Pandemie, il rapporto NUS-Lancet avverte: la preparazione globale resta insufficiente
Un nuovo rapporto internazionale avverte che la preparazione alle pandemie resta insufficiente. La Commissione NUS-Lancet propone un modello più ampio, capace di proteggere salute, reddito e servizi essenziali nelle future emergenze.
La prossima emergenza sanitaria globale potrebbe trovare molti Paesi ancora impreparati. È il quadro tracciato dalla Commissione NUS-Lancet PRIME, che il 21 settembre 2026 ha presentato a New York il rapporto “Transforming Pandemic Readiness for Equity”, realizzato sulla base di ricerche condotte in 20 Paesi.
Il lavoro parte dalle conseguenze della pandemia di Covid-19, che ha provocato oltre 7 milioni di decessi ufficialmente registrati nel mondo e, secondo le stime richiamate nel rapporto, circa 28 milioni di morti in eccesso. Per gli esperti, le lezioni lasciate da quella crisi non si sono ancora tradotte in sistemi sufficientemente solidi per affrontare una nuova pandemia.
La Commissione propone di superare una preparazione fondata quasi esclusivamente su sorveglianza epidemiologica, laboratori, scorte di dispositivi, piani di emergenza e disponibilità di vaccini. Questi strumenti restano essenziali, ma dovrebbero essere affiancati da misure riguardanti protezione sociale, lavoro, istruzione, finanziamenti, accesso alle cure, sistemi alimentari e capacità delle istituzioni di continuare a funzionare durante una crisi.
Nel rapporto vengono individuati cinque fattori capaci di aumentare l'esposizione delle comunità durante un'emergenza sanitaria: difficoltà nel soddisfare i bisogni essenziali, problemi abitativi e sovraffollamento, ostacoli amministrativi nell'accesso a sanità e protezione sociale, sfiducia nelle istituzioni e fragilità dei sistemi sanitari e sociali.
Un capitolo riguarda anche la distribuzione dei vaccini. Attraverso la simulazione di una futura pandemia provocata da un virus influenzale A, i ricercatori hanno stimato 58,5 milioni di decessi nello scenario di partenza. Lo sviluppo rapido di un vaccino potrebbe ridurli a 23,9 milioni, mentre una distribuzione basata sulla popolazione potrebbe evitare altri 2,7 milioni di morti. Il totale scenderebbe così a circa 21,2 milioni, con una riduzione complessiva vicina al 64%.
La Commissione invita inoltre a spostare l'attenzione dalle cosiddette “persone vulnerabili” ai meccanismi che generano vulnerabilità. Secondo questa impostazione, condizioni economiche, norme, organizzazione dei servizi, caratteristiche delle abitazioni e difficoltà burocratiche possono limitare concretamente la capacità delle persone di proteggersi durante una pandemia.
Un altro elemento considerato decisivo è la fiducia. Per gli autori non può essere costruita soltanto attraverso campagne informative durante un'emergenza, ma dipende nel tempo dall'affidabilità dei servizi pubblici, dalla legittimità delle istituzioni e dalla possibilità per cittadini e comunità di partecipare alle decisioni che li riguardano.
Il rapporto arriva durante l'81esima sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il 25 settembre 2026 è in programma a New York una riunione di alto livello dedicata alla prevenzione, alla preparazione e alla risposta alle pandemie, nella quale gli Stati sono chiamati a fare il punto sui progressi compiuti dopo la dichiarazione politica adottata nel 2023.
Negli ultimi anni il quadro internazionale è cambiato anche sul piano normativo. Gli emendamenti al Regolamento sanitario internazionale sono stati adottati nel 2024, mentre nel maggio 2025 gli Stati membri dell'Organizzazione mondiale della sanità hanno approvato l'Accordo sulle pandemie, destinato a rafforzare la cooperazione internazionale e l'accesso più equo agli strumenti necessari durante le emergenze sanitarie.
La Commissione PRIME intende ora passare dalla definizione del modello alla sua applicazione. Sono previste collaborazioni con Paesi e comunità per sperimentare strumenti di valutazione, definire indicatori misurabili e verificare se piani e investimenti riescano davvero a proteggere salute, benessere e mezzi di sostentamento prima, durante e dopo una futura pandemia.
Notizie correlate
Russia, Medvedev avverte: Il rischio di guerra mondiale resta molto alto Il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo avverte che le tensioni internazionali restano pericolosamente alte.