Asteroid Day, l'ESA monitora 2023 VD3: rischio d'impatto nel 2034 ma nessun allarme

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Il 30 giugno si celebra l’Asteroid Day, la giornata dedicata alla difesa planetaria. L’ESA continua a monitorare gli asteroidi vicini alla Terra e indica 2023 VD3 come quello con la probabilità d’impatto più alta nel 2034, pur senza rappresentare un pericolo concreto.

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Asteroid Day, l'ESA monitora 2023 VD3: rischio d'impatto nel 2034 ma nessun allarme
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Il 30 giugno ricorre l’Asteroid Day, la giornata internazionale istituita per richiamare l’attenzione sul monitoraggio degli asteroidi e sulle strategie di difesa del pianeta. La ricorrenza coincide con l’anniversario dell’esplosione di Tunguska del 1908, quando un corpo celeste di circa 50-60 metri si disintegrò sopra la Siberia devastando un’area di oltre 2.200 chilometri quadrati.

Le agenzie spaziali, tra cui ESA e NASA, seguono costantemente i cosiddetti near-Earth objects, gli asteroidi le cui orbite si avvicinano a quella terrestre. Nessuno degli oggetti conosciuti rappresenta oggi una minaccia significativa per il nostro pianeta nei prossimi decenni, anche se alcuni compaiono nelle liste di sorveglianza perché le loro traiettorie presentano ancora margini di incertezza.

In cima alla Risk List dell’ESA figura attualmente 2023 VD3, un asteroide con un diametro stimato tra 11 e 24 metri. L’ipotesi più rilevante indica un possibile incontro con la Terra l’8 novembre 2034, con una probabilità massima di circa 1 su 425. Nonostante questo dato, il valore sulla Scala Palermo è pari a -2,67 e quello sulla Scala Torino è 0, elementi che indicano l’assenza di un rischio concreto. Se dovesse entrare nell’atmosfera terrestre, produrrebbe con ogni probabilità un brillante bolide seguito da un’esplosione in quota con effetti limitati.

La sola probabilità di impatto, infatti, non basta per valutare la pericolosità di un asteroide. Le dimensioni dell’oggetto sono un fattore decisivo: corpi piccoli possono avere probabilità relativamente elevate senza provocare conseguenze rilevanti, mentre asteroidi molto più grandi meritano attenzione anche quando le possibilità di collisione sono estremamente basse.

Per confrontare questi scenari gli astronomi utilizzano la Scala Palermo, che mette in relazione il rischio calcolato con quello naturale di fondo. Valori inferiori a -2 sono generalmente considerati non preoccupanti, mentre quelli compresi tra -2 e 0 richiedono ulteriori osservazioni. La Scala Torino, invece, è stata sviluppata per una comunicazione più semplice al pubblico e assegna un punteggio da 0 a 10: gli oggetti principali oggi monitorati dall’ESA sono tutti classificati con valore 0.

Dopo 2023 VD3 compare 2008 JL3, con dimensioni comprese tra 23 e 50 metri e una probabilità di impatto nel 2027 di circa 1 su 6.711. Un caso differente è quello di 1979 XB, che potrebbe raggiungere tra 400 e 900 metri di diametro. Pur trattandosi di un oggetto molto più grande, la probabilità di un impatto nel 2056 è di circa 1 su 4,27 milioni, un valore troppo basso per destare preoccupazione.

Tra gli altri corpi presenti nella lista figurano anche 2000 SG344, 2005 QK76, 2007 KE4, 2021 GX9 e 2010 RF12. Quest’ultimo è spesso citato per la probabilità relativamente elevata di un possibile impatto nel 2095, vicina al 10%, ma le sue dimensioni, comprese tra 6 e 12 metri, fanno ritenere che verrebbe quasi completamente distrutto dall’attrito atmosferico prima di raggiungere il suolo.

Un confronto utile è quello con il meteoroide di Celjabinsk, esploso nel 2013 sopra la Russia. Con un diametro di circa 17 metri provocò un’intensa onda d’urto che causò oltre 1.500 feriti, principalmente a causa della rottura dei vetri degli edifici, senza però generare un impatto al suolo.

La storia del monitoraggio degli asteroidi dimostra inoltre che la presenza nelle liste di rischio non equivale a una futura collisione. È accaduto con Apophis, inizialmente considerato un possibile pericolo per il passaggio del 2029 e successivamente escluso grazie a osservazioni più accurate. Lo stesso è avvenuto con 2024 YR4, il cui rischio di impatto con la Terra e, successivamente, con la Luna è stato eliminato dopo nuove misurazioni astronomiche.

La difesa planetaria parte dall’individuazione precoce degli oggetti potenzialmente pericolosi. A questo scopo collaborano organismi internazionali come ESA, NASA, Minor Planet Center, International Asteroid Warning Network e Space Mission Planning Advisory Group, che raccolgono dati sulle orbite, stimano le dimensioni degli asteroidi e stabiliscono quando siano necessarie ulteriori osservazioni.

Accanto al monitoraggio vengono sviluppate anche tecnologie di deviazione. Nel 2022 la missione DART della NASA ha dimostrato che è possibile modificare l’orbita di un piccolo corpo celeste colpendo Dimorphos, la luna dell’asteroide Didymos. La missione europea Hera analizzerà ora gli effetti di quell’esperimento per migliorare le future strategie di difesa planetaria.

L’Asteroid Day, riconosciuto dalle Nazioni Unite dal 2016, punta a diffondere la conoscenza dei programmi di sorveglianza del cielo e dell’attività scientifica svolta per individuare in anticipo gli asteroidi che potrebbero avvicinarsi alla Terra. Sebbene gli oggetti più grandi siano ormai quasi tutti conosciuti, quelli di dimensioni inferiori restano molto più numerosi e difficili da individuare, rendendo fondamentale il continuo lavoro delle reti di telescopi dedicate alla loro ricerca.

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