Suprematismo neonazista, nelle chat il piano sulle Due Torri e l'attacco fallito a Modena
L’indagine su 17 giovani, 14 dei quali minorenni, ricostruisce chat su possibili azioni tra Modena e Bologna. Tra i progetti discussi figuravano un attacco incendiario e riferimenti alle Due Torri come “Torri Gemelle 2.0”.
Dalle conversazioni esaminate dagli investigatori emerge un quadro che sarebbe andato oltre la propaganda estremista online, arrivando alla discussione di possibili azioni violente. L’inchiesta condotta da Ros dei carabinieri e Digos riguarda 17 persone in diverse città italiane, 14 delle quali minorenni. Le recenti perquisizioni hanno portato anche al sequestro di coltelli, vessilli e oggetti con simbologia nazista.
Una parte degli accertamenti riguarda l’Emilia-Romagna. Tra gli indagati figurano giovani residenti nelle province di Bologna, Reggio Emilia e Modena. Secondo la ricostruzione investigativa, nelle chat utilizzate dal gruppo sarebbero stati condivisi contenuti suprematisti e neonazisti, manuali di autoaddestramento e indicazioni relative alla preparazione di azioni dirette.
Uno degli episodi ricostruiti riguarda Modena e il circolo Lenin, sede del Partito Comunista Rivoluzionario in via Paolo Ferrari. Per il 29 settembre 2024 sarebbe stata programmata un’azione incendiaria contro i locali. Nelle conversazioni sarebbero circolate richieste di fotografie e informazioni sull’area, insieme a indicazioni per procurarsi benzina e preparare bottiglie incendiarie. Il progetto non arrivò alla fase esecutiva.
L’attenzione degli investigatori si è concentrata anche su alcuni messaggi relativi a Bologna. Nelle chat la Torre degli Asinelli e la Garisenda venivano indicate come “Torri Gemelle 2.0”, con riferimenti a un possibile attacco contro i due monumenti simbolo della città. La denominazione richiamava le Twin Towers di New York e accompagnava conversazioni nelle quali si parlava delle conseguenze di un eventuale attentato nel centro cittadino.
Secondo l’impostazione dell’indagine, quei messaggi si inserirebbero in un più ampio percorso di radicalizzazione politica. Bologna veniva associata dagli interlocutori alla sinistra e al comunismo, mentre nelle conversazioni comparivano inviti alla violenza e riferimenti alla necessità di trasformare l’adesione ideologica in iniziative concrete. Il materiale raccolto è ora valutato nell’ambito delle contestazioni formulate dagli inquirenti.
Il quadro comprende inoltre contenuti di odio razziale, propaganda suprematista e messaggi negazionisti sulla Shoah. Gli investigatori hanno riscontrato anche la diffusione di materiale riconducibile al gruppo suprematista “The Base” e simulazioni online di aggressioni contro appartenenti a minoranze etniche.
Nelle conversazioni sarebbero comparsi anche richiami al fascismo storico, alla riorganizzazione di movimenti ispirati a quelle ideologie e alla possibilità di sovvertire l’ordine democratico. Le contestazioni indicate nell’inchiesta comprendono, a vario titolo, ipotesi legate al terrorismo e all’eversione, alla propaganda e all’istigazione per motivi di discriminazione razziale, oltre ad altri reati contestati individualmente. Le responsabilità dei singoli indagati dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento.
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