Omicidio Colapietro, Morando indica la prof nelle decisioni dopo la morte

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Nell’inchiesta sull’omicidio di Fabio Colapietro, le dichiarazioni di Cristian Matheus De Oliveira Morando spostano l’attenzione sulle ore successive alla morte. Il 26enne attribuisce alla docente Nicole Formichetti un ruolo centrale nelle decisioni.

Torino
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Le indagini sulla morte di Fabio Colapietro, 39 anni, si concentrano anche su ciò che sarebbe accaduto nell’appartamento di via Tommaso Gulli a Torino dopo il decesso. Cristian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, ha indicato Nicole Formichetti come la persona che avrebbe assunto un ruolo determinante nell’organizzazione delle attività successive.

La ricostruzione emerge dalle dichiarazioni del giovane e dalle conversazioni intercettate con la madre e con l’ex compagna Miruna Ene. Morando avrebbe descritto la docente come la figura che, nelle ore successive alla morte di Colapietro, cercava una soluzione per liberarsi del corpo e lasciare l’appartamento. Il racconto resta comunque una delle versioni raccolte dagli investigatori e deve essere confrontato con le dichiarazioni degli altri indagati.

Secondo quanto riferito dal 26enne, la vicenda avrebbe avuto origine durante un festino iniziato il 20 settembre, caratterizzato dal consumo di alcol e sostanze stupefacenti. Morando ha raccontato di aver avuto una colluttazione con Colapietro e di averlo stretto al collo e colpito al volto. Dopo averlo visto perdere conoscenza, avrebbe tentato a lungo di rianimarlo.

Una volta constatata la morte, nell’abitazione sarebbero rimasti Morando, Formichetti e Keith Butig, 22 anni. Nei giorni successivi sarebbero stati acquistati sacchi, candeggina, nastro adesivo e altri materiali. Morando ha sostenuto che la docente avrebbe inizialmente valutato la possibilità di trasportare il corpo altrove, ipotizzando anche di gettarlo in un corso d’acqua o in un lago.

La decisione sarebbe poi cambiata. Sempre secondo la versione del 26enne, dopo una discussione il gruppo avrebbe scelto di sezionare il corpo. Tra gli acquisti compiuti in quei giorni figurerebbero anche una mannaia e un affilatore. Parte dei resti è stata successivamente trovata in sacchi neri e in contenitori riempiti con materiale cementizio.

Nel quadro ricostruito dagli investigatori compare anche una conversazione tra Morando e la madre. Il giovane avrebbe usato l’espressione legata all’“odore di arance” per farle comprendere indirettamente che nell’appartamento si trovava una persona morta. La donna ha poi spiegato agli inquirenti il significato attribuito dal figlio a quella frase.

Keith Butig avrebbe invece fornito una ricostruzione diversa su alcuni passaggi. La 22enne ha riferito di aver partecipato soltanto all’acquisto di alcuni materiali e di essersi successivamente allontanata dall’abitazione, sostenendo di avere ricevuto minacce. Le versioni raccolte finora non coincidono su tutti i punti e la Procura sta verificando la sequenza esatta degli eventi.

Un altro elemento dell’inchiesta riguarda i contatti di Morando con l’ex compagna. La donna ha raccontato di aver ricevuto nei giorni precedenti diverse videochiamate durante le quali il giovane appariva confuso e agitato. In una di queste avrebbe parlato dell’acquisto di cemento, mostrando per pochi istanti guanti e nastro adesivo.

Il 23 e il 24 settembre il 26enne avrebbe continuato a contattarla, accennando a una situazione grave e alla necessità di sistemare ciò che stava accadendo. La sera successiva i due si sarebbero incontrati nei pressi di piazza Rebaudengo insieme alla madre di Morando. Secondo la testimonianza dell’ex compagna, il giovane era molto scosso e forniva spiegazioni poco chiare.

Il gip Antonio Borretta ha disposto la custodia cautelare in carcere per Morando, Formichetti e Butig. Morando è accusato di omicidio, mentre agli altri due indagati vengono contestati favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere. Il giudice non ha convalidato i fermi per l’assenza del pericolo di fuga, ma ha ritenuto necessaria la permanenza in carcere durante questa fase dell’inchiesta.

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