella sostenuta da Nicolas Bossetti.
Yara Gambirasio scomparve nel tardo pomeriggio del 26 novembre 2010 mentre rientrava dalla palestra a Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo. Il suo corpo venne ritrovato tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, in un campo a Chignolo d'Isola. La condanna definitiva di Massimo Bossetti resta in vigore, mentre i suoi difensori intendono proseguire la battaglia giudiziaria per ottenere nuove analisi dei reperti.
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