Satelliti e detriti in orbita, l'ESA avverte: il rischio collisioni cresce più rapidamente

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L’orbita terrestre bassa è sempre più affollata e il rischio non riguarda solo il numero dei satelliti. Il nuovo rapporto dell’ESA avverte che collisioni e detriti potrebbero alimentare un effetto a catena difficile da contenere.

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Il numero di oggetti attorno alla Terra continua ad aumentare a un ritmo tale da rendere più complessa la gestione delle orbite più frequentate. Il rapporto Space Environment Report 2026 dell’Agenzia spaziale europea indica un peggioramento delle prospettive a lungo termine, soprattutto per le regioni della bassa orbita terrestre dove convivono satelliti operativi, veicoli fuori servizio, frammenti e stadi di razzi.

Il fenomeno è legato anche alla rapida espansione delle grandi costellazioni commerciali. A settembre 2026 risultano circa 17 mila satelliti attivi attorno alla Terra, mentre soltanto Starlink conta oltre 11 mila unità in orbita. Rispetto a poco più di un decennio fa, quando i satelliti operativi erano circa un migliaio, la crescita è stata quindi molto rapida.

L’ESA rileva che nel 2025 sono stati effettuati più di 300 lanci e sono stati collocati nello spazio oltre 4 mila nuovi carichi utili. In media vengono ormai lanciati circa dieci oggetti al giorno, mentre più di tre satelliti o corpi di razzi ancora integri rientrano quotidianamente nell’atmosfera.

Il problema non consiste soltanto nell’aggiunta di nuovi veicoli. Una collisione può produrre numerosi frammenti che, a loro volta, aumentano la probabilità di nuovi impatti. È il meccanismo alla base della cosiddetta sindrome di Kessler, ipotizzata dagli studiosi Donald Kessler e Burton Cour-Palais alla fine degli anni Settanta.

Le simulazioni contenute nell’edizione 2026 mostrano un cambiamento rilevante rispetto alle valutazioni precedenti. L’orizzonte delle proiezioni è stato ridotto da 200 a 100 anni, ma il numero previsto di oggetti e collisioni continua a risultare nettamente superiore rispetto alle stime elaborate soltanto un anno prima.

Anche il nuovo Space Environment Health Index segnala un deterioramento. L’indicatore utilizzato per misurare l’impatto di lungo periodo delle attività spaziali è passato in un anno da circa 4 a 50 rispetto al livello di riferimento definito per un ambiente orbitale sostenibile.

Particolarmente delicate sono alcune fasce comprese nella bassa orbita terrestre. Sotto i 600 chilometri operano numerosi satelliti manovrabili, capaci quindi di modificare la traiettoria in caso di pericolo. Tra circa 600 e 1.100 chilometri, invece, la presenza di detriti accumulati nel corso dei decenni rende la situazione più difficile. A quote ancora superiori, la naturale discesa degli oggetti verso l’atmosfera può richiedere secoli.

La crescita delle costellazioni comporta già oggi un aumento delle manovre necessarie per mantenere distanze di sicurezza. Gli operatori possono modificare leggermente velocità e quota dei satelliti quando i sistemi di sorveglianza individuano una probabilità di collisione superiore alle soglie stabilite. Queste operazioni non indicano necessariamente un impatto imminente, ma mostrano quanto sia diventata intensa la gestione del traffico orbitale.

Un altro elemento critico riguarda i vecchi stadi superiori dei razzi rimasti senza controllo dopo il lancio. Per le loro dimensioni e per la lunga permanenza alle quote più elevate, eventuali collisioni potrebbero generare grandi quantità di frammenti capaci di restare in orbita per decenni.

Negli ultimi anni sono migliorate anche le procedure di fine missione. Sempre più satelliti vengono fatti rientrare in tempi ridotti e, per il secondo anno consecutivo, i rientri controllati degli stadi di razzi hanno superato quelli non controllati. Secondo l’ESA, però, queste misure da sole non bastano più a garantire la stabilità dell’ambiente orbitale.

Le simulazioni indicano infatti che, anche interrompendo completamente nuovi lanci, in alcune condizioni la quantità di detriti potrebbe continuare ad aumentare perché le collisioni produrrebbero frammenti più rapidamente di quanto l’atmosfera riesca a eliminarli. Per questo l’agenzia europea considera necessario affiancare alla prevenzione anche interventi di rimozione attiva dei detriti già presenti.

Nel breve periodo non viene prospettata l’impossibilità di utilizzare lo spazio vicino alla Terra. Il rischio più concreto è piuttosto un aumento dei costi e della complessità delle operazioni, con maggiori esigenze di monitoraggio, carburante per le manovre, coordinamento tra operatori e scelta delle finestre di lancio. La sostenibilità delle orbite dipenderà quindi anche dalla capacità di gestire una popolazione di satelliti destinata, secondo gli attuali programmi, a crescere ancora.

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