Ricina a Pietracatella, il fratello di Antonella Di Ielsi chiede verità dopo nove mesi
A nove mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvelenate dalla ricina, il fratello Luigi chiede risposte. Dice di non aver mai saputo di tensioni familiari e ritiene difficile credere a un incidente.
Nove mesi dopo la morte della sorella Antonella Di Ielsi e della nipote Sara Di Vita, Luigi Di Ielsi continua ad attendere che le indagini chiariscano come la Ricina sia entrata in contatto con madre e figlia. Le due morirono tra il 27 e il 28 dicembre 2025, dopo essere state ricoverate all'ospedale di Campobasso.
In un'intervista, Luigi ha spiegato di avere fiducia nel lavoro degli investigatori e di considerare sempre più difficile l'ipotesi di un avvelenamento accidentale. Le analisi hanno accertato la presenza della sostanza tossica nelle vittime e l'inchiesta prosegue per ricostruire origine, modalità e responsabilità dell'accaduto.
Il ricordo dell'ultimo incontro risale alla vigilia di Natale. Luigi racconta di aver visto Antonella e Sara tranquille durante il pranzo in famiglia. La ragazza, allora quindicenne, gli era apparsa vivace come sempre. Nulla, secondo il fratello della donna, lasciava intuire quanto sarebbe accaduto pochi giorni più tardi.
Agli investigatori Luigi ha inoltre riferito che Antonella non gli aveva mai parlato di tensioni all'interno della famiglia. L'uomo, sentito più volte insieme al padre, auspica che tutte le persone chiamate a testimoniare abbiano fornito ogni elemento utile a ricostruire i fatti.
Nel frattempo la famiglia ha dovuto riorganizzare la propria vita. Gianni Di Vita ha lasciato l'abitazione dove viveva con la moglie e le figlie e si divide tra Pietracatella e Campobasso, dove lavora come commercialista. Alice, la figlia maggiore, dopo la maturità si è trasferita al Nord per frequentare l'università.
Luigi e la moglie Giovanna, diventati recentemente genitori, hanno scelto per il loro bambino il nome Antonello Aras. Il primo richiama Antonella, mentre Aras è la forma maschile ottenuta dall'anagramma di Sara. Un modo, ha spiegato, per mantenere vivo il legame con la sorella e la nipote mentre la famiglia attende risposte definitive dall'inchiesta.
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