Oleshky isolata dal fronte, aiuti con droni mentre cibo e cure restano insufficienti
A Oleshky, occupata dalle forze russe, migliaia di civili affrontano carenze estreme di cibo, acqua e cure. Kiev riferisce di aiuti lanciati con droni, mentre restano quasi impraticabili evacuazioni e rifornimenti via terra.
Nella città di Oleshky e nei villaggi circostanti la crisi umanitaria si è aggravata con l'avvicinarsi dell'inverno. Il centro abitato, sulla riva sinistra del Dnipro e sotto controllo russo dal 2022, si trova a pochi chilometri da Kherson ma è separato dalla città Ucraina dal fronte e da collegamenti terrestri ormai quasi inutilizzabili.
Le stime sul numero dei residenti variano. Le autorità ucraine indicano circa 2.000 persone ancora presenti a Oleshky e circa 6.000 nell'intera comunità, compresi oltre 180 minori. Prima dell'invasione su vasta scala, nell'area vivevano quasi 40.000 persone.
I rifornimenti ordinari via terra risultano interrotti dalla fine di maggio. Nei giorni scorsi l'amministrazione regionale di Kherson ha però riferito di una vasta operazione condotta con droni, attraverso la quale sono stati trasportati quasi 4.000 chilogrammi di alimenti in circa cento punti della città. Non è stata precisata la data dell'intervento e le quantità disponibili restano insufficienti rispetto alle necessità della popolazione.
La vita quotidiana è resa ancora più difficile dalla mancanza di elettricità, gas, acqua corrente e assistenza sanitaria regolare. L'ultimo negozio di alimentari ha chiuso da mesi e il baratto, gli orti e le scorte rimaste sono diventati essenziali. Testimonianze raccolte sul posto riferiscono che in alcune famiglie la scarsità di cibo avrebbe spinto gli abitanti a nutrirsi anche di cani.
L'ospedale locale, rimasto a lungo uno dei pochi punti di riferimento, dispone di pochissimi medicinali e di carburante limitato per i generatori. Secondo testimonianze provenienti dalla città, la struttura non riesce più ad accogliere normalmente i pazienti e può garantire soltanto interventi essenziali.
Lasciare Oleshky resta estremamente rischioso. Chi tenta di raggiungere a piedi o in bicicletta località più rifornite deve percorrere strade minate e aree costantemente sorvolate da droni. Human Rights Watch ha rilevato che nella zona sono stati impiegati droni e mine da entrambe le parti e che, in diversi episodi, non è possibile attribuire con certezza la provenienza delle armi.
Un'altra emergenza riguarda le persone uccise durante i combattimenti. Testimonianze raccolte da volontari e funzionari ucraini sostengono che circa cento corpi siano stati trasferiti nei sotterranei dell'ospedale dopo la distruzione o l'inagibilità dell'obitorio. Le stesse testimonianze accusano le forze russe di impedire in alcuni casi la sepoltura diretta delle vittime; Mosca non ha fornito una ricostruzione coincidente di questi episodi.
Anche i contatti con l'esterno sono sporadici. Senza corrente elettrica, molti residenti riescono a ricaricare i telefoni soltanto attraverso generatori e possono restare senza comunicazioni per settimane o mesi. Le richieste più frequenti riguardano la possibilità di evacuare e l'arrivo di generi alimentari.
Il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Michael O'Flaherty, il 25 settembre ha chiesto un cessate il fuoco locale, accesso umanitario senza ostacoli ed evacuazioni sicure. Ha inoltre ricordato che, in base al diritto internazionale umanitario, la potenza occupante deve assicurare cibo e assistenza medica alla popolazione civile e consentire gli aiuti quando necessario.
Il Cremlino ha riconosciuto che la situazione è critica, attribuendo però a Kiev la responsabilità degli ostacoli ai rifornimenti e sostenendo che le forze russe stiano lavorando per affrontare l'emergenza. Le autorità ucraine respingono questa versione e affermano che la Russia non abbia garantito corridoi sicuri per evacuazioni e missioni umanitarie.
I contatti tra le due parti per organizzare l'uscita dei civili non hanno finora prodotto un meccanismo stabile. Con il deterioramento delle condizioni di vita e l'arrivo dei mesi più freddi, la priorità resta garantire cibo, cure e una via di evacuazione sicura alle persone ancora intrappolate nell'area.
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