Schlein agli alleati, il Pd rivendica il suo peso e lega la guida ai rapporti di forza
Elly Schlein rivendica il peso del Pd nell’alleanza progressista e avverte gli alleati che il consenso elettorale conta. Alla Direzione dem rilancia il programma comune, ma lega la futura guida della coalizione ai rapporti di forza.
Il programma dell’alternativa al centrodestra dovrà essere costruito insieme da tutte le forze progressiste, ma il peso elettorale dei singoli partiti non potrà essere ignorato. È il messaggio lanciato da Elly Schlein durante la Direzione del Partito democratico, dove la segretaria ha rivendicato il ruolo del Pd come principale forza di opposizione.
Schlein ha ricordato che il partito ha ottenuto, secondo la sua ricostruzione, circa il doppio dei voti delle altre forze dell’area progressista nelle più recenti elezioni europee, regionali e comunali. Da qui il richiamo agli alleati a tenere conto dei rapporti di forza nella definizione del progetto comune. La leader dem ha sintetizzato la posizione sostenendo che l’inclusività non significa attribuire a tutti lo stesso peso.
La segretaria ha anche richiamato la situazione del Pd all’inizio del 2023, quando i sondaggi collocavano il partito intorno al 14%. A suo giudizio, con quei numeri il confronto sulla futura leadership della coalizione avrebbe avuto caratteristiche differenti. Schlein ha quindi ribadito che, nella sua impostazione, la guida dovrebbe spettare alla forza capace di raccogliere più consenso, senza trasformare questo principio in una pretesa di egemonia.
La priorità indicata dalla leader dem resta comunque la definizione del programma. Solo successivamente, ha spiegato, dovrebbe essere affrontato il tema di chi guiderà l’alleanza, con l’obiettivo di individuare una figura in grado di rappresentare l’intera coalizione e non soltanto il proprio partito.
Schlein ha sostenuto che il campo progressista sia oggi più compatto rispetto al passato e che siano state superate diverse diffidenze tra le forze di opposizione. Il percorso, ha precisato, non è ancora concluso, ma il Pd si considera pronto ad avviare il lavoro comune con gli altri partiti senza procedere in solitaria.
La costruzione del programma, nelle intenzioni della segretaria, dovrebbe coinvolgere anche realtà esterne ai partiti. Schlein ha indicato il terzo settore, il mondo produttivo e quello sindacale tra i soggetti da ascoltare, insieme ai cittadini, in un percorso da sviluppare sul territorio.
Nel suo intervento ha ricordato inoltre la proposta avanzata agli alleati nel novembre 2025, dopo le elezioni regionali, per organizzare una fase comune di ascolto nel Paese. Il Pd, ha aggiunto, aveva già avviato un proprio percorso a febbraio, con l’obiettivo di arrivare preparato alla fase successiva al referendum e provare a coinvolgere anche una parte degli elettori che non aveva sostenuto il partito alle precedenti europee.
Schlein ha poi attaccato il governo sulla legge elettorale, sostenendo che la maggioranza stia cercando di modificare le regole a proprio vantaggio. La segretaria del Pd ha criticato anche il ricorso alla fiducia, collegando la scelta alla tenuta interna del centrodestra.
Un’altra parte della relazione è stata dedicata all’economia e alle condizioni sociali. Schlein ha richiamato l’aumento dell’inflazione, salita al 4,2% su base annua a settembre 2026, e ha accusato il governo di non essere riuscito a proteggere salari e potere d’acquisto.
La leader dem ha citato inoltre pressione fiscale, costo dell’energia, povertà assoluta, difficoltà nell’accesso alle cure e andamento delle nascite tra i problemi ancora aperti. Sul fronte demografico ha ricordato che nel 2025 in Italia sono nati circa 355 mila bambini, il dato più basso registrato nel dopoguerra.
Secondo Schlein, il calo delle nascite è legato soprattutto alla precarietà lavorativa, ai redditi insufficienti, alle difficoltà nell’accesso alla casa e alla carenza di servizi per le famiglie. La segretaria ha quindi contrapposto questi temi alle priorità del governo, sostenendo che la stabilità politica rivendicata dalla maggioranza non abbia prodotto risultati adeguati su crescita, salari e costo della vita.
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