Diesel Usa, Trump valuta lo stop all'export tra pressioni repubblicane e timori dei petrolieri
Alla Casa Bianca si valuta come frenare il caro diesel senza destabilizzare le raffinerie e le forniture agli alleati. Trump considera limiti alle esportazioni, mentre petrolieri e parte dell'amministrazione avvertono sui possibili effetti contrari.
Ridurre il prezzo del Diesel negli Stati Uniti senza provocare nuovi squilibri nel mercato dei carburanti è il nodo sul quale Donald Trump sta discutendo con i suoi consiglieri. Tra le ipotesi esaminate figura una limitazione delle esportazioni, misura sostenuta da alcuni esponenti repubblicani ma contestata dall'industria petrolifera e da componenti della stessa amministrazione.
Il confronto si è intensificato mentre il costo del gasolio negli Stati Uniti ha raggiunto livelli record, con pesanti conseguenze soprattutto per agricoltura, trasporti e attività produttive. La questione assume anche un peso politico a poche settimane dalle elezioni di metà mandato di novembre, che determineranno gli equilibri del Congresso.
Trump aveva già dichiarato pubblicamente di considerare con grande attenzione una stretta sulle vendite di diesel all'estero. Al momento, però, non risulta adottata una decisione definitiva. Sul tavolo restano diverse possibilità, comprese soluzioni meno drastiche rispetto a un blocco generalizzato delle esportazioni.
Tra i repubblicani favorevoli a un intervento figurano esponenti degli Stati agricoli, dove l'aumento dei costi del carburante pesa direttamente sulle aziende. Il deputato del Tennessee Tim Burchett ha presentato una proposta per vietare le esportazioni di diesel, mentre anche il senatore dell'Iowa Chuck Grassley ha sollecitato misure capaci di aumentare la disponibilità sul mercato interno.
Le compagnie petrolifere spingono invece contro un divieto. Una restrizione totale potrebbe ridurre gli sbocchi commerciali delle raffinerie americane e, secondo i critici della misura, costringerle a diminuire la produzione. Il segretario all'Energia Chris Wright ha espresso pubblicamente dubbi sull'efficacia di un blocco completo, osservando che una minore attività di raffinazione potrebbe esercitare pressioni anche sui prezzi di benzina e carburante per aerei.
La discussione coinvolge inoltre gli alleati degli Stati Uniti. L'Europa dipende in misura significativa dalle forniture americane di diesel e una riduzione dei flussi potrebbe accentuare la tensione su un mercato già caratterizzato da prezzi elevati. Anche il Regno Unito segue la situazione, mentre Washington mantiene contatti con i partner sulle possibili conseguenze delle scelte allo studio.
La Casa Bianca deve quindi conciliare due esigenze contrapposte: aumentare la disponibilità di diesel negli Stati Uniti per contenere i prezzi e preservare il funzionamento delle raffinerie e delle catene internazionali di approvvigionamento. La decisione resta aperta, con il confronto tra amministrazione, parlamentari repubblicani e industria petrolifera ancora in corso.
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