Draghi all'Ue, 100 miliardi pubblici per l'AI e più capacità di calcolo entro il 2030
Mario Draghi propone di destinare circa 100 miliardi di euro di risorse pubbliche europee all’Intelligenza Artificiale per aumentare la capacità di calcolo dell’Ue, oggi sotto il 5% di quella mondiale, e sostenere crescita e produttività.
Portare l’Europa dal meno del 5% al 15% della capacità mondiale di calcolo destinata all’Intelligenza Artificiale entro il 2030 richiederebbe investimenti nell’ordine di 1.300 miliardi di euro. Mario Draghi ha indicato in circa 100 miliardi la quota pubblica necessaria per ridurre il rischio dell’operazione e favorire l’afflusso di capitali privati.
L’ex presidente della Bce ha avanzato la proposta il 1° ottobre durante la decima Karl Brunner Distinguished Lecture all’ETH di Zurigo. Secondo Draghi, una spesa europea di questa dimensione potrebbe essere sostenuta dal prossimo bilancio dell’Unione senza trasferire l’intero peso sui conti dei singoli Stati, già impegnati nel consolidamento delle finanze pubbliche.
Il nodo, nel ragionamento di Draghi, è la crescita. Con una parte crescente del costo del debito condizionata da fattori internazionali, l’Europa avrebbe maggiori possibilità di intervento sulla produttività e sulla capacità dell’economia di espandersi. Una diffusione rapida dell’AI potrebbe aggiungere circa 0,3-0,4 punti percentuali l’anno alla crescita della produttività nel prossimo decennio, secondo le stime della Bce richiamate nel dibattito europeo.
Draghi ha collegato gli investimenti tecnologici alla necessità di rafforzare il mercato unico e l’unione dei mercati dei capitali. Una maggiore integrazione, nella sua analisi, consentirebbe alle imprese europee di accedere più facilmente ai finanziamenti e permetterebbe al settore privato di sostenere una parte più ampia delle risorse necessarie per tecnologia, energia pulita e difesa.
Nel suo intervento ha inoltre richiamato il rapporto tra crescita, debito pubblico e politica monetaria. Una banca centrale indipendente può mantenere la priorità della stabilità dei prezzi, ha sostenuto, ma la disciplina fiscale da sola diventa insufficiente quando l’economia cresce troppo lentamente. Per questo ha attribuito alle istituzioni nazionali ed europee una responsabilità diretta nel creare le condizioni per una crescita più solida.
La linea indicata passa quindi dall’attuazione delle riforme europee già delineate sul fronte della competitività, dal completamento del mercato unico e dalla costruzione di una maggiore capacità tecnologica comune. Per Draghi, aumentare gli investimenti nell’Intelligenza Artificiale non rappresenta soltanto una scelta industriale, ma uno degli strumenti con cui l’Unione può rafforzare produttività e sostenibilità dei conti pubblici nel lungo periodo.
Notizie correlate
Grana Padano punta a 7 milioni di forme entro il 2030: preoccupazioni per possibili dazi USA
Manovra 2025 e sanità: Gimbe segnala un deficit di 19 miliardi entro il 2030