Meloni verso il 2027, Fazzolari apre al voto a giugno e chiude alleanze con Vannacci

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Le elezioni politiche potrebbero svolgersi già a giugno 2027, per lasciare al nuovo governo più tempo sulla manovra economica. Giovanbattista Fazzolari chiarisce anche le posizioni su Vannacci, Ucraina e futuro del Quirinale.

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Meloni verso il 2027, Fazzolari apre al voto a giugno e chiude alleanze con Vannacci
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La possibilità di anticipare a giugno le elezioni politiche del 2027 entra nelle valutazioni del centrodestra. A indicare questa prospettiva è Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e stretto collaboratore di Giorgia Meloni, che affronta il tema in una lunga intervista rilasciata a Salvatore Merlo per il Foglio. Il confronto tocca anche le future alleanze, la riforma elettorale, il sostegno all'Ucraina e le prospettive per la presidenza della Repubblica.

La scelta della data del voto avrebbe conseguenze soprattutto sulla gestione dei conti pubblici. Secondo Fazzolari, le due finestre possibili sono giugno e settembre 2027, ma la prima consentirebbe al prossimo esecutivo di affrontare con maggiore tranquillità la preparazione della legge di bilancio. L'obiettivo sarebbe evitare le difficoltà incontrate nell'autunno del 2022, quando il governo Meloni, appena insediato, dovette predisporre la manovra in tempi particolarmente ristretti.

Non si tratta di una decisione già assunta né dell'annuncio di uno scioglimento anticipato delle Camere. Il sottosegretario precisa che la scelta non dipende esclusivamente dalla maggioranza. La disponibilità a considerare giugno rappresenta tuttavia un'indicazione sulle valutazioni politiche in corso a Palazzo Chigi in vista della conclusione della legislatura.

Un altro punto riguarda la composizione del centrodestra. Fazzolari esclude accordi con Roberto Vannacci e contesta il modo in cui il generale interpreta l'attività politica. Il sottosegretario lo accosta a Giuseppe Conte, sostenendo che entrambi tendano a modificare le proprie posizioni in funzione delle opportunità elettorali. Una valutazione che accompagna il rifiuto di ampliare la coalizione verso formazioni considerate incompatibili con la linea del governo.

Nella lettura di Fazzolari, la crescita di consenso attorno a nuove figure politiche non garantisce necessariamente risultati duraturi nelle urne. A sostegno della propria tesi richiama le esperienze di Gianfranco Fini e Angelino Alfano, protagonisti di separazioni politiche da Silvio Berlusconi che non produssero successivamente i risultati elettorali inizialmente ipotizzati.

La futura legge elettorale potrebbe incidere ulteriormente sugli equilibri. L'orientamento sostenuto dal sottosegretario punta a favorire coalizioni definite e maggioranze capaci di governare senza dipendere da piccoli partiti determinanti per la tenuta parlamentare. Una maggiore concentrazione dei voti sulle principali alleanze potrebbe ridurre lo spazio disponibile per le formazioni esterne ai due schieramenti.

Guardando all'opposizione, Fazzolari individua in Elly Schlein la principale possibile avversaria di Meloni alle prossime elezioni. La sua posizione parte dal principio che la guida di una coalizione debba spettare al leader del partito che ottiene il maggior consenso. Il ragionamento interessa direttamente il centrosinistra, dove resta aperta la discussione sulla possibile scelta di una candidatura condivisa tra Partito democratico, Movimento 5 Stelle e altre forze alleate.

Per il sottosegretario, una coalizione dovrebbe presentarsi agli elettori con una leadership riconoscibile e un progetto politico definito. Una posizione che conferma la volontà di Fratelli d'Italia di affrontare il prossimo appuntamento elettorale mantenendo Meloni come riferimento principale dello schieramento conservatore.

Il rapporto tra la presidente del Consiglio e le istituzioni occupa una parte significativa dell'intervista. Fazzolari sostiene che l'attuale governo abbia rafforzato il ruolo di Palazzo Chigi, arrivando a parlare di un premierato già realizzato nella pratica attraverso l'autorevolezza politica della premier. Nella sua interpretazione, la continuità dell'esecutivo permette di esercitare una maggiore capacità di indirizzo sulle scelte amministrative e legislative.

Lo stesso sottosegretario riconosce però che l'attività di governo presenta ostacoli difficili da superare. Le decisioni adottate dal Consiglio dei ministri devono confrontarsi con procedure amministrative, vincoli finanziari e tempi di attuazione che possono rallentare o modificare i programmi iniziali. Un'esperienza che, secondo Fazzolari, rende ancora più evidente la necessità di intervenire sull'organizzazione istituzionale e sulla stabilità degli esecutivi.

Sulla politica internazionale, il sostegno all'Ucraina resta uno degli elementi che distinguono la linea della presidente del Consiglio. Fazzolari rivendica la decisione di mantenere l'Italia saldamente nel fronte europeo e atlantico favorevole a Kyiv, anche quando una posizione diversa avrebbe potuto raccogliere consensi tra gli elettori contrari agli aiuti.

Secondo il sottosegretario, un cambiamento della posizione italiana avrebbe potuto indebolire anche quella degli altri Paesi europei. La scelta di Meloni viene quindi presentata come una decisione legata agli interessi nazionali, oltre che agli impegni internazionali assunti dall'Italia.

In questa valutazione trova spazio anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricordato per la fermezza mostrata sul sostegno all'Ucraina. Fazzolari considera la continuità della politica estera un elemento che dovrebbe superare le divisioni tra maggioranza e opposizione. Esprime inoltre preoccupazione per possibili campagne di disinformazione russa capaci di influenzare il dibattito politico italiano in occasione delle prossime elezioni.

Il riferimento al Quirinale apre un ulteriore capitolo. Fazzolari non esclude che Giorgia Meloni possa diventare in futuro presidente della Repubblica, ma ritiene il 2028 un momento non appropriato per un simile passaggio. A suo giudizio, la premier ha ancora un ruolo da svolgere alla guida del governo e di Fratelli d'Italia.

Il sottosegretario guarda invece con favore alla possibilità che la prossima presidenza della Repubblica venga affidata a una personalità di cultura conservatrice, purché capace di rappresentare l'intera comunità nazionale. La provenienza politica, nella sua visione, non dovrebbe impedire a una figura della destra di esercitare il ruolo di garanzia previsto dalla Costituzione.

Un'eventuale candidatura di questo tipo dovrebbe naturalmente confrontarsi con gli equilibri parlamentari e con le maggioranze richieste per l'elezione del capo dello Stato. La posizione espressa da Fazzolari indica comunque l'intenzione di rivendicare per l'area conservatrice un ruolo nella futura scelta del presidente della Repubblica.

Nel delineare l'identità di Fratelli d'Italia, il sottosegretario cita inoltre figure come Raffaele Fitto, Giulio Tremonti e Marcello Pera, provenienti da percorsi politici differenti. L'obiettivo dichiarato è rappresentare il partito come una formazione capace di coinvolgere competenze ed esperienze che vadano oltre la propria tradizione originaria. Fazzolari respinge anche le indiscrezioni su una possibile mancata ricandidatura del ministro della Giustizia Carlo Nordio.

L'intervista affronta infine il confronto con Sigfrido Ranucci e le polemiche che hanno coinvolto il sottosegretario. Fazzolari contesta l'utilizzo di testimonianze anonime e respinge le accuse rivoltegli, sostenendo di avere il diritto di tutelare la propria reputazione anche attraverso iniziative giudiziarie. Le contestazioni restano oggetto di un confronto nel quale le rispettive posizioni devono essere tenute distinte da eventuali responsabilità accertate.

Dalle dichiarazioni rilasciate al Foglio prende forma una strategia che collega la prossima competizione elettorale al progetto politico avviato con la vittoria del 2022. Il mantenimento della collocazione occidentale, la ricerca di maggioranze parlamentari solide e il rifiuto di accordi con formazioni giudicate opportunistiche costituiscono i principali orientamenti indicati da Fazzolari.

Resta da verificare quali di queste posizioni diventeranno decisioni effettive della presidente del Consiglio e della coalizione. Il primo passaggio sarà la definizione delle regole e dei tempi delle elezioni del 2027. Da quelle scelte dipenderanno anche le condizioni con cui Meloni tenterà di ottenere un nuovo mandato e di consolidare la presenza della destra alla guida del Paese.

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