Crisi energetica, l'Italia chiede più flessibilità all'Ue: Bruxelles frena sulle deroghe
Il caro energia arriva al confronto tra i ministri europei a Lussemburgo. Italia e Grecia chiedono più margini di bilancio per sostenere famiglie e imprese, ma Bruxelles teme che nuove deroghe possano indebolire le regole sui conti pubblici.
Le nuove misure contro il rincaro dei carburanti potrebbero scontrarsi con i vincoli europei sulla spesa pubblica. È il problema che l'Italia intende sollevare durante le riunioni dell'Eurogruppo e dell'Ecofin, in programma a Lussemburgo giovedì 8 e venerdì 9 ottobre. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti punta a ottenere maggiori possibilità di intervento per contenere gli effetti della crisi energetica, mentre tra le istituzioni europee prevale la prudenza sull'eventualità di modificare le regole di bilancio.
La questione nasce dall'aumento dei prezzi dell'energia seguito alla prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz. Il blocco di una delle principali rotte del commercio petrolifero ha aggravato i costi per imprese e consumatori, spingendo numerosi governi europei ad adottare provvedimenti di sostegno. I rincari del gasolio preoccupano soprattutto per le conseguenze sui trasporti, sulla produzione industriale e sui prezzi dei beni.
Giorgia Meloni e il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis hanno inviato due lettere alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, chiedendo di adattare l'applicazione delle regole fiscali alla situazione economica. L'obiettivo è consentire ai governi di finanziare interventi straordinari senza compromettere il rispetto dei percorsi di spesa concordati con Bruxelles.
Tra le proposte italiane figura la possibilità di utilizzare le maggiori entrate fiscali generate dall'aumento dei prezzi dei carburanti per finanziare misure compensative. Il governo ha inoltre richiamato l'attenzione sulle previsioni di inflazione utilizzate per definire i limiti di crescita della spesa pubblica, elaborate prima dell'attuale accelerazione dei prezzi energetici.
La richiesta sarà discussa dai ministri dell'Eurozona, ma non sono attese decisioni immediate. Un alto funzionario europeo ha spiegato che spetta innanzitutto alla Commissione valutare le possibili soluzioni e le loro conseguenze. Il tema potrebbe successivamente arrivare al Consiglio europeo della prossima settimana, dove i capi di Stato e di governo saranno chiamati a confrontarsi sulle risposte comuni alla crisi.
La principale difficoltà riguarda la tenuta del Patto di stabilità, riformato alla fine del 2023 dopo un lungo negoziato tra gli Stati membri. Secondo le valutazioni espresse a Bruxelles, introdurre eccezioni ogni volta che si verifica una situazione economica sfavorevole potrebbe ridurre la prevedibilità delle regole e compromettere la fiducia dei mercati nella disciplina finanziaria europea.
Il problema riguarda in particolare i Paesi con un debito pubblico elevato. Un quadro fiscale considerato affidabile contribuisce infatti a contenere i rendimenti richiesti dagli investitori per acquistare titoli di Stato. Un indebolimento delle regole potrebbe invece tradursi in maggiori costi di finanziamento, vanificando almeno in parte i benefici delle deroghe richieste.
Un altro punto controverso riguarda l'utilizzo del gettito Iva aggiuntivo prodotto dal caro petrolio. Se gli Stati potessero destinare queste entrate a nuove spese, bisognerebbe stabilire cosa accadrebbe in caso di successiva diminuzione dei prezzi. Una riduzione delle entrate fiscali dovrebbe comportare tagli equivalenti oppure il sistema dovrebbe consentire un trattamento diverso nelle due situazioni. È uno degli interrogativi che, secondo i funzionari europei, richiedono una risposta prima di intervenire sulle regole.
Anche la proposta di considerare l'inflazione effettiva nella valutazione dei limiti di spesa presenta difficoltà tecniche. I governi non controllano direttamente l'andamento dei prezzi e un'accelerazione imprevista può modificare sensibilmente gli equilibri di bilancio. Resta però da definire un meccanismo applicabile non soltanto all'attuale crisi energetica, ma anche a eventuali situazioni future.
Le posizioni dei Paesi membri potrebbero risultare distanti. Italia e Grecia condividono la richiesta di maggiore flessibilità e potrebbero trovare comprensione anche presso Francia e Spagna. I governi dell'Europa settentrionale, tradizionalmente più rigorosi nella gestione dei conti pubblici, potrebbero invece opporsi a modifiche di un sistema approvato soltanto pochi anni fa.
Nel confronto di venerdì è previsto inoltre un possibile esame della tassazione degli extraprofitti delle imprese energetiche. L'argomento potrebbe essere affrontato durante la colazione di lavoro dell'Ecofin, come ulteriore ipotesi per reperire risorse con cui attenuare le conseguenze dell'aumento dei prezzi.
Le riunioni di Lussemburgo comprendono anche altri dossier economici. Nell'Eurogruppo dell'8 ottobre i ministri dell'area euro esamineranno l'andamento dei tassi di cambio, con particolare attenzione all'indebolimento della moneta unica rispetto al dollaro. Il confronto si baserà sulle valutazioni della Commissione europea e della Banca centrale europea.
È inoltre previsto l'avvio della procedura per individuare il successore di Isabel Schnabel nel Comitato esecutivo della Bce. Il suo mandato terminerà il 3 gennaio 2027 e i governi saranno invitati a presentare le candidature, con un nuovo passaggio atteso durante l'Eurogruppo di novembre.
Nella riunione allargata ai 27 Stati membri saranno esaminati i progressi dell'Unione dei risparmi e degli investimenti, l'efficienza delle finanze pubbliche e gli effetti dell'andamento dei mercati energetici sull'economia europea. Per venerdì 9 ottobre, l'Ecofin ha in programma anche il pacchetto legislativo sull'integrazione dei mercati finanziari e della vigilanza, insieme alla competitività delle banche.
Tra gli altri argomenti figurano le conseguenze economiche della guerra russa contro l'Ucraina, l'attuazione del dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza, il Semestre europeo 2026 e l'applicazione delle nuove regole di governance economica. I ministri dovranno inoltre esaminare il piano di bilancio a medio termine della Repubblica Ceca per il periodo 2027-2030 e l'estensione alla Grecia della flessibilità prevista dalla clausola nazionale di salvaguardia per la spesa energetica.
L'agenda comprende infine l'aggiornamento dell'elenco europeo delle giurisdizioni fiscali non cooperative e gli impegni sulla finanza climatica in vista della Cop31, prevista a novembre ad Antalya, in Turchia. Sul fronte energetico, invece, il risultato più immediato delle riunioni dovrebbe essere una prima ricognizione delle posizioni nazionali. L'eventuale concessione di nuovi margini di bilancio dipenderà dalle valutazioni della Commissione e dal successivo confronto politico tra i governi europei.
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