Covid in Europa, casi in aumento ma senza allarme: sotto osservazione la variante PJ.2.1
Il Covid torna a crescere in alcuni Paesi europei, ma i livelli restano ancora contenuti. L’attenzione degli esperti si concentra sulla nuova variante PJ.2.1, già rilevata in più continenti e da monitorare nei prossimi mesi.
La ripresa dei contagi segnalata tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre non indica, al momento, un ritorno a scenari paragonabili alle grandi ondate degli anni della pandemia. Federico Gueli, da tempo impegnato nel monitoraggio dell’evoluzione di Sars-CoV-2, invita a leggere gli incrementi registrati in Francia e in altri Paesi partendo da livelli di circolazione ancora bassi e compatibili con la stagione autunnale e con la riapertura delle scuole.
La situazione europea appare inoltre molto più frammentata rispetto al passato. Da tempo non emerge una singola variante capace di imporsi rapidamente su scala mondiale. In diversi Paesi circolano invece lignaggi differenti, con vantaggi limitati e spesso circoscritti a specifiche aree geografiche.
Tra le varianti attualmente sottoposte a monitoraggio internazionale figurano XFG, NB.1.8.1, BA.3.2 e PQ.16.1.1. Quest’ultima deriva da NB.1.8.1 ed è stata associata soprattutto a una forte diffusione in alcune aree dell’Asia, mentre nei Paesi occidentali non ha mostrato finora lo stesso vantaggio competitivo.
Secondo Gueli, proprio la maggiore diversificazione delle varianti rappresenta uno dei cambiamenti più significativi rispetto agli anni precedenti. Dopo l’affermazione di XFG e NB.1.8.1 nel 2025, nessun nuovo lignaggio è riuscito a conquistare una dominanza globale stabile. Le successive evoluzioni hanno prodotto soprattutto ondate locali o regionali.
Anche la capacità del virus di generare grandi eventi di trasmissione appare ridotta rispetto al passato. A incidere sarebbero sia l’immunità accumulata dalla popolazione sia le caratteristiche delle mutazioni più recenti, che possono aumentare la capacità di eludere le difese immunitarie senza tradursi necessariamente in una maggiore facilità di diffusione.
In Europa i dati disponibili restano limitati, soprattutto per la riduzione dei sequenziamenti. Segnali di crescita sono stati osservati in Spagna, Francia, Belgio, Lussemburgo, Irlanda e Regno Unito. Tra i lignaggi derivati da XFG figurano TA.1 e TK.1, mentre in Spagna è stata individuata anche ST.1, caratterizzata da alcune mutazioni esterne alla proteina Spike.
Non risultano finora elementi che indichino una maggiore severità associata a queste varianti. Il quadro generale rimane quindi diverso da quello delle fasi emergenziali, con aumenti circoscritti e una circolazione che può cambiare rapidamente da un Paese all’altro.
L’attenzione si sta però concentrando anche su PJ.2.1, una variante con numerose mutazioni ricostruita a partire da un’infezione cronica individuata in Canada. Nel paziente seguito nel tempo il virus avrebbe accumulato circa 20 mutazioni, prima di comparire in altre infezioni e successivamente iniziare a circolare nella popolazione.
Durante il 2026 PJ.2.1 è stata individuata progressivamente anche fuori dal Canada, con segnalazioni negli Stati Uniti e successivamente in diversi altri Paesi. La sua crescita non è stata esplosiva, ma la presenza in aree geografiche differenti ha spinto gli specialisti a seguirne l’evoluzione in vista dei mesi autunnali e invernali.
Le prime analisi non indicherebbero una capacità di evasione immunitaria superiore rispetto alle altre varianti in circolazione. PJ.2.1 mostrerebbe però una maggiore capacità di legarsi alle cellule umane, una caratteristica che potrebbe diventare rilevante qualora il lignaggio acquisisse ulteriori mutazioni favorevoli.
Al momento non ci sono elementi per collegare PJ.2.1 all’aumento dei casi osservato in Francia né ai recenti incrementi registrati in alcune aree italiane. In Italia l’attenzione riguarda soprattutto Lombardia, Veneto, Lazio e Campania, territori nei quali in passato le nuove varianti sono state spesso intercettate nelle prime fasi della loro diffusione.
Il dato centrale resta dunque l’assenza di un segnale di allarme immediato. La circolazione di Sars-CoV-2 sta aumentando in alcune zone d’Europa, ma gli incrementi osservati finora restano contenuti e non mostrano le caratteristiche delle grandi ondate globali che avevano segnato gli anni precedenti al 2024.
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