Paolo Bonolis, tra Laurenti e politica: Vado dove mi porta l'Iban

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Paolo Bonolis racconta senza filtri il rapporto con Luca Laurenti, il lavoro in tv e il suo distacco dalla politica. Nell’intervista a U – La Repubblica parla anche di Gabanelli, sport, amore e del curioso episodio con Freddie Mercury.

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Dopo oltre quarant’anni di televisione, Paolo Bonolis guarda alla propria carriera senza concedere troppo spazio ai rimpianti. In un’intervista a U – La Repubblica il conduttore ha ripercorso alcuni passaggi della sua vita professionale, soffermandosi sul rapporto con Luca Laurenti, sulle scelte di lavoro e sulle passioni che continua a coltivare lontano dagli studi televisivi.

Con Laurenti il sodalizio dura da 35 anni e resta uno degli elementi più riconoscibili della sua esperienza sul piccolo schermo. Bonolis descrive il collega come una persona con cui si è creata una sintonia eccezionale, capace di alimentare un gioco comico basato sul continuo scambio tra i due. «Di lui non posso non essere innamorato», ha spiegato, ricordando anche le numerose esperienze condivise, comprese le campagne pubblicitarie realizzate insieme.

Il conduttore rivendica inoltre il modo in cui ha sempre affrontato il rapporto con il pubblico. «Io non rido della gente, rido con la gente», ha detto, sottolineando come l’ironia funzioni proprio quando diventa reciproca e coinvolge anche lui. Una filosofia che ha accompagnato programmi e personaggi costruiti nel corso di una lunga carriera tra Rai e Mediaset.

Sulle scelte professionali, Bonolis non si sottrae alla battuta legata ai compensi. Alla frase secondo cui andrebbe «dove lo porta l’Iban» replica che, in fondo, «lo facciamo un po’ tutti» e definisce gli italiani «un popolo di nomadi». Diverso il tono quando viene citato il rapporto ormai concluso con l’ex agente Lucio Presta, argomento sul quale preferisce non tornare, considerandolo un capitolo chiuso.

Nel bilancio personale non individua neppure particolari errori da cancellare. Secondo Bonolis, alcune scelte apparse negative in un determinato momento si sono poi rivelate utili per ciò che è arrivato successivamente. Il risultato, nella sua lettura, tende quindi a compensarsi nel tempo tra vantaggi e difficoltà.

Più netto è il giudizio sulla politica contemporanea, che dice di seguire con scarso interesse perché dominata, a suo avviso, da continue contrapposizioni. Bonolis racconta che il dibattito politico lo irrita e lo annoia per la frequenza dei battibecchi e delle rivalità tra i diversi protagonisti.

Tra i volti dell’informazione esprime invece un apprezzamento marcato per Milena Gabanelli, definita «fantastica» e «tremendamente affascinante». Nel corso dell’intervista affronta anche le vicende che hanno coinvolto Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, descrivendole come parte di un intreccio nel quale chi cerca informazioni teme a sua volta di essere scoperto.

Lo sport resta uno dei territori in cui il conduttore ritrova soprattutto il piacere dello spettacolo. Tifoso dell’Inter, dice di amare l’atmosfera dello stadio ma non le forme più esasperate del tifo, segnate da rancore e ostilità. Tra i calciatori cita Lionel Messi come riferimento assoluto, davanti a Kylian Mbappé, Erling Haaland e Lamine Yamal, motivando la sua personale graduatoria con le caratteristiche tecniche dei quattro.

Anche il tennis rientra tra le sue passioni. Nel confronto tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, Bonolis attribuisce allo spagnolo una maggiore varietà di soluzioni, mentre dell’italiano apprezza soprattutto la freddezza mentale e la capacità di mantenere il controllo nei momenti decisivi.

Nell’intervista c’è spazio anche per una riflessione sull’amore, che Bonolis considera una parola interpretata in modi molto diversi e talvolta usata con eccessiva facilità. Il conduttore racconta di vivere i rapporti con un atteggiamento disincantato, senza attribuire troppo peso al giudizio altrui sul proprio fascino.

Tra gli aneddoti più curiosi compare quello legato a Freddie Mercury. Bonolis racconta che il cantante dei Queen gli avrebbe manifestato interesse, ma che lui gli rispose di non sentirsi attratto dagli uomini. Un episodio che il presentatore ricorda con la stessa ironia utilizzata nel parlare di televisione, relazioni personali e costume.

Lo stesso registro emerge quando rievoca una telefonata ricevuta da un giornalista in occasione di un Gay Pride. Alla domanda sull’abbigliamento dei partecipanti, Bonolis rispose che ciascuno poteva vestirsi come preferiva, osservando che anche i cardinali indossano abiti fuori dall’ordinario. Quanto alla scaramanzia, ammette infine qualche gesto rituale, vissuto però più come gioco che come vera convinzione.

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