Centrosinistra verso il programma, il Pd apre il confronto tra primarie, centristi e Ucraina
Il centrosinistra prepara il confronto sul programma per le elezioni 2027. La Direzione Pd apre una fase decisiva, mentre restano da sciogliere i nodi su primarie, rapporto con i centristi, legge elettorale e armi all’Ucraina.
Il percorso verso un programma comune del centrosinistra entra in una nuova fase con la Direzione nazionale del Pd convocata oggi, 2 ottobre, alle 11 a Roma. Per i democratici sarà l'occasione per fare il punto sul lavoro svolto negli ultimi mesi e preparare l'assemblea nazionale fissata per domenica 18 ottobre alla Nuvola, nel quartiere Eur.
Il calendario delle prossime settimane potrebbe così avvicinare l'apertura del confronto con Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e le formazioni dell'area moderata e centrista. Proprio il 18 ottobre Avs dovrebbe presentare a Roma le proprie priorità programmatiche, mentre Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni hanno già manifestato la disponibilità dei rispettivi partiti ad avviare il confronto.
Il Pd arriva a questo passaggio dopo una serie di iniziative tematiche dedicate, tra gli altri argomenti, a lavoro, scuola, sanità e sicurezza. Nella riunione della segreteria con Elly Schlein è stato affrontato anche il tema del perimetro del futuro tavolo. L'orientamento dei democratici è quello di coinvolgere non soltanto M5S e Avs, ma anche le forze centriste interessate alla costruzione della coalizione.
Fratoianni ha ribadito una posizione già espressa in precedenza: il confronto dovrebbe essere aperto a tutte le forze intenzionate a costruire un'alternativa all'attuale maggioranza. Secondo il leader di Sinistra Italiana, saranno soprattutto le priorità condivise e gli impegni inseriti nel programma a determinare la composizione politica dell'alleanza.
Un altro dossier riguarda la scelta della futura leadership. Conte ha spiegato di essersi detto disponibile anche a valutare una figura terza rispetto ai leader dei principali partiti, purché con un profilo progressista e competitivo. Secondo il presidente del M5S, questa strada non avrebbe però trovato disponibilità tra gli alleati e sul tavolo resterebbe quindi l'ipotesi delle primarie.
Nel Pd, invece, le opzioni indicate finora sono state la scelta del leader della forza politica più votata oppure il ricorso alle primarie. Anche Avs guarda con cautela a quest'ultimo strumento. La discussione resta aperta e potrebbe essere condizionata anche dall'esito della riforma elettorale, che prevede l'indicazione del candidato premier al momento della presentazione del contrassegno.
La stessa riforma incide sulle possibilità delle formazioni più piccole di presentarsi alle elezioni. Per i partiti privi di rappresentanza parlamentare il testo porta da 1.500 a 6.000 il numero minimo di firme richieste in ciascun collegio. Se una lista volesse presentarsi in tutti i collegi di Camera e Senato, il totale arriverebbe a circa 450 mila sottoscrizioni, mentre l'obbligo minimo di presenza in metà dei collegi comporterebbe almeno 225 mila firme.
Italia Viva-Casa Riformista si trova in una situazione diversa, perché dispone di gruppi parlamentari sia alla Camera sia al Senato. Il gruppo della Camera ha assunto la denominazione Italia Viva-Casa Riformista nel giugno 2026, mentre la stessa denominazione è presente anche a Palazzo Madama.
Per altre realtà centriste il quadro è più complesso. La disciplina prevista dalla riforma distingue infatti tra partiti senza rappresentanza parlamentare, formazioni con una componente e soggetti dotati di un gruppo. Sul futuro assetto dell'area moderata, tuttavia, non risulta ancora definita un'intesa politica per la presentazione di una lista comune. Andrea Orlando ha invitato a lasciare spazio all'organizzazione di quest'area senza prolungare indefinitamente i tempi.
Il confronto sul programma dovrà affrontare anche una delle questioni che maggiormente dividono le opposizioni, quella del sostegno militare all'Ucraina. Goffredo Bettini ha proposto di collegare l'eventuale prosecuzione delle forniture di armi difensive all'avvio di un percorso concreto di tregua e negoziato, con l'obiettivo di proteggere Kiev durante una trattativa.
Conte non ha condiviso questa parte della proposta. Il leader del Movimento 5 Stelle ha sostenuto la necessità di modificare le modalità con cui l'Europa sostiene l'Ucraina e ha ribadito la contrarietà alla prosecuzione dell'invio di armi, ritenendola incompatibile con la svolta negoziale invocata dal M5S.
Nel Pd le posizioni restano articolate. Una parte dei riformisti considera la prosecuzione del sostegno a Kiev un punto essenziale, mentre altri esponenti democratici hanno valutato la proposta di Bettini come un possibile tentativo di individuare una mediazione. Anche questo dossier è destinato a pesare quando le diverse forze del centrosinistra si riuniranno per trasformare le rispettive piattaforme in un programma comune per le politiche del 2027.
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