Garlasco, la difesa di Stasi chiede nuovi esami sulle impronte del dispenser di sapone

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Nel caso Garlasco la difesa di Alberto Stasi sollecita nuovi accertamenti sulle impronte del dispenser di sapone trovato nella villetta di Chiara Poggi. Una perizia individua tracce potenzialmente confrontabili non utilizzate in passato.

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Una nuova valutazione delle tracce digitali presenti sul dispenser di sapone potrebbe fornire ulteriori elementi nell'inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco. Gli avvocati di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto, hanno chiesto alla Procura di Pavia di sottoporre il reperto a ulteriori accertamenti, ritenendo che alcune impronte mai attribuite possano essere oggi esaminate con maggiore precisione.

La richiesta è contenuta in una memoria difensiva depositata nell'agosto 2025 dagli avvocati Giada Bocellari e Antonio de Rensis, acquisita tra gli atti relativi alla chiusura delle indagini su Andrea Sempio. Il documento contesta la valutazione originaria dei rilievi effettuati sul contenitore, recuperato nel bagno al piano terra dell'abitazione di via Pascoli.

Secondo la ricostruzione dei legali, il Ris di Parma aveva individuato due impronte attribuibili a Stasi, considerando gli altri segni non utilizzabili per confronti dattiloscopici. Queste ulteriori tracce, tuttavia, non sarebbero state descritte singolarmente nella relazione tecnica. La difesa sostiene di aver potuto comprendere la diversa consistenza dei rilievi soltanto dopo aver ottenuto la documentazione fotografica originale.

Un passaggio risale al 2017, quando i legali, nell'ambito delle attività finalizzate a valutare una possibile revisione del processo, richiesero le immagini a colori del dispenser e delle impronte rilevate. Il materiale venne consegnato il 25 luglio dello stesso anno e successivamente esaminato dal consulente Oscar Ghizzoni.

Dall'analisi tecnica, secondo quanto riferito dalla difesa, risulterebbero nove contatti nella porzione del dispenser fotografata nel 2007. Di questi, almeno tre sarebbero stati idonei a una comparazione, mentre negli accertamenti originari ne erano stati utilizzati soltanto due. Gli avvocati ritengono quindi necessario verificare se le ulteriori tracce consentano oggi un'identificazione.

Il dispenser aveva assunto rilievo anche nella ricostruzione accolta dalla sentenza definitiva. Secondo l'ipotesi accusatoria recepita nella condanna, Stasi avrebbe lasciato le proprie impronte mentre rimetteva a posto il contenitore dopo essersi lavato le mani. Nella valutazione di questo elemento erano stati considerati anche altri dati, tra cui l'assenza di sangue nel sifone e la presenza di capelli nel lavabo, circostanze che indicavano un lavandino non ripulito.

La consulenza richiamata dai difensori prende in considerazione anche la distribuzione dei segni e le colature di sapone sulla superficie. Secondo l'esperto, la presenza di numerosi contatti differenti sarebbe incompatibile con un lavaggio del dispenser successivo all'omicidio.

Per gli avvocati Bocellari e de Rensis, questi elementi giustificano un riesame specifico del reperto. Resta da stabilire se le tracce indicate dal consulente siano effettivamente utilizzabili per un confronto e se possano essere attribuite a una persona. La richiesta della difesa non equivale, allo stato, a un nuovo risultato identificativo.

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