Proteste studentesche in Francia, 190 feriti e nuove accuse sull'uso della forza

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Le proteste dei liceali francesi arrivano alla mobilitazione nazionale del 6 ottobre con 190 studenti feriti. A Lens un quindicenne ha perso una mano, mentre associazioni per i diritti umani contestano l’uso della forza.

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Il bilancio delle mobilitazioni nelle scuole superiori francesi si è aggravato alla vigilia della nuova giornata nazionale di protesta. Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha riferito che dall’inizio del movimento sono rimasti feriti 190 studenti, precisando che molti casi sarebbero legati a incidenti o alle azioni di gruppi coinvolti nei disordini.

Tra gli episodi più gravi c’è quello avvenuto il 5 ottobre a Lens, nel Pas-de-Calais. Un ragazzo di 15 anni ha perso una mano dopo l’esplosione di una granata durante un intervento delle forze dell’ordine nei pressi del liceo Auguste-Béhal. Le autorità hanno aperto un’indagine per ricostruire con precisione la dinamica, compreso il modo in cui l’ordigno sia arrivato nelle mani del giovane.

Pochi giorni prima, a Tours, uno studente di 16 anni aveva perso l’uso dell’occhio destro dopo essere rimasto ferito durante gli incidenti collegati al blocco di un istituto. Gli esami medico-legali hanno indicato lesioni compatibili con l’impatto di un proiettile sparato da un lanciatore LBD. La famiglia ha presentato denuncia e sono in corso accertamenti.

Un altro caso riguarda un quattordicenne di Saint-Ouen-l’Aumône, nel dipartimento della Val-d’Oise. Il ragazzo ha riportato gravi lesioni al volto e fratture alla mandibola dopo essere stato raggiunto da un colpo esploso con un lanciatore utilizzato dalla polizia. Anche su questo episodio sono state avviate verifiche per accertare le responsabilità e valutare le modalità dell’intervento.

La Ligue des droits de l’Homme ha criticato con durezza la gestione dell’ordine pubblico durante le proteste, chiedendo che l’impiego della forza nei confronti di studenti, in larga parte minorenni, rispetti criteri rigorosi di necessità e proporzionalità. L’organizzazione contesta in particolare l’impiego di lacrimogeni, LBD e granate nelle operazioni davanti agli istituti e teme che interventi troppo aggressivi possano alimentare ulteriormente le tensioni.

Il quadro giudiziario mostra dimensioni rilevanti anche sul fronte dei fermi. Dall’inizio delle proteste sono state poste in custodia oltre 5.000 persone, secondo il bilancio comunicato dalle autorità, e più di 4.400 sono minorenni. Parallelamente sono state aperte diverse indagini sugli episodi nei quali giovani manifestanti hanno riportato ferite durante gli interventi della polizia.

Il governo sottolinea però anche la presenza, accanto agli studenti che manifestano per le condizioni della scuola, di gruppi responsabili di lanci di mortai pirotecnici, incendi, danneggiamenti e aggressioni. Geffray ha definito il caso di Lens umanamente drammatico, ma ha richiamato anche il problema di giovani che si sposterebbero tra gli istituti partecipando agli scontri.

Le rivendicazioni degli studenti riguardano soprattutto la carenza di personale, le classi affollate, lo stato degli edifici e la richiesta di maggiori risorse per l’istruzione. Il movimento, iniziato nelle settimane precedenti e poi esteso a numerose città, ha portato a blocchi, cortei e sospensioni delle lezioni in centinaia di scuole.

Il 5 ottobre il ministero dell’Istruzione ha contato 413 istituti interessati da azioni o disagi, rispetto ai 564 registrati alla stessa ora del venerdì precedente. Il calo è del 27%. Per il ministero la diminuzione è collegata anche ai confronti avviati con gli studenti a livello locale e nazionale, una lettura che non ha fermato la convocazione della nuova mobilitazione.

La protesta proseguirà infatti il 6 ottobre con una nuova giornata nazionale. Gli studenti chiedono misure concrete sulle condizioni di studio e sulle risorse destinate alle scuole, mentre il confronto sull’ordine pubblico è diventato uno dei temi principali dopo la serie di ferimenti registrata durante le manifestazioni.

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