Legge elettorale, oggi il voto segreto alla Camera: controlli sui deputati e proteste

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La Camera si prepara al voto decisivo sulla nuova legge elettorale. Dopo tre fiducie superate dal governo, resta l'incognita dello scrutinio segreto. Le opposizioni contestano le modalità di voto e preparano ricorsi alla Consulta.

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La nuova legge elettorale arriva giovedì 8 ottobre all'ultimo passaggio parlamentare, con una votazione che potrebbe chiudere definitivamente l'iter dello Stabilicum. Alla Camera la seduta inizierà alle 10.30, mentre lo scrutinio conclusivo, previsto non prima delle 12.30, sarà trasmesso in diretta televisiva. Il centrodestra punta a confermare i numeri ottenuti durante i precedenti passaggi, ma il voto segreto lascia aperta la possibilità di defezioni.

Per evitare sorprese, i partiti della maggioranza hanno chiesto la presenza di tutti i propri deputati, compresi i ministri. A Montecitorio sono attesi banchi particolarmente affollati e un'attenta organizzazione delle operazioni di voto. Durante il precedente scrutinio segreto sulle pregiudiziali, responsabili d'aula, capigruppo e personale dei gruppi parlamentari avevano seguito le votazioni anche dalle tribune. Una disposizione che potrebbe essere riproposta nella seduta conclusiva.

Proprio le garanzie di segretezza sono diventate uno dei principali motivi di scontro con le opposizioni. Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha chiesto formalmente di abbandonare il sistema elettronico e utilizzare il cosiddetto catafalco, con urna e palline bianche e nere per esprimere il voto. Secondo Magi, la procedura attualmente prevista non offrirebbe sufficienti garanzie contro eventuali controlli sulle scelte dei parlamentari.

Alla richiesta si sono associati Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Le opposizioni hanno sollecitato anche limitazioni agli spostamenti tra i banchi e alla permanenza in piedi durante lo scrutinio, oltre a controlli più rigorosi su fotografie e riprese video effettuate dalle tribune. Il presidente di turno Giorgio Mulè ha respinto la proposta di modificare il sistema, confermando il ricorso al voto elettronico e assicurando che la presidenza garantirà la segretezza della consultazione.

La maggioranza arriva all'appuntamento dopo aver superato tutte e tre le questioni di fiducia poste dal governo. Nell'ultima votazione, mercoledì 7 ottobre, l'articolo 3 ha ottenuto 228 voti favorevoli, 144 contrari e tre astensioni. Il risultato non ha mostrato cedimenti significativi all'interno della coalizione che sostiene l'esecutivo.

Nella stessa giornata la Camera ha approvato anche l'articolo 8, dedicato al voto dei fuori sede e dei caregiver, con 214 favorevoli e nessun contrario. I deputati delle opposizioni si sono astenuti in 126. Simona Bonafè, del Pd, ha riconosciuto il miglioramento introdotto dalla disposizione, precisando tuttavia che un intervento positivo su un singolo aspetto non basta a rendere condivisibile l'intera riforma.

Non hanno invece ottenuto il via libera gli ordini del giorno presentati durante l'esame del provvedimento. Le opposizioni ne avevano depositati circa quaranta e, per alcune proposte, il governo aveva espresso disponibilità a un parere favorevole subordinato a modifiche del testo. Tra queste figurava anche un'iniziativa di Magi sulla raccolta digitale delle firme. Sono stati respinti inoltre gli ordini del giorno dei parlamentari di Futuro Nazionale, vicini a Roberto Vannacci, relativi alle preferenze e alla parità di genere, sui quali l'esecutivo aveva già espresso una valutazione negativa.

Alla vigilia del voto finale, Giorgia Meloni ha mostrato tranquillità. Interpellata mercoledì a margine del vertice Med9 di Spalato, in Croazia, la presidente del Consiglio ha risposto di essere serena come sempre. Anche Alberto Balboni, senatore di Fratelli d'Italia, ha escluso difficoltà nell'approvazione definitiva del provvedimento.

Nei corridoi di Montecitorio, intanto, le valutazioni politiche vanno oltre il risultato dello scrutinio. Deputati di maggioranza e opposizione discutono delle possibili conseguenze della riforma sulla durata della legislatura e sull'eventualità di elezioni anticipate. Le previsioni sul numero dei voti favorevoli si intrecciano con le ipotesi sui futuri equilibri parlamentari.

Il confronto proseguirà anche fuori dall'aula. Pd, M5S e Avs hanno lavorato a iniziative comuni di protesta da svolgere nella giornata dell'approvazione, sia all'interno sia all'esterno della Camera. Le contestazioni riguardano il contenuto della legge, ribattezzata Melonellum dalle opposizioni, e il percorso seguito per arrivare al voto definitivo.

Secondo il calendario parlamentare, la conclusione dell'esame è prevista entro le 13.30 di giovedì. In caso di approvazione, lo Stabilicum diventerà la nuova legge elettorale. Lo scontro politico, però, è destinato a proseguire anche dopo il voto. Per lunedì le forze di opposizione hanno già organizzato una conferenza stampa alla Camera insieme a diversi comitati, con l'obiettivo di annunciare iniziative e ricorsi alla Corte costituzionale contro la riforma.

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