Pardo Mati, dai 22 punti con la Slovacchia ai rituali tra volley, studio e famiglia
A vent’anni Pardo Mati si è già ritagliato spazio tra Modena e Nazionale. Il centrale azzurro, autore di 22 punti contro la Slovacchia agli Europei, unisce ambizione, studio e rituali quotidiani, senza perdere il legame con la Maremma.
A soli vent’anni Pardo Mati è diventato uno dei giovani più interessanti della pallavolo italiana. Il centrale nato a Grosseto il 7 agosto 2006 gioca con Modena Volley e nel 2026 ha trovato spazio anche nella Nazionale maggiore, dopo un percorso costruito attraverso tutte le principali selezioni giovanili azzurre.
Agli Europei ha firmato una delle prestazioni più significative della sua giovane carriera nella vittoria per 3-1 contro la Slovacchia. Mati ha realizzato 22 punti con l’88% in attacco, un bottino eccezionale per un centrale e il dato più alto fatto registrare da un italiano nel ruolo nella competizione dai tempi di Andrea Giani nel 1999.
Il suo contributo è proseguito anche nella fase a eliminazione diretta. Negli ottavi contro la Danimarca, vinti dall’Italia per 3-0, ha chiuso con 11 punti. Gli azzurri hanno così conquistato l’accesso ai quarti di finale contro la Finlandia, appuntamento inserito in un Europeo nel quale Mati ha continuato a guadagnarsi responsabilità all’interno del gruppo di Ferdinando De Giorgi.
La pallavolo, però, non era un destino già scritto. Da bambino Mati frequentava le palestre soprattutto per seguire la sorella maggiore Tessa. È stato proprio quel contatto familiare con il volley a trasformarsi poco alla volta in una strada personale. Dopo gli inizi con l’Invicta Grosseto e l’esordio in Serie B nella stagione 2021-22, sono arrivati Brugherio in A3 e Santa Croce in A2.
Il passaggio successivo è stato Modena, dove ha debuttato in Superlega a 18 anni nella stagione 2024-25. La crescita è proseguita rapidamente e nel maggio 2026 il club emiliano ha prolungato il suo contratto fino al 2029, confermando la fiducia in un giocatore che nella stagione precedente aveva già conquistato spazio e continuità.
In parallelo è maturata anche l’esperienza con le Nazionali giovanili. Nel suo percorso figurano l’oro europeo Under 18 del 2022, l’argento all’European Youth Olympic Festival dello stesso anno e l’argento mondiale Under 21 conquistato nel 2025. In più occasioni Mati ha ricevuto anche riconoscimenti individuali come miglior centrale.
Fuori dal campo conserva abitudini lontane dall’immagine del professionista sempre immerso nello sport. Studia Psicologia all’università seguendo le lezioni online e cercando di conciliare esami, allenamenti e trasferte. In passato aveva pensato anche alla neurochirurgia, mentre oggi racconta di essere soprattutto interessato al modo in cui le persone pensano e reagiscono.
Tra le passioni c’è anche la musica. Da più giovane suonava la batteria e continua ad ascoltare musica nei momenti liberi. Ma c’è un’altra abitudine che Mati racconta con molta più ironia, il sonno. Si definisce “nato stanco” e considera il riposo una parte essenziale delle sue giornate, soprattutto per recuperare dopo allenamenti e partite.
Ha inoltre piccoli rituali legati alla gara e ammette di essere scaramantico. Fuori dal campo si considera introverso, mentre nello spogliatoio prova a tenere un atteggiamento più leggero, scherzando con i compagni nei momenti di maggiore tensione.
Anche il suo modo di giocare riflette questa attenzione ai dettagli. A muro preferisce leggere l’azione e aspettare il momento giusto prima di intervenire, invece di affidarsi soltanto all’istinto e alla struttura fisica. A Modena ha trovato in Simone Anzani un riferimento importante, soprattutto per l’esperienza e per il modo di vivere il gruppo.
Quando deve parlare di sé, Mati accosta due caratteristiche apparentemente lontane, ambizione e ingenuità. La seconda, nel suo modo di vedere, serve anche per immaginare obiettivi molto grandi senza lasciarsi frenare troppo presto dai limiti che gli altri possono indicare.
Il legame con Grosseto e con la famiglia resta forte nonostante una vita ormai scandita da palazzetti, alberghi e trasferte. Alla domanda sul piatto italiano preferito non sceglie una ricetta precisa, ma tutto ciò che cucina sua madre, che definisce una cuoca straordinaria. Lontano dall’Italia, invece, la preferenza cambia e va al pollo al curry.
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