Umberto Pizzi è morto, dalla Dolce Vita ai Cafonal oltre sessant'anni di Italia
Umberto Pizzi è morto a pochi giorni dal suo 89° compleanno. Dalla Dolce Vita ai salotti della politica, il fotografo ha lasciato un archivio vastissimo che racconta decenni di costume italiano, tra divi, potere e mondanità.
Si è spento il 29 settembre Umberto Pizzi, fotografo e fotoreporter nato a Zagarolo il 7 ottobre 1937. Aveva 88 anni e avrebbe compiuto 89 anni pochi giorni dopo. Con il suo obiettivo ha attraversato oltre mezzo secolo di storia italiana, passando dai set e dalle notti romane della Dolce Vita ai ricevimenti della politica, dell’imprenditoria e dell’alta società.
La sua carriera era cominciata lontano dai salotti della capitale. Da giovane lavorò come fotoreporter anche in Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania, prima di legare progressivamente il proprio nome alla Roma mondana degli anni Sessanta e ai protagonisti del cinema italiano e internazionale.
Davanti alla sua macchina fotografica passarono attori, registi e personaggi destinati a entrare nell’immaginario collettivo. Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Roberto Rossellini, Elizabeth Taylor e Richard Burton furono soltanto alcuni dei volti incontrati negli anni in cui via Veneto, i grandi alberghi e i locali romani erano uno dei luoghi simbolo della mondanità internazionale.
Negli anni successivi il suo lavoro si allargò alla politica, alla cultura, all’economia e alla vita pubblica. Pizzi privilegiava spesso i momenti meno costruiti, cercando un gesto, un’espressione o una situazione capace di raccontare più di una posa ufficiale. Nel 1988 diventò giornalista pubblicista.
Il suo archivio comprende fotografie di scrittori, intellettuali, imprenditori, aristocratici e protagonisti della politica italiana. Tra i personaggi ritratti figurano Alberto Moravia, Dacia Maraini ed Enrico Berlinguer, insieme a numerosi esponenti della Prima e della Seconda Repubblica osservati sia nelle cerimonie pubbliche sia nelle occasioni più informali.
Una parte particolarmente conosciuta della sua attività è legata ai Cafonal di Dagospia. Feste, cene, ricevimenti, abiti, tavole imbandite e atteggiamenti dei partecipanti diventavano nei suoi scatti un racconto della società romana e dei suoi rituali. Da quel lavoro nacquero anche i volumi “Cafonal” e “Ultracafonal”.
Negli anni Pizzi ha continuato a fotografare i cambiamenti del costume italiano, seguendo il passaggio dalla Dolce Vita alla società della visibilità permanente. Il suo archivio riunisce mondi molto diversi e conserva immagini di cinema, politica, finanza, spettacolo e vita sociale, componendo una lunga cronaca visiva del Paese.
Dal 2012 collaborò anche con Il Fatto Quotidiano, partecipando a un portfolio settimanale e alla rubrica video “Pizzi e Merletti”. Nel 2026 la sua carriera è stata raccontata dalla docuserie Rai “Profumo di Pizzi”, articolata in quattro puntate e dedicata a quasi sessant’anni di storia italiana osservati attraverso le sue fotografie.
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