Inflazione al 4,2%, energia e alimentari spingono i rincari di settembre

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A settembre l’inflazione accelera al 4,2% su base annua, spinta soprattutto dall’energia e dagli alimentari freschi. Per le famiglie il rincaro si traduce in una pressione crescente sulla spesa quotidiana e sui bilanci domestici.

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I prezzi al consumo tornano a correre in Italia. A settembre 2026 l’inflazione registra un aumento dello 0,7% rispetto ad agosto e del 4,2% nel confronto con lo stesso mese dell’anno precedente, contro il 3,3% rilevato ad agosto. Un livello che riporta la crescita dei prezzi sui valori più elevati degli ultimi anni.

La spinta principale arriva dall’energia. I beni energetici segnano complessivamente un aumento annuo del 22,3%, con quelli regolamentati in crescita del 25,9% e quelli non regolamentati del 22,2%. Su base mensile gli incrementi sono rispettivamente del 5,9% e del 4,4%.

La pressione interessa anche la spesa alimentare. I prodotti non lavorati, tra cui frutta e verdura fresche, passano da un aumento annuo del 3,8% al 5,5% e costano il 2,2% in più rispetto ad agosto. Il cosiddetto carrello della spesa accelera invece dall'0,9% all'1,7% su base annua.

Tra i servizi aumentano maggiormente quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona, che salgono del 2,9% rispetto a un anno prima. I servizi legati ai trasporti registrano una crescita annua dell'1,6%, pur diminuendo del 2,5% nel confronto con agosto.

Secondo le valutazioni delle associazioni dei consumatori, l’accelerazione dei prezzi potrebbe comportare una maggiore spesa annua di circa 1.389 euro per una famiglia media. Per una coppia con due figli la stima sale a 1.516 euro, con un impatto concentrato soprattutto sulle voci di consumo più frequenti.

L’inflazione di fondo, calcolata escludendo energia e alimentari freschi, passa dall'1,5% all'1,7%. Quella ottenuta eliminando soltanto i beni energetici sale invece dall'1,7% al 2%. L’inflazione media acquisita per il 2026 raggiunge così il 3,1%.

Le tensioni sui prezzi dell’energia restano un elemento osservato anche a livello europeo. Christine Lagarde ha richiamato il compito della Banca centrale europea di impedire che uno shock dell’offerta energetica si trasferisca in modo persistente all’intera economia e mantenga l’inflazione su livelli elevati.

La giornata ha registrato anche debolezza sulle principali Borse europee, in un quadro segnato dall’aumento dei rendimenti obbligazionari e delle quotazioni del petrolio. Lo spread tra Btp e Bund ha terminato le contrattazioni a 102,9 punti base.

L’attenzione si sposta ora sul dato relativo all’inflazione dell’Eurozona, atteso venerdì. Le previsioni indicate nel testo di partenza prospettano un’accelerazione al 3,7%, un risultato che fornirebbe nuove indicazioni sull’andamento dei prezzi e sulle pressioni energetiche nell’area della moneta unica.

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