Livorno, Marco Volpi lotta 50 minuti con un squalo mako di 120 chili vicino alla Meloria
A un miglio dalle Secche della Meloria, Marco Volpi ha tenuto in canna per circa 50 minuti uno squalo mako stimato tra 2,30 e 2,50 metri e fino a 120 chili. L’animale si è poi liberato dopo una violenta codata contro la barca.
Una battuta di pesca alle ricciole si è trasformata in un incontro inatteso per Marco Volpi, 57 anni, pluricampione mondiale di pesca sportiva. Il livornese si trovava da solo in barca quando uno squalo mako ha abboccato all’esca a circa un miglio a sud delle Secche della Meloria, in un tratto di mare profondo appena 22 metri.
Secondo la stima di Volpi, l’esemplare era una femmina lunga tra 2,30 e 2,50 metri, con un peso compreso fra 110 e 120 chili. Come esca era stato utilizzato un tonnetto vivo di oltre un chilo. Dopo l’abboccata, il pescatore ha iniziato a lavorare con canna e frizione per avvicinare gradualmente l’animale all’imbarcazione.
Il confronto è durato circa 50 minuti. Durante la fase più intensa il mako è uscito dall’acqua per tre volte, con salti che Volpi ha stimato nell’ordine di diversi metri. Solo quando lo squalo si è avvicinato alla barca il pescatore ha potuto osservarne con precisione le dimensioni e documentare l’incontro con immagini e video.
L’obiettivo, una volta portato l’animale sotto bordo, era liberarlo nel minor tempo possibile. Volpi stava preparando un coltello fissato a un mezzo marinaio per recidere il finale senza avvicinare le mani alla bocca dello squalo. Prima che riuscisse a intervenire, il mako ha però dato una forte codata contro la murata ed è riuscito a spezzare la lenza.
Lo squalo si è quindi allontanato autonomamente. L’amo rimasto agganciato era, secondo quanto riferito dal pescatore, di tipo biodegradabile. Volpi ha spiegato di aver evitato di prolungare il combattimento proprio per ridurre lo stress sull’animale, appartenente a una specie sottoposta a specifiche misure di tutela e conservazione.
A sorprendere il pescatore è stata soprattutto la presenza di un esemplare di queste dimensioni così vicino alla costa. Volpi aveva già incontrato grandi squali durante battute nell’Atlantico, ma non gli era mai capitato di trovarsi davanti a un mako di questa mole nelle acque livornesi e a una profondità così contenuta.
L’episodio non permette da solo di stabilire le cause della presenza del predatore in quella zona. La disponibilità di prede, le condizioni ambientali e gli spostamenti naturali della specie possono influire sulla distribuzione degli esemplari. Il mako è infatti uno squalo capace di frequentare sia acque oceaniche sia aree più vicine alla costa.
Per Volpi resteranno soprattutto le immagini dell’animale visto da pochi metri. A colpirlo sono state la potenza mostrata durante il combattimento e la conformazione della bocca e dei denti, dettagli che il pescatore ha potuto osservare da vicino prima che lo squalo riuscisse a liberarsi e riprendere il largo.
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