Garlasco, riemerge un profilo di 13 pagine su Stasi ma la psicologa nega di averlo scritto

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Dai faldoni del Ris sul caso Garlasco riemerge una relazione di 13 pagine su Alberto Stasi, mai depositata nei processi. Il documento contiene 17 valutazioni sul suo comportamento, ma la psicologa Alessandra Bramante nega di averlo redatto.

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Tra il materiale del Ris di Parma acquisito dalla Procura di Pavia è comparsa una relazione psicologica dedicata ad Alberto Stasi che non risulta essere mai entrata negli atti dei procedimenti per l'omicidio di Chiara Poggi. Il documento conta 13 pagine, è privo di data e di firma autografa e riporta l'intestazione della psicologa e criminologa Alessandra Bramante.

La professionista, però, ha contestato la paternità della relazione. Interpellata dalla redazione di Ore 14, il programma condotto da Salvo Sottile su Rai 2, Bramante ha dichiarato di non aver mai realizzato un profilo personologico di Stasi e ha osservato che una sua relazione sarebbe stata regolarmente firmata e datata.

Le pagine sono riemerse dopo l'ordine con cui la Procura di Pavia ha chiesto di acquisire in originale la documentazione conservata dal Ris sul delitto di Garlasco. Il materiale è stato recuperato negli archivi dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e successivamente depositato a Pavia.

Restano da chiarire l'origine precisa del documento, il momento in cui sarebbe stato predisposto e l'eventuale incarico alla base della valutazione. La relazione non risulta formalmente delegata dall'allora pm di Vigevano Rosa Muscio e non sarebbero emerse comunicazioni capaci di ricostruire con certezza la richiesta e la successiva consegna.

L'analisi sarebbe stata elaborata prendendo in considerazione alcuni dei verbali resi da Stasi nell'agosto 2007, senza un colloquio diretto con lui. Nella parte conclusiva compaiono 17 osservazioni sul comportamento e sulle risposte dell'allora fidanzato di Chiara Poggi, con riferimenti alla sua presunta freddezza, alla tendenza al controllo e alla capacità di replicare agli investigatori.

Alcune dichiarazioni vengono descritte come pronunciate in modo meccanico, quasi fossero state memorizzate. In altri passaggi la relazione attribuisce a Stasi una forte concentrazione su se stesso, una tendenza narcisistica e un atteggiamento di costante autocontrollo. Si tratta di valutazioni contenute nel documento e non di conclusioni giudiziarie.

Una parte delle 13 pagine riguarda anche il modo in cui Stasi parlò di Chiara dopo il ritrovamento del corpo. L'autrice del testo interpreta alcune espressioni utilizzate nella telefonata al 118 come indice di distacco, soffermandosi in particolare sul riferimento a una ragazza morta anziché alla fidanzata.

Il documento esamina inoltre aspetti della relazione tra i due giovani. Compaiono osservazioni sulla frequenza con cui si incontravano, sui rapporti con le rispettive famiglie e su alcuni regali di natura erotica. Anche queste considerazioni sembrano derivare dall'analisi delle dichiarazioni raccolte all'epoca e non da incontri personali con Stasi.

Il punto ancora irrisolto riguarda l'uso che possa essere stato fatto di quella relazione nel 2007. Le 13 pagine non risultano depositate nei procedimenti che hanno successivamente portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi per l'omicidio di Chiara Poggi e, allo stato, non è documentato quale funzione abbiano avuto durante le indagini.

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