Ddl antisemitismo, Conte conferma il no M5S e contesta il recepimento della definizione IHRA

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Il M5S conferma il no al ddl sull’antisemitismo nonostante l’appello di Liliana Segre. Giuseppe Conte teme che il recepimento per legge della definizione IHRA possa limitare le critiche alle politiche del governo israeliano.

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La posizione del Movimento 5 Stelle sul disegno di legge contro l’antisemitismo non cambia. Giuseppe Conte, parlando con i giornalisti nel Transatlantico della Camera, ha ribadito la contrarietà del partito al testo, pur rimarcando il rispetto personale e politico per la senatrice a vita Liliana Segre.

Segre aveva chiesto alle forze politiche di superare le divisioni e arrivare a un’approvazione condivisa del provvedimento. Conte ha spiegato però di considerare decisiva una criticità già sollevata dal M5S durante l’esame parlamentare, legata all’adozione per legge della definizione operativa di antisemitismo elaborata dall’IHRA.

Il leader pentastellato ha ricordato che il 17 gennaio 2020, durante il suo secondo governo, il Consiglio dei ministri accolse proprio la definizione IHRA e nominò Milena Santerini coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo. Una scelta che Conte ha richiamato per ribadire il proprio impegno sul contrasto alle condotte antisemite.

Secondo l’ex presidente del Consiglio, tuttavia, trasformare oggi quella definizione in un riferimento legislativo produrrebbe effetti diversi. Conte sostiene che il testo possa essere utilizzato per restringere la libertà di critica verso le politiche dello Stato e del governo israeliano e considera più equilibrata, nell’attuale situazione politica, la Dichiarazione di Gerusalemme.

Conte ha inoltre auspicato un voto contrario del Partito democratico e ha invitato la maggioranza a modificare o ritirare il provvedimento. Alla Camera, dopo il passaggio in commissione, il testo base è il disegno di legge C. 2830, sul quale la discussione generale in Aula si è conclusa il 2 ottobre.

Nel motivare la propria posizione, il presidente del M5S ha richiamato anche la guerra a Gaza, definendola un genocidio, e il documentario NAZA. Conte ha citato il caso dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, finiti nel mirino di esponenti del governo israeliano dopo l’uscita del film, come esempio delle tensioni che a suo giudizio rendono necessario tutelare la possibilità di esprimere dissenso sulle scelte politiche di Israele.

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