Vittorio Feltri, dalle gemelle rimaste senza madre alla svolta con Enoe e Montanelli
Vittorio Feltri ripercorre la morte della prima moglie poche ore dopo la nascita delle gemelle e il ruolo decisivo di Enoe Bonfanti, conosciuta nel brefotrofio di Bergamo. Nell’intervista racconta anche gli snodi della sua carriera.
La nascita delle due figlie gemelle coincise per Vittorio Feltri con uno dei momenti più dolorosi della sua vita. Ospite di Luca Casadei a One More Time, il giornalista ha ricordato che la sua prima moglie morì poche ore dopo il parto, lasciandolo improvvisamente solo con due neonate.
Feltri ha raccontato che il parto fu eclamptico e che inizialmente non sapeva neppure di essere diventato padre di due bambine. Quando un’operatrice gli portò le neonate, chiese quale fosse sua figlia e si sentì rispondere che entrambe erano le sue. Poco dopo arrivò la notizia della morte della moglie.
Di fronte alla difficoltà di occuparsi da solo delle gemelle, decise di affidarle temporaneamente al brefotrofio di Bergamo nel quale lavorava dopo aver vinto un concorso. Le bambine rimasero nella struttura per quasi un anno e, secondo il suo racconto, furono assistite con grande attenzione.
Proprio lì Feltri conobbe Enoe Bonfanti, allora puericultrice, che sarebbe diventata sua moglie nel 1968. Bonfanti, morta il 16 luglio 2026 a 88 anni, ebbe un ruolo centrale nella crescita delle gemelle. Feltri ha ricordato quella fase della propria vita parlando della gratitudine provata verso la donna che lo aiutò a uscire da una situazione che definisce drammatica.
Dalla loro unione nacquero altri due figli. Nell’intervista il giornalista ha raccontato anche di avere accolto nella propria famiglia un altro bambino rimasto senza entrambi i genitori. Parlando del rapporto con i figli, ha spiegato di avere sempre preferito dimostrare l’affetto attraverso i comportamenti piuttosto che con dichiarazioni esplicite.
Il racconto si sposta poi sulla carriera giornalistica. Feltri ricorda Nino Nutrizio, direttore de La Notte, tra le persone decisive per il suo ingresso nella professione, e torna sul rapporto con Indro Montanelli, del quale raccolse l’eredità alla direzione de Il Giornale.
Feltri rivendica i risultati ottenuti dopo l’uscita di Montanelli, sostenendo di essere riuscito ad aumentare le copie vendute. Allo stesso tempo descrive il rapporto con il fondatore del quotidiano come segnato da amicizia e stima, riconoscendogli una particolare capacità di individuare rapidamente gli elementi essenziali di una notizia.
Un altro passaggio determinante risale agli anni della giovinezza, quando Feltri incontrò casualmente Angelo Rizzoli. Aveva circa 25 o 26 anni e ricevette dall’editore la proposta di entrare nell’area del Corriere. Accettò e iniziò lavorando al Corriere d’Informazione, l’edizione pomeridiana, prima di approdare al Corriere della Sera.
Fu proprio al Corriere della Sera, secondo il suo ricordo, che la carriera cambiò passo. Gli furono affidati incarichi da inviato speciale e iniziò a viaggiare in diversi Paesi, costruendo il percorso professionale che negli anni successivi lo avrebbe portato alla direzione di alcune delle principali testate italiane.
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