Ricina, il padre di Antonella Di Ielsi racconta i dubbi su Gianni Di Vita e il loro confronto

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Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella, racconta i dubbi sulla morte della figlia e della nipote Sara, avvelenate con la ricina. Le indagini proseguono senza indagati e l'uomo riferisce il confronto avuto con il genero Gianni Di Vita.

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Non ci sono ancora persone iscritte nel registro degli indagati per la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, vittime di un avvelenamento da Ricina. La Procura continua a lavorare sull'ipotesi di duplice omicidio, mentre i rapporti familiari e le circostanze precedenti alla tragedia restano tra gli aspetti da chiarire.

A parlare del clima all'interno della famiglia è Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella e nonno di Sara. In un'intervista al Corriere della Sera, l'uomo racconta i suoi sospetti e il confronto diretto avuto con il genero Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime. Le sue considerazioni rimangono valutazioni personali e non costituiscono elementi di responsabilità accertata.

Salvatore riferisce di aver chiesto direttamente a Gianni se avesse avuto un ruolo nella vicenda. La risposta del genero, secondo il suo racconto, è stata netta: «Io non c'entro». Il suocero afferma di credergli, pur senza voler escludere alcuna possibilità: «Non incolpo nessuno, però la situazione è quella che è, e nemmeno escludo nulla».

Il padre di Antonella sostiene di aver inizialmente pensato a un possibile coinvolgimento del genero, ma non a un'azione compiuta necessariamente da solo. Lo descrive come una persona che considerava buona ma ingenua, tanto da averlo soprannominato «bravo fesso». Nell'intervista ipotizza anche la presenza di un'altra persona, senza indicare fatti concreti a sostegno di questa convinzione.

Un altro elemento del suo racconto riguarda le difficoltà coniugali di cui avrebbe saputo soltanto successivamente. Salvatore dice di non essere stato a conoscenza dei problemi tra Antonella e Gianni e manifesta il rimpianto per la scomparsa della moglie, alla quale la figlia avrebbe forse potuto confidare questioni personali che non riusciva ad affrontare con il padre.

Secondo Salvatore, le tensioni nella coppia avrebbero avuto radici lontane. A suo giudizio Antonella avrebbe dovuto affrontare prima le difficoltà con il marito. Nonostante questi interrogativi, precisa di non aver mai litigato con Gianni, che si sarebbe persino dichiarato disponibile a rispettare la volontà dei familiari riguardo alle visite nella loro abitazione.

Resta infine il dubbio espresso dall'uomo sull'eventuale presenza di una terza persona e su possibili motivazioni legate alla sfera sentimentale. Si tratta di ipotesi formulate dal padre di Antonella, mentre gli investigatori proseguono gli accertamenti per ricostruire come sia avvenuto l'avvelenamento e individuare eventuali responsabilità.

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